Macron e la necessità di trattare: tenere aperto un canale col Cremlino
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "Vladimir, sei pronto a dire oggi: “Voglio un incontro a due con gli americani?””. Il 20 febbraio, Emmanuel Macron tentava per l'ennesima volta di evitare la guerra in Ucraina. Una lunga telefonata durante la quale Vladimir Putin apriva uno spiraglio - “Fai parlare i consiglieri” - condito dal solito tono sprezzante a proposito di un possibile colloquio con il leader Usa. “Preferirei giocare a hockey su ghiacchio”, era stata la battuta del presidente russo, così come riportata nel documentario di un giornalista della tv francese che ha filmato giorno per giorno l'attivismo diplomatico all'Eliseo. Macron era stato il 7 febbraio a Mosca, sempre con la speranza di poter scongiurare il conflitto. L'immagine che resterà è quella del lungo tavolo con cui Putin aveva tenuto a distanza il leader francese.
Nove mesi e molte altre telefonate dopo, Macron si è dovuto arrendere all'evide…
PARIGI - "Vladimir, sei pronto a dire oggi: “Voglio un incontro a due con gli americani?””. Il 20 febbraio, Emmanuel Macron tentava per l'ennesima volta di evitare la guerra in Ucraina. Una lunga telefonata durante la quale Vladimir Putin apriva uno spiraglio - “Fai parlare i consiglieri” - condito dal solito tono sprezzante a proposito di un possibile colloquio con il leader Usa. “Preferirei giocare a hockey su ghiacchio”, era stata la battuta del presidente russo, così come riportata nel documentario di un giornalista della tv francese che ha filmato giorno per giorno l'attivismo diplomatico all'Eliseo. Macron era stato il 7 febbraio a Mosca, sempre con la speranza di poter scongiurare il conflitto. L'immagine che resterà è quella del lungo tavolo con cui Putin aveva tenuto a distanza il leader francese.
Nove mesi e molte altre telefonate dopo, Macron si è dovuto arrendere all'evidenza di un presidente russo “manipolatore e bugiardo”, come ha detto un suo sherpa, ma continua a volersi presentare come un presidente-mediatore. “La pace è possibile” ha detto qualche settimana fa a Roma partecipando alla conferenza interreligiosa organizzata dalla comunità di Sant'Egidio. In Vaticano ha poi chiesto a Papa Francesco di intercedere con Vladimir Putin, con il patriarca ortodosso russo Kirill e con il presidente americano Joe Biden affinché si possa trovare una soluzione.
Il canale diplomatico
All'Eliseo continuano a difendere la necessità di mantenere un canale aperto con il Cremlino. E' il ruolo che Macron si è assegnato laddove altri leader occidentali, a cominciare da Biden, hanno tagliato i ponti. “Ci criticano ma poi sono in tanti a essere a chiederci di sfruttare questo canale” dice un diplomatico del Quai d'Orsay per giustificare la posizione francese. Secondo gli sherpa, i colloqui con Putin sono serviti a contenere alcune crisi all'interno della guerra, come quella sulla centrale nucleare di Zaporijia dove la Francia ha lavorato con l'Aiea per l'invio di ispettori. E così pure sulla ripresa dell'export del grano dall'Ucraina, sostengono sempre all'Eliseo, l'intervento francese ha facilitato una soluzione. Il compito del presidente francese è piuttosto complicato, soprattutto perché il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan - "che non è il suo migliore amico" come ammettono con un eufemismo i diplomatici d'Oltralpe - è in una posizione migliore per svolgere efficacemente il ruolo di mediatore. E può rivendicare di pesare ancora più della Francia.
Difendere la strada della pace, ha spiegato Macron, non significa essere neutrali. "Oggi c'è un popolo aggredito, un popolo attaccato. E dall'altra parte ci sono dei dirigenti che hanno deciso di attaccare, assaltare, invadere ed umiliare” ha ricordato nel suo discorso a Roma. “Quindi rimanere a margine di tutto questo, pensando che bisogna rimanere neutrali, vorrebbe dire accettare un ordine internazionale dove vige la legge del più forte che diverrebbe la legge di tutti e dove il dominio e lo stato di fatto potrebbero sostituire i nostri diritti. Questo non lo condivido", ha concluso.
Il discorso di Strasburgo
Macron si distingue in Europa ribadendo la necessità di raggiungere una "pace" negoziata "attorno a un tavolo" con "il nemico di oggi". Succederà, precisa sempre, solo "quando il popolo ucraino e i suoi leader lo decideranno, nei termini da loro stabiliti". Ma deve giocare da equilibrista e il suo discorso a Strasburgo nel maggio scorso, durante il quale aveva allertato sulla necessità di “non umiliare la Russia”, ha provocato una spaccatura tra la Francia e i paesi dell'Est, la Polonia in particolare. Una frase che ovviamente non è piaciuta al governo di Kiev. Se è vero che Macron ha sempre inserito le sue telefonate con il Cremlino in un dialogo costante con Volodymyr Zelensky, il suo approccio è visto da alcuni ucraini come ambiguo e contraddittorio, tanto che nei palazzi governativi è stato coniato il termine “macroné” per riassumere una posizione incomprensibile.
In Francia non c'è stato nessun dibattito sull'idea di fornire armi all'Ucraina. Persino i leader sovranisti accusati di essere filo-russi prima del conflitto, come Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, si sono mostrati favorevoli. Ma secondo vari studi internazionali le spedizioni effettive sono state inferiori a quelle di altri governi dell'Ue. “Se bisogna convincere leader a negoziare, come sta facendo Macron, si diventa più convincenti con armamenti che svolgono un ruolo nel conflitto” analizza François Heisbourg, analista della Fondation pour la recherche stratégique. “Quando Biden suggerisce che gli ucraini dovrebbero essere più disponibili a prendere in considerazione la ripresa di negoziati, seguono a breve dichiarazioni in questo senso di Zelensky” nota Heisbourg ricordando che gli Stati Uniti rappresentano il 50 per cento delle forniture di armi. “Le dichiarazioni di un Macron - conclude l'analista - non hanno lo stesso peso”.
I sondaggi francesi
Michel Duclos, consigliere speciale del think tank liberale Institut Montaigne, è ancora più critico nei confronti del leader francese. "Ha creduto a lungo che le sue relazioni personali e la sua capacità di convincere gli avrebbero permesso di convincere Putin" spiega Duclos. "È stato ovviamente un errore di analisi", afferma l'ex ambasciatore, deplorando il fatto che la Francia si esponga così alla diffidenza di alcuni alleati europei, ma anche di Washington. Nei sondaggi, i francesi restano favorevoli al sostegno attivo all'Ucraina anche se le conseguenze del conflitto si fanno sentire con l'inflazione e il rallentamento dell'economia. Secondo un recente sondaggio dell'Ifop, il presidente ucraino Zelensky è ancora molto popolare in Francia (60% di buone opinioni), anche se in calo di sette punti rispetto all'inizio del conflitto. Putin, invece, ha solo l'11% di opinioni positive. Di certo l'attivismo diplomatico di Macron non si fermerà. Con le elezioni parlamentari di giugno che hanno dato al partito presidenziale una maggioranza relativa, il suo spazio di manovra sulla scena nazionale si è ridotto. Ed è quindi ancora di più nella politica estera che concentrerà i suoi sforzi in questo secondo mandato.