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Preparavano un attentato contro la sinagoga di New York: uno di loro è il nipote di un sopravvissuto all'Olocausto

Erano armati e pronti a fare una strage. Sui social due ragazzi, poco più che ventenni, avevano dichiarato il loro intento omicida: "Venerdì ci saranno grossi movimenti". Ora rischiano venti'anni di carcere
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New York - Uno è affetto da disordine bipolare, l’altro da schizofrenia: insieme progettavano una strage in una delle sinagoghe di New York. Ma quello che ha inquietato gli investigatori è scoprire un altro dettaglio: uno dei due giovani aspiranti terroristi è di origine ebrea e nipote di un sopravvissuto all’Olocausto. Si chiama Matthew Mahrer, ha 22 anni, e sabato si è presentato nell'aula della Criminal Court di Manhattan con un giubbotto di jeans, felpa con su stampata una foto pop, la mascherina antiCovid a coprirgli metà volto, i capelli lunghi arruffati, le mani dietro la schiena, ammanettate. Il giudice ha ordinato di tenerlo rinchiuso in carcere e ha stabilito una cauzione da 150 mila dollari in contanti per la sua scarcerazione, in attesa del processo. Non è stato ancora deciso se incriminare lui e il suo compagno, Christopher Brown, 21 anni, a cui è stata negata anche la cauzione, per violazione di reati feder…

New York - Uno è affetto da disordine bipolare, l’altro da schizofrenia: insieme progettavano una strage in una delle sinagoghe di New York. Ma quello che ha inquietato gli investigatori è scoprire un altro dettaglio: uno dei due giovani aspiranti terroristi è di origine ebrea e nipote di un sopravvissuto all’Olocausto. Si chiama Matthew Mahrer, ha 22 anni, e sabato si è presentato nell'aula della Criminal Court di Manhattan con un giubbotto di jeans, felpa con su stampata una foto pop, la mascherina antiCovid a coprirgli metà volto, i capelli lunghi arruffati, le mani dietro la schiena, ammanettate. Il giudice ha ordinato di tenerlo rinchiuso in carcere e ha stabilito una cauzione da 150 mila dollari in contanti per la sua scarcerazione, in attesa del processo. Non è stato ancora deciso se incriminare lui e il suo compagno, Christopher Brown, 21 anni, a cui è stata negata anche la cauzione, per violazione di reati federali, possesso d’arma e minacce di atti terroristici, reati per i quali rischiano almeno vent’anni di carcere.

“Ci sono molte questioni sul tavolo”, ha dichiarato l’avvocato di Mahrer, Brandon Freyont, che ha definito il ragazzo affetto da autismo, disordine bipolare, ansia e un disordine da deficit di attenzione-iperattività noto come Adhd. “Il mio cliente - ha aggiunto. è di origine ebrea, vive con i suoi genitori e il nonno, un uomo di 93 anni sopravvissuto all’Olocausto. Il ragazzo è anche in cura”. Ma le parole dell’avvocato, che ha provato a ridurre la storia a un caso di disturbo mentale, sono state respinte con durezza dal sindaco di New York, Eric Adams: “Questa - ha detto - non è una blanda minaccia, ma una minaccia reale”. 

Mahrer e il suo amico erano pedinati dalla polizia dal 12 novembre, da quando su un social era apparso un messaggio anonimo che diceva: “venerdì ci saranno grossi movimenti”. In un altro post c’era scritto: “Dovrò chiedere al prete se devo sposarmi o sparare in una sinagoga e morire”. I tecnici informatici della polizia di New York erano risalti al computer da cui erano stati scritti: risultava essere in una clinica veterinaria dove lavorava Brown. Seguendo lui, sono arrivati anche al suo amico. Sono stati individuati venerdì sera mentre parlavano all’incrocio tra la 34ª Street e la 7ª Avenue. Uno dei due, la polizia non ha indicato chi, indossava una fascia neonazista al braccio. Gli agenti in servizio alla stazione li hanno seguiti mentre si avviavano a Penn Station per prendere un treno della linea ferroviaria di Long Island.

All’uscita dell’ascensore, Mahrer e Brown hanno trovato la polizia. Indosso, uno dei due aveva un’arma, probabilmente una pistola semiautomatica. Secondo gli investigatori, i due avevano deciso di usare l’appartamento di Mahrer, nell’Upper West Side di Manhattan, come base per l’attacco ed è lì che, durante una perquisizione, la polizia ha trovato uno zaino con dentro una pistola Glock, un coltello da guerra, una maschera da sci di colore nero, un’altra arma, di cui non è stato indicato il modello ma con il numero di immatricolazione abraso, un puntatore laser e un “esteso arsenale di munizioni”, oltre a giubbotti antiproiettili e fasce da indossare al braccio con simbolizi nazi. “Fasce naziste a New York nel 2022 - ha commentato il sindaco - pensateci per un momento”.

I genitori di Mahrer, sconvolti, hanno subito collaborato con la polizia e fornito altri dettagli della vita del figlio, che era tornato a vivere con loro dopo aver passato mesi nei ricoveri per homeless. Ma ancora nessuno è in grado di capire che cosa lo abbia portato a progettare, o forse a partecipare, convinto dal suo amico, a un attacco alla sinagoga. La sorella di Brown ha definito il fratello uno “schizofrenico”. “Ha bisogno di aiuto”, ha aggiunto. Poco più di una settimana fa era stato arrestato in New Jersey un uomo che aveva minacciato di compiere una strage in un’altra sinagoga. A New York le misure di sicurezza attorno alle sinagoghe di New York sono state rinforzate. 

Nella Grande Mela gli episodi di antisemitismo hanno registrato un’impennata: nel 2021 sono stati 416, tra cui cinquantuno aggressioni, in media quasi una all’alla settimana. Nel 2020 erano stati in tutto dodici. Sui social sono virali i messaggi antisemiti lanciati dal rapper Kanye West e rilanciati dal giocatore dei Brooklyn Nets Kyrie Irving, poi sospeso dalla sua franchigia. Irving si è scusato pubblicamente, ma l’onda lunga suprematista sta facendo proseliti. “È diventato normale da parte di star e politici - ha commentato il sindaco Adams - spingere ad armarsi. Dal massacro di afroamericani a Buffalo a quello in un club Lgbtq+ a Colorado Springs, vediamo comunità messe sempre più nel mirino”. Anche da insospettabili figli di ebrei.