Usa, Trump annuncia la sua ricandidatura per la Casa Bianca: "Torniamo a fare grande l'America"
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - "Annuncio la mia candidatura alla Casa Bianca 2022 per fare l'America grande di nuovo. Abbiamo il dovere di salvare il sogno americano". Sul palco inzeppato di bandiere a stelle e strisce, a Donald Trump servono 22 minuti di sproloquio contro "i democratici radicali che hanno distrutto il momento migliore della Storia americana. Il nostro paese non ha ancora conosciuto la vera gloria" e contro il successore - che chiama per nome solo per dire "Joe Biden, non ha altri 4 anni davanti a sé", descrivendolo. "È un leader capace di addormentarsi nel pieno di vertici internazionali mentre su paesi alleati cadono missili. Con me non sarebbe mai successo. Con lui, l'America umiliata", dice ricordando quanto accaduto in Polonia ieri sera, prima di arrivare all'annuncio più atteso.
NEW YORK - "Annuncio la mia candidatura alla Casa Bianca 2022 per fare l'America grande di nuovo. Abbiamo il dovere di salvare il sogno americano". Sul palco inzeppato di bandiere a stelle e strisce, a Donald Trump servono 22 minuti di sproloquio contro "i democratici radicali che hanno distrutto il momento migliore della Storia americana. Il nostro paese non ha ancora conosciuto la vera gloria" e contro il successore - che chiama per nome solo per dire "Joe Biden, non ha altri 4 anni davanti a sé", descrivendolo. "È un leader capace di addormentarsi nel pieno di vertici internazionali mentre su paesi alleati cadono missili. Con me non sarebbe mai successo. Con lui, l'America umiliata", dice ricordando quanto accaduto in Polonia ieri sera, prima di arrivare all'annuncio più atteso.
La sua (terza) nuova discesa in campo "per riscattare l'umiliazione e il declino del Paese". L'ex presidente, d'altronde, descrive i suoi anni alla Casa Bianca come "epoca d'oro dell'America: tutto andava bene per tutti, afroamericani, asiatici, latini compresi. Avevamo fatto grandi accordi, l'economia attraversava il suo momento storico migliore. Niente inflazione, niente droga importata dal confine meridionale. La Cina, la Russia, la Corea del Nord ci rispettavano...".
Dimenticando, per dire, la disastrosa gestione della pandemia da parte della sua amministrazione, e anche di essere stato proprio lui a negoziare la disastrosa uscita degli americani dall'Afghanistan. Per poi concludere: "Questa non sarà la mia campagna: sarà la nostra campagna". Sostenendo pure che l'importante è vincere "non importa di quanti seggi", dice: sapendo bene che proprio agli uomini scelti da lui nei collegi elettorali più cruciali si imputa la disfatta repubblicana alle elezioni di Midterm.
Dall'altra parte del mondo, ovvero da quell'Indonesia dove sta partecipando ai lavori del G20, President Biden gli risponde caustico via Twitter: "Trump ha fatto fallire l'America, ha deluso tutti".
Il fatto è che, se Donald è debole, soprattutto agli occhi del partito e dei donatori, non è d'altronde ancora sconfitto. Secondo un sondaggio pubblicato ieri da Politico, se si votasse ora per il candidato Gop 2024, su Trump punterebbe il 47 per cento dei repubblicani, mentre solo il 33 gli preferirebbe il principale potenziale avversario, Ron DeSantis. Anche se il 65 per cento di quegli stessi intervistati vede male il ritorno in campo.
Non tutti i sondaggi sono uguali: sempre ieri ne è apparso uno del conservatore "Club for Growth", secondo cui alle primarie di Iowa e New Hempshire (dove si vota per primi, indirizzando la gara) DeSantis batterebbe Trump di 11 punti. Il problema, nota il New York Times, non è d'altronde la base, a lui ancora legata. Ma moderati e indecisi che all'ultima tornata hanno guardato altrove. Ecco perché la sfida 2024 rischia di essere particolarmente affollata. Sulla carta (nessuno ha ancora ufficializzato) s'ingrossa la schiera dei papabili, pronti a darsi battaglia l'un l'altro.
In cima alla lista c'è il solito governatore della Florida De Santis, 44 anni - 32 meno di Trump - l'italoamericano anti immigrati reso fortissimo del successo nel suo stato. Ma aspira alla Casa Bianca pure Mike Pence, l'ex vicepresidente che rifiutò di cedere alla richiesta di non certificare il voto nel 2020 e fu minacciato di morte dai rivoltosi del 6 gennaio che ha appena pubblicato un libro, So Help me God, dove accusa il suo ex Boss. Si fanno poi i nomi di ex alleati di Trump: l'ex Segretario di stato Mike Pompeo, visto di recente proprio in Iowa e New Hampshire. L'ex ambasciatrice alle Nazioni Unite Nikki Haley, che avrebbe dalla sua l'essere donna di colore e figlia di immigrati. L'ex governatore del New Jersey Chris Christie: oggi fortemente critico. E altri due nomi si sono aggiunti negli ultimi giorni: il governatore pro-armi del Texas Greg Abbott, anche lui trionfatore nel suo stato. E l'appena rieletto governatore della Georgia Brian Kemp: conservatore fanatico, rifiutò di truccare il risultato del voto a favore di Trump: e per quello, ora, è considerato un moderato.
Di sicuro, The Donald si prepara a condurre una campagna diversa dalle presidenti, perfino più sottotono. Lo racconta il Washington Post, basandosi su cinque fonti vicine all'ex presidente che per ovvi motivi preferiscono restare anonime. A guidare le operazioni, per dire, non sarà più un solo manager (tanto più che in passato ne ha licenziati in corsa diversi) ma un triunvirato composto - ma si tratta di indiscrezioni e per tali vanno prese - da Chris LaCivita, stratega capo di un super PAC, comitato raccolta fondi, a lui devoto. Susie Wiles, consulente politica della Florida che lo ha aiutato a vincere lo stato nelle due precedenti gare. E, Brian Jack, ex consigliere politico alla Casa Bianca. Staff e budget saranno però ridotti: perché dopo la sconfitta 2020 Trump lamentò di "aver pagato gente inutile". Col quartier generale trasferito da Washington a Palm Beach.