Bali (indonesia) - "Non sto suggerendo che è kumbaya, cioè ognuno va via con un accordo su tutto. Però non credo ci sia la necessità di preoccuparsi per una nuova Guerra Fredda". In sintesi estrema, il risultato dell'attesissimo vertice di ieri a Bali tra il presidente americano Biden e quello cinese Xi è questo, indicato dal capo della Casa Bianca. Le differenze restano e sono sostanziali, ma il disgelo è cominciato, per quanto tiepido o in alcuni casi freddo. È stato creato un meccanismo per il dialogo tra i governi sui temi contesi, ripresa la collaborazione sul clima, condivisa la preoccupazione per l'Ucraina, anche se Pechino nega di aver messo il veto sull'uso delle armi nucleari, difende la propria versione della democrazia, contesta l'assalto delle autocrazie al modello occidentale, e considera i suoi interessi a Taiwan una linea rossa invalicabile.
Bali (indonesia) - "Non sto suggerendo che è kumbaya, cioè ognuno va via con un accordo su tutto. Però non credo ci sia la necessità di preoccuparsi per una nuova Guerra Fredda". In sintesi estrema, il risultato dell'attesissimo vertice di ieri a Bali tra il presidente americano Biden e quello cinese Xi è questo, indicato dal capo della Casa Bianca. Le differenze restano e sono sostanziali, ma il disgelo è cominciato, per quanto tiepido o in alcuni casi freddo. È stato creato un meccanismo per il dialogo tra i governi sui temi contesi, ripresa la collaborazione sul clima, condivisa la preoccupazione per l'Ucraina, anche se Pechino nega di aver messo il veto sull'uso delle armi nucleari, difende la propria versione della democrazia, contesta l'assalto delle autocrazie al modello occidentale, e considera i suoi interessi a Taiwan una linea rossa invalicabile.
Il disagio cinese verso la minaccia nucleare russa
Fin dalla mattina, presentando il vertice, due alti funzionari della Casa Bianca avevano lodato la professionalità con cui i colleghi cinesi lo avevano preparato, sottolineando che "Pechino e Mosca continueranno pure la loro alleanza, però da parte della Cina c'è disagio per le dichiarazioni irresponsabili della Russia riguardo l'uso delle armi nucleari in Ucraina, insieme a sorpresa e imbarazzo per la condotta delle sue forze militari". Poi verso le 5 e mezza del pomeriggio Biden e Xi si sono rivisti per la prima volta dalla conferenza di Davos nel 2017, si sono stretti la mano nel nome della concretezza, e il leader asiatico ha auspicato di "elevare le relazioni bilaterali". Quindi sono rimasti chiusi con le rispettive delegazioni per tre ore e mezza, ossia quasi il doppio di quanto gli americani avevano previsto alla vigilia. Uscito dal vertice, verso le 10 della sera, Biden ha incontrato i giornalisti nel giardino tropicale dell'Hyatt, per assicurare che "competeremo vigorosamente, ma non cerco il conflitto. Intendo gestire questa competizione in maniera responsabile". Una boccata d'ossigeno, rispetto a come Putin sta gestendo le sue lamentele.
Ucraina e Taiwan
Su Taiwan, il capo della Casa Bianca ha chiarito che "la nostra politica "One China" non è cambiata. Ci opponiamo ai mutamenti unilaterali dello status quo da entrambe le parti, e restiamo impegnati a mantenere pace e stabilità nello Stretto". Ma si è detto sicuro che "non c'è un tentativo imminente di invadere" l'isola. Sull'Ucraina "abbiamo riaffermato la nostra convinzione condivisa che la minaccia dell'uso di armi nucleari è totalmente inaccettabile". La versione di Pechino per la verità non ha confermato questa presa di posizione, ma guarda caso proprio ieri il capo della Cia Burns ha incontrato ad Ankara la sua controparte russa Naryshkin per lanciare lo stesso avvertimento. Biden non ha accennato alla richiesta che Xi faccia pressione su Putin per cercare una soluzione diplomatica al conflitto, ed ha esaltato il successo degli ucraini a Kherson, ribadendo che "si negozierà solo quando e come loro vorranno. Resta da vedere l'esito finale, ma di sicuro la Russia non occuperà l'Ucraina come intendeva all'inizio". Poco prima però il presidente francese Macron aveva visto il leader di Pechino, e come nel gioco del poliziotto buono e quello cattivo lo aveva esortato esplicitamente ad usare la sua influenza sul capo del Cremlino "nell'interesse stesso della Cina".
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La parola "guerra" nel comunicato finale
Il comunicato finale del G20 che comincia oggi sembra avviato ad usare la parola "guerra", vietata invece in Russia, per descrivere il flagello in corso nel cuore dell'Europa, e pure questo pare un passo avanti che sarebbe stato difficile se Xi avesse posto il suo veto. Biden ha promesso che il vertice discuterà "le sofferenze" inflitte da Mosca a tutto il mondo, come la crisi alimentare, e il collega di Pechino ha accettato di usare gli strumenti multilaterali per ridurre il debito dei Paesi poveri più colpiti.
Sulla Corea del Nord ha riconosciuto che la Cina non la controlla, ma ha l'obbligo morale di avvertirla che altri test missilistici o atomici non saranno tollerati, e costringeranno gli Usa a rafforzare il dispositivo militare per difendere se stessi e gli alleati. Il capo della Casa Bianca ha poi vantato la non sconfitta nelle elezioni midterm, perché ha lanciato il messaggio che "l'America è tornata e resterà impegnata sulla scena internazionale". Chi sperava nella ritirata isolazionista dovrà rifare i propri calcoli. Perciò ha anche criticato apertamente Xi per le violazioni dei diritti umani, nello Xinjiang e non solo. Il segretario di Stato Blinken andrà presto a Pechino per definire il meccanismo del dialogo, ma il tentativo di disgelo è cominciato.