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Nell’azienda colpita dal missile al confine polacco: “Un sibilo, poi l’esplosione”. Varsavia mantiene alta l’allerta

Il racconto di Federico Viola, italiano, titolare dell'Agrocom, la fabbrica centrata dal razzo che ha ucciso due operai: "Il mio unico sollievo è che è stato un incidente"
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PRZEWODÒW - Prima del boato, il cielo era stato tagliato da un fischio. Ma nessuno aveva immaginato l'inimmaginabile. "Anzi, pensavamo fosse esploso il deposito del carburante". E invece era stato un missile a passare sopra alle loro teste, a scoppiare pochi secondi dopo nel suo essiccatoio, a spazzare via due vite umane. E a trascinare il mondo sull'orlo della Terza guerra mondiale.

"Quel maledetto missile mi ha portato via "i due Bogdan", come li chiamavamo in azienda. Due operai che erano con me da ventidue anni, sin dalla fondazione, due grandissimi lavoratori, non ci riesco ancora a credere". A tarda sera Federico Viola è ancora scosso. Ieri mattina è andato a trovare una delle vedove dei suoi operai più fedeli, morti per un missile caduto da questa parte del confine. Per un proiettile "che tutti, fino all'alba, pensavamo provenisse dalla Russia". E Federico si è scusato, con la vedova d…

PRZEWODÒW - Prima del boato, il cielo era stato tagliato da un fischio. Ma nessuno aveva immaginato l'inimmaginabile. "Anzi, pensavamo fosse esploso il deposito del carburante". E invece era stato un missile a passare sopra alle loro teste, a scoppiare pochi secondi dopo nel suo essiccatoio, a spazzare via due vite umane. E a trascinare il mondo sull'orlo della Terza guerra mondiale.

"Quel maledetto missile mi ha portato via "i due Bogdan", come li chiamavamo in azienda. Due operai che erano con me da ventidue anni, sin dalla fondazione, due grandissimi lavoratori, non ci riesco ancora a credere". A tarda sera Federico Viola è ancora scosso. Ieri mattina è andato a trovare una delle vedove dei suoi operai più fedeli, morti per un missile caduto da questa parte del confine. Per un proiettile "che tutti, fino all'alba, pensavamo provenisse dalla Russia". E Federico si è scusato, con la vedova di Bogdan. "Non ti devi scusare. Di cosa?", gli ha risposto lei. Di un missile che piomba in azienda come un presagio? Di un pezzo della guerra sporca di Putin che oltrepassa per la prima volta il confine della Nato? "Di cosa", ripete Federico, livido.

Missili sul confine, polizia e pompieri sul luogo dell'esplosione in Polonia

È già buio quando lo raggiungiamo nell'ufficio della sua Agrocom, l'azienda agricola che ha fondato decenni fa nelle terre incognite dell'Est, nella Polonia dei pionieri, degli italiani che ne videro il potenziale per primi. Una storia di tenacia veneta, di "duemila ettari che sono duemila problemi". E di lavoro sul confine ucraino. "Sa, qui nessuno ha mai pensato di essere in pericolo", alza le braccia Federico. Finché un sibilo ha attraversato il confine e ha trasformato questo punto minuscolo sulla cartina dell'Europa, questo paesino di cinquecento anime, nell'ombelico del mondo.

"Meno male che sappiamo che non sono stati i russi. Almeno, non volontariamente. Del resto, dopo la Prima guerra mondiale scoppiata per l'Arciduca, la Seconda guerra mondiale per Danzica, sarebbe stato un po' buffo far scoppiare la Terza per l'Arcinulla". Per la prima volta, Federico sorride.

Dall'ufficio dove lo abbiamo incontrato al suo essiccatoio del mais sono circa due chilometri. Quando ci passiamo davanti, il cielo è ancora rischiarato dai lampeggianti della polizia. Per tutto il giorno gli agenti e gli inquirenti che indagano sull'origine del missile hanno setacciato la zona per rintracciarne pezzi, sotto a una pioggia torrenziale, riparati solo da goffe cerate. Persino a Federico è stato interdetto l'accesso alla sua azienda: i poliziotti l'hanno blindata sin dai primi minuti dell'esplosione, quando ancora nessuno riusciva a capire nulla, quando sui social giravano, però, già i primi video, le prime ipotesi agghiaccianti. Un missile russo. Caduto in Polonia. Un Paese della Nato.

Sui dettagli è ancora buio pesto: almeno, per Federico. Un magistrato gli ha farfugliato poche parole, gli ha spiegato che non può rivelargli troppo delle indagini. E tutto intorno all'epicentro dell'angoscia del mondo, il piccolo villaggio a sette chilometri dalla frontiera è piombato in un cupo, surreale silenzio. Il sindaco ha ordinato tre giorni di lutto. Le scuole sono rimaste chiuse, ai bambini è stato offerto sostegno psicologico. Il trauma durerà a lungo.

Da Varsavia, in giornata, sono arrivate attraverso la radio e i principali canali tv le parole rassicuranti del presidente Duda, del premier Morawiecki. Il primo ha incontrato il direttore della Cia Williams Burns - gli americani stanno aiutando, nelle indagini sul missile. Ma già dai primi risultati si può escludere, hanno rassicurato anche i polacchi, l'ipotesi più apocalittica, che i proiettili siano partiti dalla Russia, dalla Bielorussia o dalla Crimea. "Non c'è attualmente alcun pericolo chiaro o diretto" contro la Polonia e i suoi cittadini, ha scandito Duda al termine della seconda riunione del Consiglio di sicurezza polacco in poche ore. Il missile proveniva dalla contraerea ucraina. Tutto risolto?

Nient'affatto. Dopo la lodevole cautela con cui il governo Morawiecki aveva reagito martedì sera alle prime, confuse notizie, invitando ripetutamente alla calma, a scartare fonti non ufficiali, a non lasciarsi andare a speculazioni, la tensione con Mosca è tornata alle stelle. Per Morawiecki "la colpa per la morte di due nostri concittadini è della Russia. Che ha attaccato l'Ucraina e la terrorizza attraverso attacchi intensi e diffusi. Lo Stato polacco non lascerà sole le famiglie delle vittime". E intanto lo stato di allerta militare è aumentato in tutto il Paese, l'ambasciatore russo è stato convocato dal ministero degli Esteri di Varsavia. Un gelido, durissimo colloquio durato appena quattro minuti. Il tempo di rassicurarsi reciprocamente che l'inimmaginabile non è accaduto e non dovrà mai accadere. Ma durerà?