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G20, incontro Xi e Biden: Pechino in cerca di stabilità ma su Taiwan non molla

Il presidente cinese Xi Jinping (reuters)

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Xi non afferma più di voler cambiare l’ordine mondiale: cerca il riconoscimento da parte degli Usa del suo ruolo internazionale
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PECHINO - La stampa cinese lo ripete da giorni: l'incontro tra Xi e Biden è un segnale positivo per provare ad allentare le tensioni. Sottolineando, al tempo stesso però, che se i rapporti tra le due superpotenze sono così deteriorati è "colpa della percezione e dell'atteggiamento sbagliati di alcuni negli Stati Uniti". E che così come gli Usa hanno messo in chiaro che ci sono barriere da non superare, anche Washington dovrebbe capire le "linee rosse" di Pechino. Quella più importante, la questione taiwanese. "Chiunque cerchi di separare Taiwan dalla Cina violerà gli interessi fondamentali della nazione cinese. La pace e la stabilità attraverso lo Stretto e "l'indipendenza di Taiwan" sono inconciliabili come l'acqua e il fuoco", avverte Xi.

Nel faccia a faccia di Bali i leader hanno usato per certi versi toni concilianti mandando il messaggio che le tensioni devono essere g…

PECHINO - La stampa cinese lo ripete da giorni: l'incontro tra Xi e Biden è un segnale positivo per provare ad allentare le tensioni. Sottolineando, al tempo stesso però, che se i rapporti tra le due superpotenze sono così deteriorati è "colpa della percezione e dell'atteggiamento sbagliati di alcuni negli Stati Uniti". E che così come gli Usa hanno messo in chiaro che ci sono barriere da non superare, anche Washington dovrebbe capire le "linee rosse" di Pechino. Quella più importante, la questione taiwanese. "Chiunque cerchi di separare Taiwan dalla Cina violerà gli interessi fondamentali della nazione cinese. La pace e la stabilità attraverso lo Stretto e "l'indipendenza di Taiwan" sono inconciliabili come l'acqua e il fuoco", avverte Xi.

Nel faccia a faccia di Bali i leader hanno usato per certi versi toni concilianti mandando il messaggio che le tensioni devono essere gestite correttamente senza sfociare in un confronto selvaggio. Difficile un cambiamento drastico nell'immediato: entrambi hanno mantenuto le loro posizioni su questioni chiave senza fare concessioni. Archiviato il Congresso del Pcc che gli ha dato uno storico terzo mandato, Xi si sente più forte che mai e si riprende il palcoscenico mondiale. È uno Xi volenteroso di tornare a parlare con l'America da una posizione di parità. Oltre alla linea rossa su Taiwan bacchetta gli Usa sulle restrizioni sui chip accusandoli di "politicizzare" gli scambi economici, commerciali e tecnologici. Respinge la narrazione di Biden di una competizione globale tra democrazia e autocrazia. "Gli Usa hanno una democrazia di tipo americano e la Cina ne ha una di tipo cinese", afferma Xi: queste differenze dovrebbero essere "riconosciute e rispettate".

Per salvaguardare gli interessi del Dragone e per non finire isolato Xi sa bene che alcuni punti di frizione vanno però smorzati. Il leader cinese dice di non voler cambiare l'ordine internazionale esistente e che "il mondo è abbastanza grande perché i due Paesi possano svilupparsi e prosperare insieme". Dopo un anno turbolento che ha visto rari sprazzi di disordini sociali in Cina, la priorità per il leader di Pechino è la stabilità.

A questo servono anche le dichiarazioni sulla guerra in Ucraina ("i conflitti non producono vincitori") e il no alla minaccia o all'uso del nucleare (passaggio citato da Biden ma che non appare però nel comunicato cinese): Xi ha bisogno di un ambiente internazionale favorevole per poter ridare slancio ad un'economia interna martoriata dalla strategia Covid-zero e dalla crisi immobiliare. Non è un caso che alla vigilia dell'incontro alcuni funzionari si siano lanciati in confessioni su come Xi sia stato "colto di sorpresa dall'invasione russa" e sul fatto che "Putin non ha detto a Xi la verità". Tattica per salvare la faccia oppure l'imperatore non dispone allora delle leve necessarie per far cambiare idea allo zar? "Ci auguriamo che Washington assuma un atteggiamento responsabile e incontri la Cina a metà strada", scrive il tabloid di Partito. Come a dire: fate voi la prima mossa.

Già un anno e mezzo fa Pechino presentò ai diplomatici Usa un elenco di richieste: nessun tentativo di minare lo sviluppo della Cina, nessuna sfida al sistema politico e nessun danno alle rivendicazioni di sovranità. La posizione di Pechino non è cambiata. Xi lo aveva fatto capire durante il Congresso: la Cina deve diventare una moderna potenza socialista con un'influenza globale. Status che Pechino si aspetta che gli Usa accettino. Continuando a dialogare.