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Il Nevada regala il Senato ai dem, ma Trump insiste: mi candido

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La vittoria di Cortez Masto consegna all’asinello i 50 seggi necessari per controllare l'aula. Ora si attende l’assegnazione della Camera
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NEW YORK - "I Feel Good". Il presidente americano Joe Biden, quasi novello James Brown pur senza evocarne le mosse, ha risposto proprio così ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la vittoria del suo partito in Nevada che gli garantisce di mantenere il controllo del Senato: "Mi sento bene. E non vedo l'ora di affrontare i prossimi due anni".

Sì, la vittoria decretata ieri notte nel Silver State della dem Catherine Cortez Masto, 58 anni - l'ex procuratrice che nel 2017 fu la prima donna e la prima latina del suo stato ad entrare al Senato - è davvero un successo inaspettato per i dem. Arrivato grazie allo sprint finale dato dalla conta di circa 14mila schede arrivate via posta e scrutinate per ultime, che hanno permesso all'avvocatessa di battere 48,8 a 48,1 l'avversario Adam Laxalt che da giorni le teneva testa. 

Il partito dell'asinello raggiunge così gli agognati 50 seggi, lasciando i repubb…

NEW YORK - "I Feel Good". Il presidente americano Joe Biden, quasi novello James Brown pur senza evocarne le mosse, ha risposto proprio così ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la vittoria del suo partito in Nevada che gli garantisce di mantenere il controllo del Senato: "Mi sento bene. E non vedo l'ora di affrontare i prossimi due anni".

Sì, la vittoria decretata ieri notte nel Silver State della dem Catherine Cortez Masto, 58 anni - l'ex procuratrice che nel 2017 fu la prima donna e la prima latina del suo stato ad entrare al Senato - è davvero un successo inaspettato per i dem. Arrivato grazie allo sprint finale dato dalla conta di circa 14mila schede arrivate via posta e scrutinate per ultime, che hanno permesso all'avvocatessa di battere 48,8 a 48,1 l'avversario Adam Laxalt che da giorni le teneva testa. 

Il partito dell'asinello raggiunge così gli agognati 50 seggi, lasciando i repubblicani fermi a 49. Risultato che, potendo contare sul voto della vicepresidente Kamala Harris, rende meno essenziale vincere il ballottaggio in Georgia, dove il pastore Raphael Warnock tornerà a scontrarsi col calciatore trumpiano Herschel Walker il prossimo 6 dicembre. Ma certo non inutile, come ha sottolineato President Biden, invitando a non abbassare la guardia: "Di senatori, sempre meglio averne 51" ha affermato. Ben sapendo che uno scranno in più rispetto alla passata legislatura sarebbe un ennesimo ceffone all'ex presidente Donald Trump, ostinato a voler annunciare la sua terza corsa per la Casa Bianca domani, nonostante il nervosismo del suo partito che gli imputa apertamente la responsabilità della mancata vittoria piena. Accusa che Trump ribalta sul capo della minoranza rep al Senato Mitch McConnell, reo di non aver sostenuto abbastanza i "suoi" candidati: "Tutti lo odiano, il risultato è colpa sua".

Ma per i dem vincere la Georgia avrebbe anche un'ulteriore conseguenza pratica: irrobustire la loro presenza all'interno delle commissioni dove negli ultimi due anni ci si è dovuti accontentare della parità (costringendo a dolorosi compromessi). Certo, con il risultato della Camera ancora in sospeso, la governabilità futura non è garantita. E pazienza se i democratici ora sperano nel voto postale che fin qui li ha favoriti. Sulla carta siamo ancora a 204 seggi dem contro 211 rep, la maggioranza si raggiunge a 218 e ci sono ancora 20 seggi da assegnare. Comunque vada, per Biden la tenuta del Senato è un'ottima notizia.

Intanto perché allontana da lui l'ombra dell'impeachment promessogli dai repubblicani (usando a pretesto la caotica uscita dall'Afghanistan di un anno fa) quando ancora erano certi della loro vittoria. Secondo l'articolo I, sezione 3, clausola 6 della Costituzione infatti, "il Senato ha il potere di giudicare gli impeachment ma nessuno può essere condannato senza il consenso dei due terzi dei membri presenti". La Camera Alta, poi, riveste un ruolo essenziale nella conferma (o rifiuto) di nomine importanti: comprese quelle degli ambasciatori, dei magistrati dei tribunali federali e pure dei giudici della Corte Suprema scelti dal presidente. Questo vuol dire che se nei prossimi due anni un seggio di quel tribunale si rendesse vacante a causa di un pensionamento inatteso o della morte di un giudice, i repubblicani non potrebbero bloccare - come invece accadde a Barack Obama - la nomina fatta del presidente.

Ancora, al Senato spetta pure approvare o bocciare trattati, e questo permette al partito che lo controlla di avere voce sulla spesa interna ed estera e su altre questioni importanti. I dem potranno dunque bloccare sul nascere ogni ulteriore minaccia all'aborto, all'assistenza sanitaria e alle pensioni cui tanto gli elettori sembrano tenere, senza bisogno di ricorrere al veto presidenziale. La strada sarà comunque in salita. Se la Camera davvero passerà ai repubblicani questi cercheranno di estorcere concessioni continue - ad esempio più soldi per il controllo del confine del Messico e il proseguo della costruzione del muro - minacciando lo shutdown (ovvero non approvando il budget annuale) e addirittura il default del debito. "I feel good": almeno fino al prossimo grattacapo.