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Cile, un coro di no per la first lady che vorrebbe abolire un ruolo che considera "antiquato"

Irina Karamanos, moglie del presidente cileno Gabriel Boric 
Irina Karamanov, militante femminista e moglie del presidente Gabriel Boric, considera che la carica potrebbe essere affidata a persone più competenti per le funzioni che dovrebbe rappresentare. Ma nessuno è disposto ad accogliere la sua richiesta
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Essere una First Lady è pesante. Ricopri un ruolo difficile e complicato. Appari, esisti, sei osservata ma al tempo stesso devi restare nelle retrovie, evitare di mettere in ombra tuo marito. Puoi, devi sostenerlo ma è lui che comanda, che guida un Paese. E poi, nel nuovo millennio, che senso ha questa figura che è di cornice più che di sostanza? Oltre ad essere desueta, antiquata finisce per annullare la tua autonomia professionale, di tarpare ogni tua aspirazione, idea, progetto di vita se non quella di fare da sfondo nelle cerimonie e nei ricevimenti ufficiali. Ogni altro lavoro è escluso: potrebbe essere in conflitto di interessi. Resiste ancora l’idea che dietro un uomo, anche di potere, c’è sempre una donna che lo rafforza, lo equilibra, lo ammansisce? 

Essere una First Lady è pesante. Ricopri un ruolo difficile e complicato. Appari, esisti, sei osservata ma al tempo stesso devi restare nelle retrovie, evitare di mettere in ombra tuo marito. Puoi, devi sostenerlo ma è lui che comanda, che guida un Paese. E poi, nel nuovo millennio, che senso ha questa figura che è di cornice più che di sostanza? Oltre ad essere desueta, antiquata finisce per annullare la tua autonomia professionale, di tarpare ogni tua aspirazione, idea, progetto di vita se non quella di fare da sfondo nelle cerimonie e nei ricevimenti ufficiali. Ogni altro lavoro è escluso: potrebbe essere in conflitto di interessi. Resiste ancora l’idea che dietro un uomo, anche di potere, c’è sempre una donna che lo rafforza, lo equilibra, lo ammansisce? 

Figlia di due emigrati, madre tedesca padre greco morto quando lei aveva solo 8 anni, Irina Karamanos, che di anni oggi ne ha 33, si è posta subito queste domande quando ha visto trionfare alle ultime presidenziali in Cile il suo compagno Gabriel Boric. Era soddisfatta, aveva vinto anche lei la sua battaglia. Da militante femminista aveva raccolto personalmente le 30 mila firme che sostenevano la candidatura di quel ragazzo, ex leader del movimento degli studenti, due volte deputato, che frequentava e con cui conviveva da un paio d’anni. In un lungo articolo il Washingoton Post ricorda come questa donna avesse deciso, sin dal giorno dell’elezione di Boric, di voler abolire la carica che le aveva affidato la storia. 

Più facile a dirsi che a farsi. La figura della Firts Lady è una vera istituzione in Cile. Affonda le sue radici nella tradizione americana da cui il Paese andino ha colto molti aspetti. Risale a Dolley Madison, moglie del quarto presidente Usa che contribuì con il suo gusto estetico ad arredare la Casa Bianca e a organizzare eventi sociali cui erano invitati rappresentanti di peso sia repubblicani sia democratici. Eleanor Roosevelt e Jacqueline Kennedy illuminarono queste ancelle presidenziali nell’immaginario collettivo, aumentando le aspettative di quanti volevano ammirarle negli appuntamenti ufficiali a fianco dei loro consorti.

Il Cile, come quasi tutta l’America Latina, ha adottato convinto questo ruolo. È entrato nella tradizione del Paese, fa parte a pieno titolo delle Istituzioni. Con alcune eccezioni imposte dai tempi e dal carattere delle protagoniste. Melania Trump e Anne Malherbe Gosselin, moglie dell’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa, ricorda il Washington Post, sono state le prime Firts Lady riluttanti ad assumere il compito. Erano assenti. Beatriz Gutiérrez Müller, consorte del presidente del Messico, ha continuato a svolgere il lavoro di docente universitaria. "Non vedo perché debba rinunciare alla mia passione solo perché mio marito ha cambiato lavoro”, spiegò una volta a un quotidiano. Ma a differenza di Irina Karamanos nessuna ha rivisto questa figura mentre era in carica. 

La scelta di farlo ha messo in difficoltà la compagna del presidente cileno. Lei sostiene che tale compito può essere affidato a persone più competenti nei diversi settori che sono della First Lady. E poi lo aveva promesso quando il successo di Gabriel Boric era assicurato. Sapeva che si trattava di una scelta drastica, che sarebbe stata un vero shock per la società cilena molto conservatrice. Ma oltre ad essere un gesto di rottura con il passato, di slancio verso un futuro diverso, che diventasse una norma e non restasse un’eccezione, era convinta che le avrebbe consentito di continuare a fare la sua vita e coltivare le sue aspirazioni professionali. 

Irina parla bene quattro lingue, ne ha studiate altre due, ha una doppia laurea in Educazione e Antropologia presso l’università di Heidelberg in Germania. Fare la First Lady significherebbe tempo pieno, senza stipendio, e nessuno spazio per le materie che vuole esercitare nel lavoro. Ha agito con tatto, ha chiamato i diversi responsabili dei ministeri; nessuno ha risposto. La cosa ha finito per agitare le sei fondazioni che fanno capo alla consorte del presidente. Senza più First Lady niente più finanziamenti, raccolta di fondi, adesioni, sostegno. Potere. Irina non si è persa d’animo, ha convocato le presidenti di varie associazioni benefiche e ha raccolto il loro parere. 

È stato un coro di no, disperato. La stessa risposta si è sentita dire per strada, tra le donne che la fermavano mentre camminava come una cilena comune o sui bus che prendeva per andare a Palazzo. “Se queste erano le tue intenzioni allora non dovevi scegliere come partner un candidato alla presidenza”. E ancora: “Non ti abbiamo eletta e la scelta che fai non è quella del presidente”. Un vero muro tra riluttanti. Un Paese che vuole continuare a sognare e una donna che vuole cambiare. Lo ha fatto Michelle Bachelet che aveva come First Lady due donne, e suo figlio nel secondo mandato. Vuole farlo anche Irina Karamanos. “Magari come esperimento antropologico”, si è detta, “solo così conserverò la mia indipendenza economica e professionale”. Ma per il momento è ancora First Lady.