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Turchia e Iran contro i curdi. Erdogan mobilita l'esercito: "Entriamo in Siria"

(afp)
Dopo l'attentato di Istanbul il presidente turco ha autorizzato bombardamenti in Siria e in Iraq. A est, al confine iracheno-iraniano, l'offensiva contro i gruppi curdi è guidata dall'Iran che li accusa di fomentare le proteste
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Rivali storici in Medio Oriente, la Turchia e l’Iran hanno nel mirino un nemico comune - i curdi - che ora rischiano di ritrovarsi stritolati da due offensive militari in Siria e in Iraq. Nel fine settimana Erdogan ha autorizzato bombardamenti contro le postazioni curde nel Nord dell’Iraq e nel Nord della Siria, prendendo di mira anche Kobane, la città conosciuta per la sua eroica resistenza contro l’Isis, mentre l’esercito turco ammassava truppe lungo il confine in vista di una operazione di terra che il presidente turco rivendica esplicitamente: «Se Dio vuole, presto li eradicheremo con i nostri carri armati, la nostra artiglieria e i nostri soldati», ha detto ieri. L’attentato di Istanbul della scorsa settimana in cui sono morte sei persone c’entra in parte: la Turchia accusa il Pkk, il partito dei lavoratori curdi considerato organizzazione terroristica anche da Usa e Ue, e le Ypg, le milizie curde siriane, che per Ankara sono…

Rivali storici in Medio Oriente, la Turchia e l’Iran hanno nel mirino un nemico comune - i curdi - che ora rischiano di ritrovarsi stritolati da due offensive militari in Siria e in Iraq. Nel fine settimana Erdogan ha autorizzato bombardamenti contro le postazioni curde nel Nord dell’Iraq e nel Nord della Siria, prendendo di mira anche Kobane, la città conosciuta per la sua eroica resistenza contro l’Isis, mentre l’esercito turco ammassava truppe lungo il confine in vista di una operazione di terra che il presidente turco rivendica esplicitamente: «Se Dio vuole, presto li eradicheremo con i nostri carri armati, la nostra artiglieria e i nostri soldati», ha detto ieri. L’attentato di Istanbul della scorsa settimana in cui sono morte sei persone c’entra in parte: la Turchia accusa il Pkk, il partito dei lavoratori curdi considerato organizzazione terroristica anche da Usa e Ue, e le Ypg, le milizie curde siriane, che per Ankara sono una prosecuzione in Siria del Pkk. I curdi negano, del resto i turchi non hanno reso pubbliche finora prove certe dei legami tra la presunta attentatrice e il Pkk o le Ypg, ma l’invasione di terra nel nord della Siria porababilmente sarebbe stata annunciata anche senza la bomba di Istanbul, perché è un progetto di Erdogan dal 2019.

Sarebbe infatti la quarta offensiva anticurda con tank e mezzi pesanti, con l’obiettivo di creare una “zona cuscinetto”, a maggioranza araba sunnita, nel nord della Siria fino all’Iraq, reinsediandovi i siriani profughi ora in Turchia. Il piano preoccupa russi e americani che in quella area hanno i loro alleati: i russi gli iraniani e il regime di Assad, gli americani le Forze democratiche siriane, ma Erdogan in questa fase è un partner troppo importante, non solo in Ucraina. Nei raid del fine settimana sulla Siria Ankara ha usato uno spazio aereo controllato da russi e americani, segno che Washington e Mosca sono disposti a concessioni sulle “preoccupazioni di sicurezza” di Erdogan. Un’invasione di terra però destabilizzerebbe un’area di emergenza umanitaria dove operano anche gruppi jihadisti. Ieri l’inviato presidenziale russo in Siria Alexander Lavrentyev ha chiesto ai turchi di «mostrare una certa moderazione» evitando «l’uso eccessivo della forza sul territorio siriano». Di «proporzionalità» nella risposta ha parlato anche la Germania. Più a Est, l’altro fronte ad alta tensione è il confine tra Iraq e Iran. I Guardiani della rivoluzione hanno lanciato ieri nuovi attacchi contro i gruppi di dissidenti curdi iraniani nel nord dell’Iraq, che l’Iran accusa di fomentare le proteste in corso da più di due mesi. Teheran ha chiesto al governo iracheno filoiraniano di disarmare i gruppi curdi entro dieci giorni. Altrimenti, e questo è il non detto che circola in ambienti militari, gli iraniani potrebbero minacciare un’operazione di terra per “mettere in sicurezza” il confine con l’Iraq. Contro i curdi, stretti da due lati.