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Donna e afroamericana, Karen Bass è la prima sindaca di Los Angeles

(reuters)
Attivista per i diritti civili, ha sconfitto il miliardario ex repubblicano Rick Caruso. "La criminalità è in aumento e le famiglie vengono espulse dai loro quartieri. Questa situazione deve cambiare, io la cambierò"
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“I cittadini di Los Angeles hanno inviato un messaggio chiaro: è tempo di cambiare ed è tempo di fare le cose con urgenza. Stanotte, 40mila abitanti della nostra metropoli dormiranno senza una casa, cinque non si sveglieranno. La criminalità è in aumento e le famiglie vengono espulse dai loro quartieri. Questa situazione deve cambiare, io la cambierò”.   

Karen Bass aveva da pochi minuti ricevuto le congratulazioni del suo avversario Rick Caruso, quando ha dato il via ai festeggiamenti. Prima donna sindaco di Los Angeles e seconda nella comunità nera a guidare la più grande metropoli d’Ameri…

“I cittadini di Los Angeles hanno inviato un messaggio chiaro: è tempo di cambiare ed è tempo di fare le cose con urgenza. Stanotte, 40mila abitanti della nostra metropoli dormiranno senza una casa, cinque non si sveglieranno. La criminalità è in aumento e le famiglie vengono espulse dai loro quartieri. Questa situazione deve cambiare, io la cambierò”.   

Karen Bass aveva da pochi minuti ricevuto le congratulazioni del suo avversario Rick Caruso, quando ha dato il via ai festeggiamenti. Prima donna sindaco di Los Angeles e seconda nella comunità nera a guidare la più grande metropoli d’America dopo New York, dopo una sfida che durante lo spoglio dei voti è sembrata a lungo incerta, ha sconfitto il candidato ex repubblicano (si è registrato come democratico a gennaio), un miliardario che non aveva badato a spese, impegnando nella campagna elettorale cento milioni di dollari del suo patrimonio personale.  

Afroamericana, 69 anni compiuti ad ottobre, nata in una famiglia modesta ma “dove non mi è mancato mai nulla”. Il padre postino e la madre casalinga, cresciuta tra Venice e Fairfax, negli anni Cinquanta due quartieri di piccola borghesia della già sterminata Los Angeles, diventa sindaco in un momento complicato e difficile per la città della California. Tra tensioni razziali crescenti (tre consiglieri comunali immortalati mentre facevano commenti razzisti e bigotti su neri, indigeni, ebrei, armeni e gay) in una metropoli che è per circa il 50 per cento ispanica e per il 9 per cento afroamericana, con profonde disuguaglianze aggravate dalla pandemia e l’annoso problema dei senzatetto ormai fuori controllo. La contea di Los Angeles ha registrato 69mila persone senza alloggio nella stima 2022 di cui oltre 48mila vivono all’aperto. Stime ufficiali considerate molto al di sotto della realtà. Bass si è impegnata a trasferire più di 17mila persone in casa entro il suo primo anno e a “porre fine agli accampamenti in strada”.

La carriera politica l’ha iniziata quando aveva più di cinquant’anni, l’impegno - politico e sociale - lo ha nel sangue da quando, ancora bambina, seguiva in televisione col padre il movimento per i diritti civili. Erano i primi anni Sessanta, “mi ha catturato completamente, mi sembrava che il mondo intero stesse cambiando, non vedevo l’ora di crescere”. Cresce in fretta e a 14 anni arriva il primo impegno diretto, come volontaria nella campagna presidenziale di Bob Kennedy. 

È il 1968, l’anno fatale in cui vengono assassinati prima Martin Luther King e a distanza di soli due mesi il fratello del presidente ucciso nel 1963 a Dallas. Karen diventa un’attivista a tempo pieno, concilia facilmente l’impegno con gli studi, si diploma con ottimi voti alla Alexander Hamilton High School per poi studiare filosofia (San Diego State University), ottenere un diploma da infermiera, laurearsi in ‘scienza della salute’ e un master in ‘lavoro sociale’ alla University of Southern California. Negli anni Settanta è tra i promotori della ‘Brigata Venceremos’, un gruppo pro-cubano che organizzava viaggi di americani nell’isola di Castro, cosa che la portò a Cuba ben otto volte.

Gli anni Ottanta, mentre lavora come assistente medico, si trova di fronte a quella che venne definita l’epidemia di crack (la cocaina a basso costo fumata) che a Los Angeles provoca migliaia di morti, l’aumento di omicidi, rapine, furti e una serie di guerre di gang. Insieme ad altri attivisti fonda la Community Coalition, che ha l’obiettivo di trasformare le condizioni sociali ed economiche della South Los Angeles, un’area della metropoli californiana dove non si avventuravano neanche le auto della polizia. 

Nel 2006, a 53 anni, l’impegno diventa carriera. Per lei è un anno tragico, la figlia Emelia ed il genero, ambedue di 23 anni, perdono la vita in un incidente d’auto. Porta ancora la sua fede e il suo medaglione, “era il centro della mia vita e questo mi ha cambiato per sempre”. Da allora la sua vita l’ha dedicata alla politica e alla difesa dei più deboli: “Quando avevo vent'anni ho studiato tae kwon do e hapkido, sono  cintura marrone di entrambi; le arti marziali mi hanno insegnato a combattere in modo rispettoso, a non usare toni personali e ad arrivare al punto. Se qualcuno ti attacca, ti viene insegnato come prendere la sua energia e usarla contro di lui”.

Prima deputata nell’Assemblea della California, poi dal 2011 al Congresso degli Stati Uniti i suoi ideali di giustizia l'hanno via via resa protagonista: dal pronto soccorso della contea alla leadership di organizzazioni non profit, dalle sale del potere a Sacramento a quelle di Washington. Tanto che nel 2020 Joe Biden l’aveva inserita nella rosa delle possibili candidate alla vicepresidenza.