TAVRYCHANKA (KHERSON) - La riva meridionale del Dnipro è lastricata di trincee, lunghi tunnel paralleli all'acqua profondi un metro e mezzo scavati nella terra rossiccia. Una bandiera russa impolverata sventola su un'asta piantata nel terreno. Qualche metro più avanti, lungo la discesa che porta verso il letto del fiume, alcuni soldati si riparano dietro un furgone abbandonato, usato come barricata. Sulla sua fiancata è stata disegnata una grande lettera Z. Ogni tanto qualcuno di loro fa esplodere dei colpi di kalashnikov verso le posizioni dell'esercito ucraino sulla sponda opposta, per tentare di intimorirlo.
Da quando le truppe di Mosca hanno abbandonato la città di Kherson il Dnipro è diventato il fronte naturale. Le truppe di Putin hanno quasi totalmente lasciato la riva orografica destra e stanno ora costruendo sulla sponda opposta la "linia oboroni": una enorme linea di difesa fatta di centinaia di trincee che s…
TAVRYCHANKA (KHERSON) - La riva meridionale del Dnipro è lastricata di trincee, lunghi tunnel paralleli all'acqua profondi un metro e mezzo scavati nella terra rossiccia. Una bandiera russa impolverata sventola su un'asta piantata nel terreno. Qualche metro più avanti, lungo la discesa che porta verso il letto del fiume, alcuni soldati si riparano dietro un furgone abbandonato, usato come barricata. Sulla sua fiancata è stata disegnata una grande lettera Z. Ogni tanto qualcuno di loro fa esplodere dei colpi di kalashnikov verso le posizioni dell'esercito ucraino sulla sponda opposta, per tentare di intimorirlo.
Da quando le truppe di Mosca hanno abbandonato la città di Kherson il Dnipro è diventato il fronte naturale. Le truppe di Putin hanno quasi totalmente lasciato la riva orografica destra e stanno ora costruendo sulla sponda opposta la "linia oboroni": una enorme linea di difesa fatta di centinaia di trincee che si allunga su tutta la costa e che è larga decine e decine di chilometri. Dall'altro lato gli ucraini stanno invece provando a impedire ai russi di realizzare le fortificazioni sparano incessantemente missili e colpi di artiglieria.
Le trincee della "linia oboroni" sono scavate nelle pianure della steppa. La linea inizia sul confine tra l'oblast di Kherson e quello di Zaporizhya, non lontano da Mariupol, per terminare sulle rive del Dnipro. Entrando al suo interno si incontrano migliaia di carri armati, mezzi militari e furgoni che si dirigono nella direzione opposta, verso il Donbass. Molti provengono dalle zone da cui i russi si sono ritirati.
Negli scorsi mesi, infatti, i soldati di Mosca stazionati in queste regioni sono stati colpiti da ripetuti attentati: autobombe, incendi dolosi, esplosioni generate da ordigni artigianali. Oppure attacchi missilistici dell'esercito ucraino resi possibili dalle segnalazioni sull'ubicazione delle truppe a parte della popolazione locale. Le indagini hanno portato all'arresto di comuni cittadini che fornivano informazioni alle forze armate di Kiev.
Arrivati a una decina di chilometri dal Dnipro i check point iniziano ad essere pattugliati da giovani uomini con il viso coperto dai passamontagna, sotto il quale spuntano delle lunghe barbe scure. Sulle divise, all'altezza del cuore, hanno cucite delle toppe verdi che recano la scritta "Ahmat Sila". Sono le forze speciali cecene alle quali la Russia ha totalmente appaltato il controllo di una intera parte della "linia oboroni". Alleate dell'esercito di Mosca ma dotate di un forte grado di indipendenza, esse controllano interi villaggi sparsi nelle pianure. Vivono in caserme isolate nel nulla oppure nei villaggi, dentro case abbandonate dai cittadini fuggiti sull'altro lato del fiume in seguito all'arrivo dei russi. Spesso in abitazioni che furono di nazionalisti ucraini o di politici avversi a Mosca. Oltre a pattugliare le strade i ceceni combattono per diversi chilometri dalle prime linee di fuoco lungo il fiume e, qualche chilometro più indietro, conducono a loro volta operazioni di "zachistka".
La lite tra militari russi in fuga da Kherson, soldato viene quasi gettato dal camion in corsa
Nelle scorse settimane migliaia di persone sono fuggite da Kherson. Molte si sono momentaneamente sistemate in alloggi messi a disposizione dal governo russo nella regione di Genischensk, vicino alla Crimea. Si tratta soprattutto di ex "collaborazionisti" oppure di coloro che preferiscono vivere sul lato dei russi. "Sono fuggita qui con mio marito e i miei figli perché ci sentiamo russi" racconta una giovane donna sulla quarantina. "I miei genitori sono invece rimasti a Kherson perché mio padre si identifica totalmente nell'Ucraina". I fuggiaschi che lo vorranno verranno inseriti in un programma promosso delle autorità di Mosca che li farà trasferire in Russia.