Le spinte centrifughe che inquietano Roma: la settimana clou della Chiesa negli Usa e in Germania
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziNon sono due scismi, come qualcuno paventa, ma vista da Roma la loro spinta è centrifuga. La Chiesa statunitense e la Chiesa tedesca hanno intrapreso una traiettoria che diverge, ma, per uno scherzo del calendario, entrambe affrontano un passaggio cruciale questa settimana. I vescovi statunitensi hanno eletto il loro nuovo presidente, Timothy P. Broglio, nel corso di una assemblea a Baltimora (14-17 novembre) che ha confermato la distanza da un papa, Francesco, con il quale la sintonia non è mai stata forte. Negli stessi giorni (14-18) i vescovi tedesco incontreranno a Roma Bergoglio e i maggiorenti della curia per un confronto che si annuncia schietto sul loro percorso sinodale, progetto riformista che da tempo solleva qualche apprensione in Vaticano.
Aborto, guerre culturali e voto nel 2024
Al terzo scrutinio i vescovi statunitensi hanno eletto presidente per i prossimi tre anni, compreso dunque l’anno delle elezioni presidenziali, il 2024…
Non sono due scismi, come qualcuno paventa, ma vista da Roma la loro spinta è centrifuga. La Chiesa statunitense e la Chiesa tedesca hanno intrapreso una traiettoria che diverge, ma, per uno scherzo del calendario, entrambe affrontano un passaggio cruciale questa settimana. I vescovi statunitensi hanno eletto il loro nuovo presidente, Timothy P. Broglio, nel corso di una assemblea a Baltimora (14-17 novembre) che ha confermato la distanza da un papa, Francesco, con il quale la sintonia non è mai stata forte. Negli stessi giorni (14-18) i vescovi tedesco incontreranno a Roma Bergoglio e i maggiorenti della curia per un confronto che si annuncia schietto sul loro percorso sinodale, progetto riformista che da tempo solleva qualche apprensione in Vaticano.
Aborto, guerre culturali e voto nel 2024
Al terzo scrutinio i vescovi statunitensi hanno eletto presidente per i prossimi tre anni, compreso dunque l’anno delle elezioni presidenziali, il 2024, Timothy P. Broglio, ordinario militare, con un background diplomatico: all’epoca in cui ha vissuto a Roma, è stato segretario dell’allora cardinale Segretario di Stato Angelo Sodano. Dei dieci candidati che erano stati preselezionati per l’elezione, solo uno, Paul D. Etienne di Seattle, può essere considerato “bergogliano”. Era quasi scontato che venisse eletto un conservatore: il confronto era semmai tra vescovi impegnati nella guerra culturale (“culture war”) alla secolarizzazione, come William E. Lori, che dopo un testa-a-testa con Broglio è stato eletto vice-presidente, personalità ancor più oltranziste, come l’arcivescovo Salvatore J. Cordileone, e conservatori classici come il nuovo presidente. “E’ una situazione simile a quello che sta succedendo nel Partito Repubblicano, con il confronto tra la vecchia guardia e l’anima trumpiana o comunque radicale”, commenta Massimo Faggioli, storico del cristianesimo alla Villanova University, in Pennsylvania. Per una testata cattolica progressista come National Catholic Reporter, ad ogni modo, il messaggio è chiaro: “I vescovi eleggono un anti-Francesco come presidente”.
Tema ricorrente nelle polemiche anche ecclesiali di questi anni, il diritto all’aborto ha innescato una dura polemica tra una maggioranza di vescovi cattolici, da una parte, e, dall’altra, il presidente Joe Biden e la speaker Nancy Pelosi, entrambi cattolici “liberal”. Molti presuli avrebbero voluto mettere nero su bianco il divieto alla comunione, la Santa Sede è intervenuta per mitigare lo scontro. Le frizioni potrebbero presto riproporsi. “La vera questione che pesa sull’assemblea dei vescovi”, analizza Faggioli, “sono le elezioni presidenziali del 2024 e come ripensare la questione pro life alla luce delle elezioni di metà mandato”.
