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Iran, proteste e scioperi nell'anniversario del "novembre di sangue". L'Ue decide nuove sanzioni

Studenti e attivisti tornano in piazza nonostante la repressione per ricordare le vittime delle manifestazioni del 2019. Bruxelles sanziona i capi dell'esercito e dei pasdaran. La magistratura di Teheran emette la prima condanna a morte, si teme per la sorte di migliaia di arrestati
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Da due mesi le università sono al centro delle proteste antigovernative in Iran, iniziate con la morte di Mahsa Amini e diventate un vero e proprio movimento spontaneo che chiede libertà civili e diritti politici, e il superamento del sistema teocratico della Repubblica Islamica.

"Libertà, libertà": nelle università iraniane continua la protesta

Anche oggi, in diversi atenei del Paese, gli studenti si sono organizzati in sit-in e cortei, da Teheran a Yazd a Kermanshah, per chiedere il rilascio di tutte le persone arrestate e per commemorare quello che gli iraniani chiamano il "Bloody Aban", il "novembre di sangue", il mese di novembre del 2019 quando migliaia di persone scesero in piazza, spinte dall’aumento del prezzo dei carburanti, e diverse centinaia persero la vita negli scontri con le forze di sicurezza. Quella repressione segnò un punto di non ritorno per i movimenti politici in Ira…

Da due mesi le università sono al centro delle proteste antigovernative in Iran, iniziate con la morte di Mahsa Amini e diventate un vero e proprio movimento spontaneo che chiede libertà civili e diritti politici, e il superamento del sistema teocratico della Repubblica Islamica.

"Libertà, libertà": nelle università iraniane continua la protesta

Anche oggi, in diversi atenei del Paese, gli studenti si sono organizzati in sit-in e cortei, da Teheran a Yazd a Kermanshah, per chiedere il rilascio di tutte le persone arrestate e per commemorare quello che gli iraniani chiamano il "Bloody Aban", il "novembre di sangue", il mese di novembre del 2019 quando migliaia di persone scesero in piazza, spinte dall’aumento del prezzo dei carburanti, e diverse centinaia persero la vita negli scontri con le forze di sicurezza. Quella repressione segnò un punto di non ritorno per i movimenti politici in Iran che accusarono l'allora governo di Hassan Rouhani, considerato moderato, di non essersi opposto alla mattanza.

Molti negozi, nel Kurdistan ma anche a Teheran, nel gran bazar, hanno chiuso le serrande in solidarietà con le proteste. Video condivisi online mostrano anche un sit in di alcuni lavoratori di una fonderia a Isfahan. L'alleanza tra studenti e lavoratori potrebbe provocare molti problemi al governo aggravando la già pesante crisi economica in cui versa il Paese.

Gli arresti di massa e le condanne

Da settembre, quando le manifestazioni sono iniziate, la risposta delle autorità è stata molto dura: l'agenzia di stampa che si occupa di diritti umani, Human Rights Activists News Agency, riferisce di 344 persone uccise, di cui 52 minorenni e 40 membri delle forze di sicurezza, oltre a 15.820 persone arrestate. Diverse famiglie denunciano di non avere notizie sulla sorte dei loro cari.

Un sit-in degli studenti all'università Beheshti di Teheran per chiedere la liberazione dei colleghi arrestati, martedì 11 novembre  

Il rischio è che molti manifestanti siano condannati con sentenze severissime e giudicate arbitrarie da tutte le organizzazioni per i diritti umani, perché il sistema giudiziario in Iran non è indipendente dal potere politico. La scorsa settimana 227 parlamentari su circa 290 hanno chiesto punizioni esemplari per quelli che definiscono “teppisti” e “terroristi”. Le informazioni filtrano con difficoltà, ma si sa che una prima condanna a morte è stata emessa contro una delle persone arrestate accusata di aver dato fuoco a un edificio. Ci sarebbero almeno altri venti manifestanti a rischio esecuzione perché accusati di “guerra contro Dio” e “corruzione sulla terra”, reati che in Iran prevedono la pena di morte.

Le sanzioni Ue

Il Parlamento iraniano è dominato dagli ultraconservatori saliti al potere dopo le elezioni presidenziali del giugno 2021 che hanno visto la vittoria dell’ex capo della magistratura Ebrahim Raisi, nelle elezioni meno partecipate della storia della Repubblica Islamica. Raisi è accusato di aver fatto parte nel 1988 del comitato ristretto che decise l’esecuzione di migliaia di prigionieri politici dopo la guerra con l’Iraq, tra cui molti attivisti e comunisti.

Le manifestazioni in nome di Mahsa si sono trasformate in una crisi di legittimità per l'establishment clericale che ha preso il potere dopo la rivoluzione del 1979 e la caduta dello Scià Mohammad Reza Pahlavi. Lunedì l'Unione Europea ha imposto ulteriori sanzioni all’Iran per la repressione delle proteste e le violazioni dei diritti umani, come il diritto alla difesa in processi giusti e trasparenti.  

Tra i 29 iraniani finiti nella lista dei sanzionati ci sono quattro membri della squadra che ha arrestato Mahsa Amini, il ministro degli interni, Ahmad Vahidi, il generale di brigata Kiyumars Heidari, il comandante delle Forze di terra dell'esercito iraniano, l'emittente televisiva di Stato iraniana, Press Tv, responsabile della produzione e della trasmissione delle confessioni forzate dei detenuti. Nella lista ci sono anche Vahid Mohammad Naser Majid, il capo della polizia informatica iraniana per la sua responsabilità nell'arrestare arbitrariamente persone per aver espresso critiche online al regime iraniano. “Cartucce bruciate”, le hanno definite le autorità iraniane, bollando come “irrazionale il comportamento dell’Ue”.