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L’Iran in fiamme: bombe molotov contro casa Khomeini

(ansa)
A due mesi dall’avvio delle rivolte e della dura repressione manifestazioni in tutto il Paese: attacchi anche contro Pasdaran e imam
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Le proteste anti-governative in corso in Iran da ormai più di due mesi colpiscono ora i luoghi simbolo del potere religioso e militare della Repubblica islamica: i seminari sciiti, gli uffici degli imam, le sedi dei basiji, la milizia paramilitare usata per reprimere le piazze. Nella notte tra giovedì e venerdì ci sono state decine di manifestazioni in tutto il Paese e qualche migliaio di persone si sono radunate anche per le strade della conservatrice Khomein, una media città nel centro dell'Iran famosa per essere il posto in cui è nato l'ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica.

Iran, manifestanti danno alle fiamme la casa museo di Khomeini


Un video diffuso da diversi account social che monitorano le manifestazioni mostra le fiamme davanti a quella che fu la sua casa fino a 19 anni e che da tempo è un museo dedicato alla sua vita. Si sente la voce di una donn…

Le proteste anti-governative in corso in Iran da ormai più di due mesi colpiscono ora i luoghi simbolo del potere religioso e militare della Repubblica islamica: i seminari sciiti, gli uffici degli imam, le sedi dei basiji, la milizia paramilitare usata per reprimere le piazze. Nella notte tra giovedì e venerdì ci sono state decine di manifestazioni in tutto il Paese e qualche migliaio di persone si sono radunate anche per le strade della conservatrice Khomein, una media città nel centro dell'Iran famosa per essere il posto in cui è nato l'ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica Islamica.

Iran, manifestanti danno alle fiamme la casa museo di Khomeini


Un video diffuso da diversi account social che monitorano le manifestazioni mostra le fiamme davanti a quella che fu la sua casa fino a 19 anni e che da tempo è un museo dedicato alla sua vita. Si sente la voce di una donna: "Hanno bruciato la casa di Khomeini", poi quella di una bambina: "Hanno bruciato anche le bandiere". Il fuoco che arde davanti alla casa del padre della rivoluzione islamica è un'immagine di enorme impatto simbolico per gli iraniani, è la rappresentazione visiva della crisi di legittimità del sistema. "Non vogliamo la Repubblica islamica, via i mullah", gridano i manifestanti.


Le autorità di Khomein hanno diffuso subito un comunicato per smentire che la struttura fosse stata attaccata pur confermando che c'era stata una protesta. L'agenzia di stampa Tasnim, legata ai Pasdaran, ha pubblicato una vecchia foto del cortile interno assicurando che "le porte della casa del defunto fondatore della grande rivoluzione sono aperte al pubblico". La struttura sulla riva nord del fiume Khomein fu costruita durante la dinastia dei Qajar: ha quattro ampi cortili interni e una fila di archi che la circondano, separati dal corpo centrale. Secondo fonti iraniane indipendenti un gruppo di manifestanti si è staccato dal corteo principale e ha lanciato delle molotov contro l'arcata laterale. La struttura non ha subito danni. 


Scene simili si sono viste a Qom, la città dei più importanti seminari sciiti dove i manifestanti hanno lanciato bottiglie incendiarie contro un seminario, a Toisarkan, dove hanno dato fuoco alla porta dell'ufficio dell'imam responsabile della preghiera del venerdì, a Izeh, nel Khuzestan, Sud Ovest, con il fuoco appiccato a un altro centro sciita. Izeh è il centro di maggiore tensioni in questi giorni. Ieri erano in migliaia al funerale di Kian Pirfalak, un bambino di nove anni ucciso durante una manifestazione in cui sono morte almeno altre sette persone. Il governo sostiene che sia stata opera di "terroristi" finanziati dall'esterno, media di Stato e funzionari pubblici parlano di "guerra civile" fomentata dalle "intelligence di Usa, Israele, Regno Unito", facendo temere una repressione ancora più brutale. Ma molti iraniani continuano a scendere in strada per chiedere libertà e diritti civili e politici.


La madre di Kian ieri ha sfidato apertamente la versione del governo: sono state le forze di sicurezza a uccidere mio figlio, non i "terroristi", ha detto. Gli agenti spesso in borghese sparano, le famiglie seppelliscono figli, nipoti, sorelle - le vittime minorenni sono almeno 50 - e ogni cerimonia funebre diventa una nuova manifestazione di protesta più partecipata. Ieri erano in migliaia a Mahabad, nel nord, a Chabahar e Zahedan, nel sud, a Gilan, Rasht, Teheran. Ci sono stati episodi molto violenti. Un colonnello dei Guardiani della rivoluzione, Nader Beyrami, comandante dell'intelligence dei Pasdaran nella città di Sahneh è stato pugnalato a morte, secondo i media governativi. I suoi killer sarebbero stati arrestati.