✕
Ahlam Abashir (ansa)

Strage in Turchia, arrestata una donna siriana: "Io, addestrata come ufficiale dell'Intelligence del Pkk"

Oltre ad Alham Albashir che avrebbe confessato, decine di altri fermati per l'attacco a Istanbul che ha causato sei morti. Ankara respinge le condoglianze degli Usa: "Washington aiuta il Partito dei lavoratori curdi", che però smentisce il coinvolgimento nell'attentato
2 minuti di lettura

La polizia turca ha diffuso diverse foto della presunta attentatrice di Istanbul, una siriana di nome Ahlam Albashir, che è stata arrestata nella notte insieme ad altre 46 persone accusate di far parte di una rete che ha organizzato e coordinato l'attacco di domenica nel cuore europeo della città turca, in via Istiklal a Beyoglu, che ha fatto sei morti e decine di feriti.  

Della sospetta attentatrice si sa ancora pochissimo, se non che avrebbe confessato durante l'interrogatorio ammettendo di essere stata addestrata come "ufficiale dell'intelligence speciale" dal Partito dei lavoratori del Kurdistan -  l'organizzazione armata fuorilegge in Turchia considerata gruppo terroristico anche da Stati Uniti e Ue - così come dal gruppo curdo-siriano del Partito dell'Unione Democratica (Pyd)  e dal suo braccio armato.

La polizia turca ha diffuso diverse foto della presunta attentatrice di Istanbul, una siriana di nome Ahlam Albashir, che è stata arrestata nella notte insieme ad altre 46 persone accusate di far parte di una rete che ha organizzato e coordinato l'attacco di domenica nel cuore europeo della città turca, in via Istiklal a Beyoglu, che ha fatto sei morti e decine di feriti.  

Della sospetta attentatrice si sa ancora pochissimo, se non che avrebbe confessato durante l'interrogatorio ammettendo di essere stata addestrata come "ufficiale dell'intelligence speciale" dal Partito dei lavoratori del Kurdistan -  l'organizzazione armata fuorilegge in Turchia considerata gruppo terroristico anche da Stati Uniti e Ue - così come dal gruppo curdo-siriano del Partito dell'Unione Democratica (Pyd)  e dal suo braccio armato.

La donna avrebbe raccontato di essere entrata illegalmente in Turchia attraverso la città di confine siriana di Afrin, che è controllata dalle milizie siriane filoturche. Per il ministro dell'interno turco Suleyman Soylu l'ordine dell'attacco sarebbe venuto però da Kobane, la "capitale" del Rojava, l'amministrazione curda che controlla il nord est della Siria, che Ankara da tempo punta a portare sotto il suo controllo.

Le accuse di Ankara agli Usa: "Sostiengono i terroristi"

Soylu ha accusato anche gli Stati Uniti di essere indirettamente responsabili perché Washington in Siria sostiene le Ypg, le unità di protezione popolare curde che fanno parte dell'alleanza delle forze democratiche siriane che è stata cruciale nella sconfitta dell'Isis sul terreno. La Turchia "rifiuta" le condoglianze degli Usa, ha detto Soylu. "La nostra alleanza con uno Stato che mantiene Kobane e sacche di terrore (...) deve essere discussa".

Lunedi mattina però il Pkk ha smentito sul sito Firat news ogni coinvolgimento: "Il nostro popolo e il pubblico democratico sanno che non siamo collegati a questo incidente, che non prenderemo di mira direttamente i civili", recita la dichiarazione, anche se in passato attentati organizzati dal Pkk in Turchia hanno fatto diverse vittime civili.  

Domenica le telecamere di sicurezza avevano ripreso una donna che fuggiva dal luogo dell'attacco vestita con pantaloni di mimetica, una t-shirt nera attillata, il velo nero che lasciava il collo scoperto e uno zaino che secondo le autorità conteneva l'esplosivo azionato a distanza.

L'arresto della presunta attentatrice

La donna, che sarebbe Albashir, è rimasta seduta su una panchina per più di 40 minuti prima di lasciare il pacco. L'hanno arrestata nella notte con un blitz mandato in onda da tutte le televisioni pubbliche, alle quali però è stato vietato di coprire notizie sull'attentato che non siano quelle ufficiali del governo.

Il video mostra gli agenti fare irruzione nella casa della sospettata, dove sembra ci sia stata una sorta di colluttazione anche se la donna non ha usato la pistola che è stata trovata nell'appartamento. Mentre viene portata in carcere, un'agente le copre il viso con il cappuccio come a volerne proteggere l'identità ma poco dopo è stata la stessa polizia a diffondere una foto in cui le si vede chiaramente il volto. La donna appare ammanettata tra due bandiere turche, indossa una felpa color lilla con la scritta New York, ha gli occhi semichiusi, l'espressione smarrita.  

Non c'è ancora nessuna rivendicazione dell'attacco, un funzionario turco ha detto alla Reuters che la possibilità che lo Stato islamico sia responsabile dell'attacco "non è stata del tutto esclusa".