Brasile, Bolsonaro fa ricorso contro l'elezione di Lula e cita "irregolarità". Folla dei suoi sostenitori davanti alle caserme
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLIMA – Jair Bolsonaro non ci sta. Contesta il risultato elettorale che lo ha visto sconfitto di misura il 30 ottobre scorso da Lula. Dice che il voto è stato truccato, che la colpa è di una parte delle 287 mila urne elettroniche, quelle dei modelli creati prima del 2020: presentano delle incongruità rispetto al primo turno. Non fornisce delle prove concrete. Ma tanto basta per fargli presentare un ricorso al Tribunale Superiore Elettorale del Brasile con cui chiede che il risultato sia annullato. Il documento è stato sottoscritto anche dal presidente del suo partito, il Partito Liberale, Valdemar Costa Neto.
Il presidente del Tribunale Elettorale, Alexander de Moraes, ha concesso 24 ore ai ricorrenti: se non verranno offerte delle prove concrete il ricorso verrà respinto. La nuova offensiva del leader dell’estrema destra arriva dopo tre settimane di assoluto silenzio. Dopo la sconfitta al ballottaggio si è chiuso nel palazzo de l&…
LIMA – Jair Bolsonaro non ci sta. Contesta il risultato elettorale che lo ha visto sconfitto di misura il 30 ottobre scorso da Lula. Dice che il voto è stato truccato, che la colpa è di una parte delle 287 mila urne elettroniche, quelle dei modelli creati prima del 2020: presentano delle incongruità rispetto al primo turno. Non fornisce delle prove concrete. Ma tanto basta per fargli presentare un ricorso al Tribunale Superiore Elettorale del Brasile con cui chiede che il risultato sia annullato. Il documento è stato sottoscritto anche dal presidente del suo partito, il Partito Liberale, Valdemar Costa Neto.
Il presidente del Tribunale Elettorale, Alexander de Moraes, ha concesso 24 ore ai ricorrenti: se non verranno offerte delle prove concrete il ricorso verrà respinto. La nuova offensiva del leader dell’estrema destra arriva dopo tre settimane di assoluto silenzio. Dopo la sconfitta al ballottaggio si è chiuso nel palazzo de l’Alvorada e si è limitato a svolgere le normali attività di governo. Non è più uscito dal suo letargo autoimposto sin dalla sera del 30 ottobre scorso quando prima di conoscere il risultato definitivo si è chiuso in camere e si è messo a dormire. Non ha trasmesso un messaggio di congratulazioni a Lula come prevede la prassi. Ha lasciato sfogare la piazza ed è intervenuto solo dopo le numerose pressioni dei suoi stessi alleati che gli chiedevano un pronunciamento pubblico.
Brasile, sostenitori di Bolsonaro lanciano un sos luminoso in cielo per gli extraterrestri
La partita sembrava chiusa. Anche perché il passaggio dei poteri nel frattempo è iniziato, le delegazioni dei due governi, quello in carica e quello che entrerà in funzione il primo gennaio 2023, si sono incontrare e lo staff di Lula ha cominciato a trattare con il Congresso, dove l’opposizione è maggioritaria, per garantirsi i voti quando si tratterà di varare i primi provvedimenti promessi in campagna elettorale: mantenere la Bolsa Familia a 600 reais, 150 euro, e dare da mangiare a 30 milioni di indigenti. Lula, nel frattempo, è volato in Egitto al vertice sull’ambiente del Cop27 e sulla strada di ritorno si è fermato in Portogallo dove ha incontrato il presidente e il premier António Costa concedendosi l’ennesimo bagno di folla. Al suo rientro a San Paolo ha dovuto sottoporsi a un intervento alle corde vocali per un nodulo che i medici temevano fosse provocato dal tumore che il padre della sinistra brasiliana ha già affrontato un paio di anni fa. Nulla di preoccupante, ma la parte sospetta è stata comunque rimossa.
Jair Bolsonaro ne ha approfittato per dare nuovamente fuoco alle polveri della protesta. La gente è tornata in piazza e davanti alle caserme. In modo questa volta più organizzato, con decine di scontri e assalti sempre contenuti dalla polizia che ha proceduto a degli arresti. Il presidente sconfitto ha deciso di agire anche sul piano istituzionale. Gioca su due piani: rispetta la legge, evita che gli siano contestati reati gravi come sommossa e attentato alla Costituzione, ma soffia sul fuoco della sommossa. Il ricorso presentato offre lo spunto alla fetta consistente del Brasile che non è disposta ad accettare la vittoria di Lula.
Sembra di assistere alla strategia di Donald Trump. Ricorso legale contro il risultato e nessuna condanna di chi punta al golpe. Ad essere contestato è il codice seriale delle macchinette elettroniche che registrano il voto espresso. Il file generato dall’urna elettorale, il cosiddetto “registro delle urne”, non sarebbe corrispondente all’urna fisicamente presente sul posto. L’anomalia, smentita da decine di specialisti che sostengono non influisca sul risultato perché sostituita da altre funzioni che ne accertano l’affidabilità, riguarda i terminali creati prima del 2020. Se così fosse metterebbero in discussione anche il risultato della vittoria di Bolsonaro del 2018. Ma è il sistema del voto elettronico nel suo insieme ad essere contestato. Come ha sempre detto l’ex inquilino della Casa Bianca. Questo nonostante sia stato adottato da oltre 25 anni senza mai aver dimostrato delle falle. Il ricorso si basa su uno studio condotto da Voto legal, un istituto non riconosciuto dal Tribunale Elettorale e i cui risultati non sono stati consegnati. Stando all’esame della registrazione delle urne elettroniche contestate, Jair Bolsonaro avrebbe vinto al ballottaggio con il 51,05 dei voti. L’opposto del risultato ufficiale in cui Lula ha prevalso con il 50,9 per cento (60 milioni di voti) sul suo avversario che ha ottenuto il 49,1 (58 milioni).