Usa, i repubblicani riconquistano la Camera. La mano tesa di Biden: "Pronto a lavorare insieme"
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - A otto giorni dal voto, è nella democratica California che i repubblicani ottengono il 218esimo seggio, quello essenziale per ottenere la maggioranza alla Camera che gli darà modo di frenare - o quanto meno disturbare fortemente - l'agenda progressista del presidente Joe Biden. Un risultato che non sorprende, certo: era ampiamente previsto. Eppure la lentezza dello spoglio, negli ultimi giorni, aveva un po' illuso i democratici: che già speravano in un miracolo, grazie al voto postale che altrove li ha favoriti. Quella dei repubblicani è però una vittoria di misura. Si tratterà infatti di una maggioranza risicata.
NEW YORK - A otto giorni dal voto, è nella democratica California che i repubblicani ottengono il 218esimo seggio, quello essenziale per ottenere la maggioranza alla Camera che gli darà modo di frenare - o quanto meno disturbare fortemente - l'agenda progressista del presidente Joe Biden. Un risultato che non sorprende, certo: era ampiamente previsto. Eppure la lentezza dello spoglio, negli ultimi giorni, aveva un po' illuso i democratici: che già speravano in un miracolo, grazie al voto postale che altrove li ha favoriti. Quella dei repubblicani è però una vittoria di misura. Si tratterà infatti di una maggioranza risicata.
E probabilmente anche molto litigiosa, con i trumpiani più estremisti già pronti a barattare il loro voto solo in cambio di ampie concessioni ai loro obiettivi. A partire dal sostegno all'oggi leader della minoranza Kevin McCarthy, ieri scelto come candidato alla terza carica dello stato, il ruolo di Speaker, insomma: che bisognerà votare a maggioranza a gennaio. Ieri a una domanda diretta dei giornalisti McCarthy non ha esplicitato il suo endorsement a Donald Trump. Ma l'ala più intransigente dei trumpiani potrebbe chiedergli il sostegno al loro leader in cambio dei loro voti.
Il deputato numero 218 - quello cioè che con la sua vittoria ha sancito la sospirata maggioranza Rep alla Camera, riconquistata dopo 4 anni, riequilibrando così le forze al Congresso, visto che comunque vada al ballottaggio in Georgia, il Senato è già in mano democratica - si chiama Mike Garcia, è un ex aviatore 45enne di origini messicane, ed è stato rieletto nel 25esimo distretto anche grazie a quel voto latino che sta sempre più voltando le spalle al partito dell'asinello. Ha infatti battuto col 54,2 per cento dei voti, la dem Christy Smith ferma al 45,8.
E se in casa repubblicana siamo già alla resa dei conti, con l'accusa a Donald Trump - che ieri ha annunciato la sua terza corsa per la Casa Bianca - di aver determinato la sconfitta in Senato scegliendo candidati sbagliati ma a lui fedelissimi che in buona parte sono stati sconfitti, già da domani, c'è da esserne certi, qualche seria riflessione si farà pure in casa dem. Sì, perché a regalare la Camera ai repubblicani sono due Stati tradizionalmente dem: la California, appunto, ma pure New York. Dove - per carità, anche per colpa dell'accorpamento di diversi collegi elettorali - è andata molto male perfino al capo del comitato strategico dei dem, Sean Patrick Maloney, sconfitto nel suo 18esimo distretto.
Di sicuro per President Biden governare sarà più complicato. La camera offre ai legislatori della ristretta maggioranza Gop abbastanza margine di manovra da bloccare leggi e pure per avviare indagini, comprese quelle contro il presidente Biden. Ma certo non riusciranno a metterlo sotto impeachment, perché il Senato non lo permetterà. Il timore, è che useranno lo spettro dello shutdown - ovvero il blocco del bilancio federale - per costringere il governo quanto meno a mediare con loro.
Biden, dal canto suo, ha già teso la mano: "Gli elettori hanno respinto i negazionisti, la violenza politica e l'intimidazione. In queste elezioni ci hanno detto chiaramente le loro preoccupazioni: la necessità di ridurre i costi, tutelare il diritto a scegliere e preservare la democrazia", ha detto ieri, dopo l'annuncio del risultato. "Il futuro è troppo promettente per essere intrappolati in una guerra politica. Gli americani vogliono che ci concentriamo sui temi che sono a loro cari e che rendiamo le loro vite migliori. Lavorerò con chiunque voglia lavorare con me per offrire questi risultati agli americani".
Non sarà facile. Kevin McCarthy ha subito risposto al suo messaggio dicendo che "gli americani sono pronti per una nuova direzione". Si salvi chi può