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Ucraina, Washington si rassegna: “Mosca non vuole trattare, fino a marzo sarà guerra”

La convinzione americana è che Putin sia ancora convinto di poter vincere: ci vorranno diversi mesi perché cambi idea
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BALI - I russi, o quantomeno Putin, al momento pensano solo alla guerra, che credono ancora di poter vincere. Come peraltro dimostra la pioggia di missili lanciata oggi sulle città ucraine. Si sbagliano, ma prima di capirlo passeranno ancora diversi mesi, che sposteranno quindi verso febbraio o marzo ogni iniziativa concreta per una soluzione diplomatica del conflitto. L’amministrazione Biden è convinta di questa sua analisi delle intenzioni di Mosca, al punto di lasciarla trapelare tra i corridoi del G20. Anche per confermare che non sono lei o Kiev a frenare la pace, ma piuttosto il Cremlino. Il punto di arrivo è comunque chiaro, tanto per quello che sta accadendo sul campo di battaglia, quanto per le prese di distanza iniziate da Cina e India, ma per raggiungerlo servirà più tempo di quanto la comunità internazionale riunita a Bali per raccogliere i cocci dell’economia globale avrebbe voluto.


Usa e Russia non stanno…

BALI - I russi, o quantomeno Putin, al momento pensano solo alla guerra, che credono ancora di poter vincere. Come peraltro dimostra la pioggia di missili lanciata oggi sulle città ucraine. Si sbagliano, ma prima di capirlo passeranno ancora diversi mesi, che sposteranno quindi verso febbraio o marzo ogni iniziativa concreta per una soluzione diplomatica del conflitto. L’amministrazione Biden è convinta di questa sua analisi delle intenzioni di Mosca, al punto di lasciarla trapelare tra i corridoi del G20. Anche per confermare che non sono lei o Kiev a frenare la pace, ma piuttosto il Cremlino. Il punto di arrivo è comunque chiaro, tanto per quello che sta accadendo sul campo di battaglia, quanto per le prese di distanza iniziate da Cina e India, ma per raggiungerlo servirà più tempo di quanto la comunità internazionale riunita a Bali per raccogliere i cocci dell’economia globale avrebbe voluto.


Usa e Russia non stanno trattando

Da giorni girano voci insistenti sul fatto che gli Usa stiano in sostanza già negoziando alle spalle dell’Ucraina, come avrebbe confermato il recente incontro ad Ankara tra i capi dei due servizi di intelligence Bill Burns e Sergej Naryshkin. Fonti a conoscenza diretta dei fatti, però, negano che le cose stiano così. Washington è sempre in contatto con Mosca, attraverso le rispettive ambasciate, e grazie alle conversazioni che i membri dei due governi, come i ministri degli Esteri Antony Blinken e Sergej Lavrov, quelli della Difesa Lloyd Austin e Sergej Shojgu, e il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan con vari interlocutori, hanno su base abbastanza frequente. Nelle ultime settimane però hanno discusso in prevalenza di due temi: l’uso delle armi nucleari, con i ripetuti avvertimenti lanciati al Cremlino affinché lo eviti; e lo scambio di prigionieri, per ottenere la liberazione di cittadini americani detenuti ingiustamente in Russia, come la campionessa di basket Brittney Griner e Paul Whelan. Oltre questo però non si è finora andati, non solo perché gli Usa insistono sul principio che "nulla verrà deciso sull’Ucraina senza l’Ucraina", ma soprattutto perché la controparte a Mosca non ha dato alcun segnale di essere interessata a un negoziato serio, realistico e costruttivo.

I veri obiettivi di Kiev

Anche Kiev di recente ha dato l’impressione di aver preso posizioni massimaliste, al punto che durante l’ultima visita del 4 novembre Sullivan ha suggerito al presidente Volodymyr Zelensky di manifestare una maggiore apertura verso il negoziato, se non altro per rafforzare il suo potere di leva politica. Biden però ha detto apertamente in conferenza stampa che non intende fare pressioni sul suo collega per spingerlo al tavolo negoziale, e continuerà a fornire tutta l’assistenza economica e militare necessaria a farlo arrivare alla trattativa in una posizione di forza. Dietro le quinte, però, gli americani assicurano che le reali posizioni negoziali degli ucraini non sono così avventate. Quando parlano del territorio nazionale che intendono riconquistare, prima di discutere la pace, non si riferiscono al 2014, ossia l’anno in cui Mosca occupò la Crimea, ma piuttosto al 24 febbraio 2022, cioè i confini riconosciuti il giorno dell’inizio dell’invasione. L’obiettivo quindi è tornare alle condizioni di partenza, anche se ora dicono di puntare a riprendere la penisola occupata.

Il ruolo di Cina e India

Putin non è ancora pronto a riconoscere che sta perdendo, in parte perché non ha una visione realistica di quanto sta accadendo sul terreno, e in parte perché ha problemi di politica interna che gli rendono molto difficile la marcia indietro, anche usando una scusa per salvare la faccia. Però gli americani sono convinti che stia perdendo, e continuerà a farlo, perché loro non hanno alcuna intenzione di interrompere o rallentare l’assistenza economica, militare e strategica che lo ha messo alle corde. Tanto sul terreno, quanto sul piano diplomatico. Già da qualche tempo Cina e India hanno iniziato a manifestare il loro disagio per la guerra, se non proprio l’insofferenza, come hanno dimostrato le dichiarazioni contro l’uso delle armi atomiche, o la rivelazione di un alto funzionario di Pechino che il suo governo non era stato informato dell’invasione. E la tendenza continua, anche se con piccoli passi. Tra questi ovviamente c’è il vertice di martedì tra i presidenti Joe Biden e Xi Jinping, che verrà seguito da una visita di Blinken a Pechino, probabilmente in febbraio. Se la svolta di Cina e India proseguirà, l’isolamento di Putin cambierebbe la partita.