Scozia, parla il “ministro" degli Esteri: “Ecco perché saremo indipendenti e torneremo in Ue, è inevitabile”
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. “Noi scozzesi avremo la nostra indipendenza e torneremo nell'Unione Europea. E vedrete che accadrà. Non c’è scampo. La storia lo insegna: gli inglesi dicono sempre di no, ma alla fine cedono”. Angus Robertson, 53 anni, è il pugnace “ministro” degli Esteri del governo scozzese della prima ministra indipendentista Nicola Sturgeon e leader del partito Snp (Scottish National Party). Origini austriache, “Braveheart” di ferro, occhi di ghiaccio, abbiamo incontrato Robertson a Londra, nella luminosa Scotland House, a pochi passi da dove venne trovato impiccato Roberto Calvi, sotto il ponte dei “Frati Neri” di Blackfriars. Il fedelissimo di Sturgeon è talmente convinto della prossima indipendenza della Scozia dal Regno Unito post Brexit che talvolta ruota le pupille con supponenza, o sfora nella tracotanza o nelle provocazioni ai giornalisti di essere “troppo pessimisti” sul futuro di Edi…
LONDRA. “Noi scozzesi avremo la nostra indipendenza e torneremo nell'Unione Europea. E vedrete che accadrà. Non c’è scampo. La storia lo insegna: gli inglesi dicono sempre di no, ma alla fine cedono”. Angus Robertson, 53 anni, è il pugnace “ministro” degli Esteri del governo scozzese della prima ministra indipendentista Nicola Sturgeon e leader del partito Snp (Scottish National Party). Origini austriache, “Braveheart” di ferro, occhi di ghiaccio, abbiamo incontrato Robertson a Londra, nella luminosa Scotland House, a pochi passi da dove venne trovato impiccato Roberto Calvi, sotto il ponte dei “Frati Neri” di Blackfriars. Il fedelissimo di Sturgeon è talmente convinto della prossima indipendenza della Scozia dal Regno Unito post Brexit che talvolta ruota le pupille con supponenza, o sfora nella tracotanza o nelle provocazioni ai giornalisti di essere “troppo pessimisti” sul futuro di Edimburgo lontana da Londra.
Mercoledì prossimo è un giorno importante. La Corte Suprema britannica darà il suo verdetto sul ricorso del governo di Sturgeon per tenere un secondo referendum sull’indipendenza - dopo quello perso nettamente nel 2014 - senza il consenso del governo britannico, che sinora lo ha sempre negato “perché si era detto che la consultazione di 8 anni fa sarebbe valsa almeno per una generazione”. Ma gli indipendentisti non ci stanno, anche perché quel referendum si svolse con il Regno Unito ancora saldamente in Ue. E adesso, visto che il 62% degli scozzesi nel 2016 votò contro la Brexit, vogliono prima l’indipendenza e poi tornare a far parte dell’Unione Europea.
Signor Robertson, perché è così convinto che voi indipendentisti la spunterete?
“Perché gli scozzesi vogliono l’Ue, perché il nostro partito ha ottenuto quasi il 50% alle ultime elezioni, caso unico in Europa, e anche i Verdi vogliono indipendenza ed Europa. In democrazia vince la maggioranza, no? E la maggioranza, in Scozia, è per l’indipendenza. Per questo, stiamo facendo di tutto per tenere un altro referendum il prossimo autunno. Ma deve essere una consultazione legale e approvata dal governo britannico: questo per noi è fondamentale”.
Ma, da Johnson a Sunak, dai primi ministri a Londra, che hanno l’ultima parola in materia, ricevete solo porte in faccia…
“Cederanno, vedrete. I danni della Brexit saranno sempre più evidenti. L’esecutivo britannico è sempre meno un esempio di stabilità, sicurezza e buon governo. E anche il Labour di Keir Starmer si è screditato in Scozia affossando l’indipendenza. I sondaggi dicono che in Scozia la maggioranza della popolazione non crede che il Regno Unito esisterà più nel giro di cinque anni. I giovani scozzesi tra i 18 e i 35 anni sostengono l’indipendenza tra il 60 e il 70%. E più ci negheranno il referendum, più il movimento indipendentista crescerà. Non ce ne andremo mai. A quel punto non potranno che arrendersi. È anche la storia del nostro federalismo e del nostro rapporto con gli inglesi: dicono sempre di no, no, no… ma poi cedono. Non è retorica: siamo terribilmente seri su tutto questo”.
Non teme che il caos e le turbolenze che la Brexit ha causato in Irlanda del Nord siano un deterrente per il sostegno degli scozzesi all’indipendenza? Tra l’altro, se davvero rientrerete nell'Ue e nel mercato unico europeo, si dovrà mettere un confine tra Scozia e Inghilterra.
“Assolutamente no. Innanzitutto l’Irlanda del Nord ha uno status speciale che anche noi vorremmo: ossia far parte anche del mercato unico europeo, oltre a quello britannico. Secondo: possiamo trovare un accordo come la Common Travel Area tra Irlanda e Regno Unito, con i cittadini che possono circolare liberamente e anche il commercio di servizi, mentre sulle altre merci e i relativi controlli voglio solo dire che esportiamo più beni manifatturieri nel resto del mondo che verso il Regno Unito. Quindi l’impatto sarebbe relativo. In ogni caso, il nostro obiettivo è tornare nel mercato collettivo più grande del mondo, ossia quello unico europeo. La nostra popolazione sta calando, è un grande problema per noi: abbiamo bisogno di migranti e della libera circolazione europea ”.
Crede che il nuovo, pragmatico primo ministro britannico Rishi Sunak possa essere più malleabile dei suoi predecessori?
“Non credo proprio, ma vedremo, è solo all’inizio. Di certo, ha iniziato meglio rispetto al predecessore Liz Truss che diceva di non voler neanche parlare con Sturgeon… noi vogliamo avere buone relazioni con Londra, ma il nostro mandato per l’indipendenza è chiarissimo”.
E se la Corte Suprema britannica mercoledì vi desse torto? Andreste subito a elezioni per ravvivare la campagna referendaria e indipendentista?
“Vedremo. In ogni caso, verrà soltanto ritardato l’inevitabile epilogo. Ora nei sondaggi siamo 50-50. Nel 2014 eravamo al 20% e prendemmo il 46%”.
Come pensate di entrare facilmente in Europa? C’è la Spagna che potrebbe opporsi per la questione della Catalogna. Non avete i parametri economici in linea con il 3% di deficit. E in teoria dovreste anche adottare l’euro al posto della sterlina.
“Avremo tutti i parametri a posto al momento giusto. Siamo una delle nazioni più ricche a voler diventare indipendenti nella storia recente. Per quanto riguarda il resto, quando vado in Europa percepisco una straordinaria empatia nei nostri confronti. Non credo ci saranno problemi: molte persone a Bruxelles vogliono la Scozia nell'Ue…”.
Voi da sempre volete liberarvi dei sottomarini nucleari - il progetto “Trident” - ma in questo momento, con l’aggressione della Russia, la sicurezza internazionale è vitale. Siete sempre dello stesso parere, in caso di indipendenza?
“La nostra posizione è la stessa di Danimarca e Norvegia. Vogliamo essere partecipanti attivi della Nato, ma non vogliamo ospitare testate nucleari nel nostro territorio. Se il governo del Regno Unito vorrà mantenere il deterrente nucleare, sarà un problema di Londra. Non nostro”.