Haiti, dilaga il colera. La causa: l'approvvigionamento idrico minato dalla guerra tra bande
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoQuello che era prevedibile accadesse alla fine è successo. Haiti rischia di vivere l’ennesimo incubo sanitario come nel 2010 quando 10 mila persone persero la vita a causa del colera. Prigioniera delle bande criminali che comandano sull’isola, la popolazione è spesso costretta a rifornirsi di acqua potabile da fonti idriche malsane, contaminate dai liquami delle fogne. Le gravi carenze sanitarie, l’estrema povertà, la difficoltà negli approvvigionamenti a causa degli scontri tra gang complicano la già difficile esistenza quotidiana.
L'allarme del ministero della Salute
Un mese fa il ministero della Salute aveva denunciato che 47 persone erano morte a causa del batterio; ieri il capo dell’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), Carisse Etienne, ha aggiornato il bilancio: il numero di vittime è salito a 161 e cresce ogni giorno. Ci sono almeno 7 mila sospetti di infezione e un altro mezzo milion…
Quello che era prevedibile accadesse alla fine è successo. Haiti rischia di vivere l’ennesimo incubo sanitario come nel 2010 quando 10 mila persone persero la vita a causa del colera. Prigioniera delle bande criminali che comandano sull’isola, la popolazione è spesso costretta a rifornirsi di acqua potabile da fonti idriche malsane, contaminate dai liquami delle fogne. Le gravi carenze sanitarie, l’estrema povertà, la difficoltà negli approvvigionamenti a causa degli scontri tra gang complicano la già difficile esistenza quotidiana.
L'allarme del ministero della Salute
Un mese fa il ministero della Salute aveva denunciato che 47 persone erano morte a causa del batterio; ieri il capo dell’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS), Carisse Etienne, ha aggiornato il bilancio: il numero di vittime è salito a 161 e cresce ogni giorno. Ci sono almeno 7 mila sospetti di infezione e un altro mezzo milione di abitanti è a rischio. L’attuale focolaio, ricordano le autorità sanitarie, è divampato all’inizio di ottobre quando due casi erano stati segnalati nell’area metropolitana di Port-au-Prince. Ma è nello slum di Cité Soleil, sempre nella periferia della capitale, che il colera ha più presa. Qui sorge il terminal dove giungono tutte le merci e gli aiuti dall’estero. Compreso il gas e il petrolio che vengono stoccati per essere inseriti nella rete di distribuzione. Ma il terminal è rimasto per mesi nelle mani della "400 Mawozo” la gang che impediva i rifornimenti. Senza carburante si sono fermate anche le pompe che succhiavano l’acqua da immettere nel sistema idrico. E la poca acqua disponibile si è presto inquinata con liquidi fognari. Un vero disastro.
La guerra tra le bande
Solo l’arresto e l’estradizione negli Usa del capo della gang, un ex poliziotto che aveva fatto il salto verso la criminalità perché più redditizio, hanno creato le condizioni per avviare una trattativa con il boss di una banda rivale che contendeva il controllo del territorio. A suon di quattrini e promesse, il tipo ha accettato di liberare l’area e gli aiuti, assieme al gas e il petrolio, sono ripresi. L’acqua è tornata a sgorgare dai rubinetti, ma il danno era già fatto. La gente ha cominciato ad ammalarsi e il colera si è diffuso sull’isola. Le ong, come Medici senza Frontiere, veri eroi rimasti ancora ad Haiti per curare e assistere la popolazione, non hanno i mezzi e la dovuta sicurezza per arrivare nei luoghi più remoti, dove nessuno si avventura.
Le colpe dell'Onu
Haiti era rimasta immune da questo flagello fino al 2010. Poi, per una contaminazione provocata dai servizi della struttura Onu presente con la sua missione, il colera si è riaffacciato e ha fatto strage: 100 mila morti e due milioni di infettati. Le Nazioni Unite, già al centro di una polemica per degli stupri addebitati ad alcuni caschi blu di nazionalità nepalese, ne uscirono a pezzi. Si scusarono pubblicamente e il Palazzo di Vetro, rassegnato al fallimento di una missione su cui faceva affidamento, decise di concludere questo impegno.
L’assassinio del presidente Jovenal Moïse, il 7 luglio del 2021, ha aggravato la crisi politica su cui si avvitava l’isola. Il clamoroso attentato non è stato ancora chiarito. Ci sono tre presunti mandanti in carcere che rischiano l’ergastolo, oltre a un pugno di mercenari colombiani e venezuelani catturati che devono essere processati.
Il blocco delle istituzioni
Da allora tutte le istituzioni sono paralizzate perché l’una legata all’altra. Ci vogliono delle elezioni per rinnovare il Parlamento che nomina il presidente che a sua volta conferisce l’incarico a un premier che forma un governo. Tutto sempre rinviato. A favore della criminalità e adesso del colera. L’Onu ha lanciato un appello per raccogliere 150 milioni di dollari e aiutare Haiti a uscire dal suo inferno. Ma finora nessuno ha risposto. Non ci sono soldi nel mondo e pochi sono disposti a spenderli per qualcosa che considera persa in partenza. L’ex isola dei dannati resta schiava di se stessa.