Nel corso degli anni Papa Francesco ha impreso un cambiamento alla Chiesa statunitense. Ha nominato cardinali degli arcivescovi dall’impronta dialogante. Ha chiesto un approccio più pastorale, insistendo sui temi delle migrazioni, dell’ambiente, della giustizia sociale. Non ha lesinato le critiche ad un presidente, Donald Trump, che godeva tra diversi vescovi di un certo gradimento. Francesco, spiega Faggioli, “ha un rapporto molto particolare con la chiesa Usa, molto polarizzante, più che in altri contesti: detestato dalla destra, elevato a eroe in modo cieco dai liberal”. Ora i vescovi hanno scelto un presidente conservatore, doppio messaggio per la Casa Bianca e per il Palazzo apostolico.
Le riforme del sinodo tedesco
A Roma, nel frattempo, sono arrivati i vescovi tedeschi per una “visitatio ad limina apostolorum” particolare. A differenza delle altre visite periodiche in Vaticano, infatti, venerdì è previsto un incontro straordinario con il Papa e i capi dicastero della Curia romana. Al centro del dibattito, il “percorso sinodale” tedesco che da mesi tiene sulle spine gli uomini del Vaticano.
Avviato nel 2019 dal cardinale Reinhard Marx per affrontare le cause profonde della epocale crisi degli abusi sessuali del clero, questa discussione terminerà a marzo dell’anno prossimo. Sul tavolo questioni controverse come il celibato obbligatorio, la morale sessuale, l’omosessualità e il ruolo delle donne. Mentre in Germania cresce l’impazienza, a Roma aumenta il timore di una rottura dottrinale: il cardinale Kurt Koch ha di recente fatto un parallelo tra sinodo tedesco e nazismo che ha provocato l’immediata reazione indignata del presidente dei vescovi tedeschi, mons. Georg Baetzing, e le veloci scuse del porporato di Curia.
Il meccanismo adottato dai vescovi tedeschi disinnesca in realtà questo rischio. Ogni proposta deve essere approvata prima da due terzi delle assemblee (vescovi e laici insieme), poi nuovamente vidimata da due terzi dei vescovi (tra i quali non mancano i conservatori, a partire dal cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki, molto contestato nella sua diocesi). I tedeschi, anche i più progressisti, non pensano di introdurre novità che contraddicano il magistero o il catechismo. La spinta però è forte: prima di partire per Roma, ad esempio, il vicepresidente della conferenza episcopale, Franz-Josef Bode, è tornato a chiedere l’istituzione del diaconato femminile, senza escludere in futuro l’ordinazione sacerdotale per le donne. Se qualcuno grida allo scisma, però, nel quartier generale dell’episcopato c’è la convinzione che lo scisma vero sia quello in atto di centinaia di migliaia di cattolici che ogni anno lasciano la Chiesa, perché non seguono più i suoi insegnamenti o scandalizzati dagli abusi.
Il Papa teme una fuga in avanti. Raccomanda prudenza. Chiede ai vescovi tedeschi di convergere nel sinodo globale in corso fino al 2024, in modo che la Chiesa mondiale possa trovare un bilanciamento e una sintesi tra le diverse posizioni. E’ consapevole che all’interno della cattolicità ci sono posizioni molto diverse, non vuole comprimerle e neppure esacerbarle. “Abbiamo visto”, disse alla fine di un sinodo nel 2015, “che quanto sembra normale per un vescovo di un continente, può risultare strano, quasi come uno scandalo – quasi! – per il vescovo di un altro continente; ciò che viene considerato violazione di un diritto in una società, può essere precetto ovvio e intangibile in un’altra; ciò che per alcuni è libertà di coscienza, per altri può essere solo confusione”. Le spinte dei vescovi tedeschi e statunitensi lo confermano. Per il pontefice latino-americano, solo insieme si può trovare una via percorribile per tutti.