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Usa-Russia, cosa c’è dietro il vertice delle spie

Nell’incontro di Ankara non si è parlato solo di minaccia nucleare ma anche di stabilità strategica: la premessa ad avviare i colloqui sulla sicurezza in Europa invocati da Putin. La strada del negoziato resta però lontana e incerta
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La parola negoziato resta tabù, perché soltanto gli ucraini possono decidere il loro futuro. Ma i contatti tra Stati Uniti e Russia continuano a intensificarsi e a crescere di livello. Prima c'è stata la linea telefonica diretta dei generali, poi quella dei ministri della Difesa e infine quella dei consiglieri della Sicurezza, che rappresentano Casa Bianca e Cremlino. Adesso ad Ankara si è passati ai colloqui faccia a faccia tra i vertici delle spie, mettendo allo stesso tavolo il capo della Cia William Burns e quello dell'intelligence estera Svr, Sergei Naryshkin.

Nei rituali della Guerra Fredda, i summit tra gli 007 spesso erano la premessa a una svolta, aprendo la strada ad intese destinate a rimanere riservatissime o allo sbocciare di grandi trattative diplomatiche. Ma quegli incontri venivano tenuti segreti, mentre adesso la riunione di Ankara è stata ampiamente pubblicizzata, con una dovizia di particolari che fa sospettare una cor…

La parola negoziato resta tabù, perché soltanto gli ucraini possono decidere il loro futuro. Ma i contatti tra Stati Uniti e Russia continuano a intensificarsi e a crescere di livello. Prima c'è stata la linea telefonica diretta dei generali, poi quella dei ministri della Difesa e infine quella dei consiglieri della Sicurezza, che rappresentano Casa Bianca e Cremlino. Adesso ad Ankara si è passati ai colloqui faccia a faccia tra i vertici delle spie, mettendo allo stesso tavolo il capo della Cia William Burns e quello dell'intelligence estera Svr, Sergei Naryshkin.

Nei rituali della Guerra Fredda, i summit tra gli 007 spesso erano la premessa a una svolta, aprendo la strada ad intese destinate a rimanere riservatissime o allo sbocciare di grandi trattative diplomatiche. Ma quegli incontri venivano tenuti segreti, mentre adesso la riunione di Ankara è stata ampiamente pubblicizzata, con una dovizia di particolari che fa sospettare una cortina fumogena per nascondere i veri dossier sul tavolo. Prima di muoversi, infatti, gli americani hanno informato Kiev e quindi hanno precisato che non si sarebbe parlato di negoziati, materia esclusivamente delegata al governo ucraino.

Se però utilizziamo proprio i canoni della Guerra Fredda per analizzare le notizie disponibili, si capisce che l'argomento principale è strettamente legato allo sviluppo del conflitto: sventare la minaccia nucleare. Burns - ha fatto sapere la Casa Bianca - ha consegnato a Naryshkin un "messaggio chiaro sulle conseguenze di un attacco atomico e il rischio che l'escalation avrebbe provocato alla stabilità strategica".

Sono mesi che Washington trasmette segnali molto determinati a Mosca sugli "effetti catastrofici" di un'arma nucleare: lo ha fatto personalmente più volte il presidente Biden. Ed ormai è manifesto che gli Stati Uniti sono molto preoccupati per questo scenario, che - come hanno rivelato fonti d'intelligence - sarebbe stato valutato dagli alti comandi russi all'indomani della sconfitta sul campo di metà settembre. Da allora le pressioni americane sono state costanti, sia nei discorsi pubblici che nei canali riservati: non ci sarebbe stato bisogno di far muovere il numero uno della Cia.

Allora perché questo vertice? Ed è vero, come ha dichiarato il portavoce del Cremlino, che è stata la Casa Bianca a chiederlo? Una chiave di lettura può venire proprio da quel termine "stabilità strategica". Significa l'equilibrio tra le potenze e quindi implica il riconoscimento di un ruolo russo nel quadro globale della sicurezza. Ossia la principale richiesta formulata da Vladimir Putin: ridefinire gli accordi sulla sicurezza in Europa, superando le mappe disegnate all'indomani del crollo dell'Urss.

Quello di Ankara non può essere un punto di arrivo, perché la strada per arrivare a una nuova conferenza di Helsinki - che nel 1975 ha cristallizzato le sfere di influenza tra Nato e Patto di Varsavia nel Vecchio Continente - resta lontano e incerto. Ma ci sono diversi elementi che possono fare ipotizzare l'inizio di un percorso. Anzitutto la figura di Burns, ex ambasciatore a Mosca e diplomatico di lungo corso insediato da Biden al vertice della Cia: probabilmente l'esploratore più esperto per sondare le intenzioni del Cremlino. Il suo interlocutore, Sergei Naryshkin, è un personaggio più grigio, un uomo d'apparato strapazzato da Putin in diretta tv alla vigilia dell'invasione. Ma la disponibilità di Mosca potrà essere colta dalla risposta all'altra istanza presentata da Burns: il rilascio dell'ex stella del basket Brittney Griner e del manager Paul Whelan detenuti dai russi.

L'altro aspetto rilevante è proprio la sede dei colloqui: Ankara. Erdogan finora ha condotto il principale tavolo di negoziato con Putin, ottenendo una delega forte dagli Stati Uniti. Il leader turco ha ottenuto l'unico risultato concreto - l'intesa per liberare le rotte dei cereali - ed è riuscito a mantenere aperto il dialogo sia con Mosca che con Kiev, a cui vende armi sofisticate. Erdogan è stato in grado di convincere il nuovo Zar a ripristinare l'accordo sul grano anche dopo l'incursione dei droni ucraini nel porto di Sebastopoli, uno dei raid contro la Crimea hanno fatto infuriare Putin. Perché - ed è fondamentale ricordarlo - a Kiev non c'è voglia di trattare e c'è la convinzione di potere sconfiggere i russi, senza temere neppure la prospettiva di un attacco nucleare.