Trump a processo per frode fiscale il prossimo ottobre. Schiaffo della Corte suprema: dovrà consegnare le dichiarazioni dei redditi
di Massimo Basile , di Massimo BasileNew York - La battaglia legale sulle tasse è finita. La Corte Suprema ha autorizzato la consegna dal dipartimento del Tesoro alla commissione della Camera di sei anni di dichiarazioni dei redditi dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La Corte ha respinto la richiesta urgente di blocco della procedura presentata dai legali del miliardario.
L'ordinanza, senza firmatari ma anche senza pareri contrari, rappresenta la maggiore sconfitta legale di Trump in questa corte a maggioranza conservatrice, e con tre giudici scelti da lui. La decisione significa che il dipartimento del Tesoro potrà consegnare presto alla commissione, a maggioranza democratica, tutti i documenti finanziari che i rappresentanti del Congresso inseguivano da quasi tre anni. La parola fine è arrivata a 42 giorni dall'insediamento del nuovo Congresso, a maggioranza repubblicana, atteso a inizio gennaio e che avrebbe sicuramente insabbiato la richiesta e salvato il tycoon.
Nel…
New York - La battaglia legale sulle tasse è finita. La Corte Suprema ha autorizzato la consegna dal dipartimento del Tesoro alla commissione della Camera di sei anni di dichiarazioni dei redditi dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La Corte ha respinto la richiesta urgente di blocco della procedura presentata dai legali del miliardario.
L'ordinanza, senza firmatari ma anche senza pareri contrari, rappresenta la maggiore sconfitta legale di Trump in questa corte a maggioranza conservatrice, e con tre giudici scelti da lui. La decisione significa che il dipartimento del Tesoro potrà consegnare presto alla commissione, a maggioranza democratica, tutti i documenti finanziari che i rappresentanti del Congresso inseguivano da quasi tre anni. La parola fine è arrivata a 42 giorni dall'insediamento del nuovo Congresso, a maggioranza repubblicana, atteso a inizio gennaio e che avrebbe sicuramente insabbiato la richiesta e salvato il tycoon.
Nelle stesse ore è arrivata per Trump un’altra brutta notizia: il giudice della corte di Manhattan, Arthur Engoron, ha fissato per il 2 ottobre 2023 l’inizio del processo a Trump e ai tre figli, Donald Jr, Ivanka e Eric, accusati di aver gonfiato il valore degli asset della compagnia di famiglia, la Trump Organization, per accedere a prestiti bancari di centinaia di milioni di dollari. Il processo chiuderà un’indagine condotta dall’Attorney general di New York Letitia James e durata tre anni. Il processo comincierà a tredici mesi dalle elezioni presidenziali del 2024 in cui Trump è candidato. Ma prima c’è la svolta della Corte Suprema, che potrebbe già lasciare il segno sulla campagna elettorale.
"Per 1329 giorni - ha commentato il democratico Bill Pascrell - la nostra richiesta è stata offuscata e bloccata da Donald Trump e dai suoi aiutanti, ma alla fine la Corte Suprema ha fatto prevalere il diritto".
Che cosa troveranno nelle centinaia di pagine di dichiarazioni dei redditi? C'è chi sospetta possano esserci voci riconducibili a entità straniere, ma al momento sono suggestioni. Trump ha sempre accusato i Democratici di voler utilizzare le tasse come strumento per attaccarlo. Alla fine ha provato la carta della melina, per guadagnare tempo. Il capo legale della Camera, Douglas Letter, aveva ricordato alla Corte Suprema che all'attuale commissione non sarebbe rimasto molto tempo per analizzare i documenti, visto che a gennaio si insedierà il nuovo Congresso e dunque serviva una decisione rapida. E' stato accontentato. I giudici si sono limitati a dichiarare che non c'erano ragioni per bloccare la consegna degli atti fiscali. Non sono state aggiunte altre motivazioni. Ma, soprattutto, a far infuriare il tycoon è l'assenza di pareri contrari. Anche i "suoi" giudici gli hanno voltato le spalle e lo hanno fatto in tempo utile perché gli atti finiscano in mano ai Democratici, prima dello scioglimento del Congresso.
Si chiude così una storia cominciata nel 2016 quando, in piena campagna elettorale per le presidenziali, Trump annunciò che avrebbe reso pubblica la sua dichiarazione dei redditi, sparigliando le carte e scatenando l'entusiasmo dei suoi elettori. Era solo un annuncio elettorale: da allora il tycoon si è sempre opposto alla loro pubblicazione.
Nonostante la legge assegni alla Ways and Means Committee, la commissione per l'impiego dei fondi, il potere di accedere alle dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini americani, incluso il presidente degli Stati Uniti, l'amministrazione Trump ha scatenato una battaglia legale durata tre anni e cominciata nel 2019. Con l'arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden la commissione ha stretto i tempi. Il dipartimento Giustizia aveva pubblicato un 'memorandum' con cui soteneva come la richiesta fosse legale. Da quel momento è stato un succedersi di sentenze, pro e contro, che avevano generato entusiasmo e sconforto a seconda del punto di vista. E, soprattutto, una domanda: la parola definitiva sarebbe arrivata in tempo?
A dicembre dell'anno scorso, in coda a una serie di sentenze impugnate dalle parti, un giudice aveva blocato il dipartimento del Tesoro dal consegnare i documenti, fino al pronunciamento della Corte d'appello di Washington. Ad agosto la corte bassa aveva accolto la decisione, scatenando la gioia dei legali del tycoon. Sull'onda dell'entusiasmo Trump aveva rilanciato, chiedendo che tutta la procedura venisse bloccata. Il mese scorso i giudici hanno respinto la proposta. Allora il tycoon ha tentato l'ultima carta: ha chiesto l'intervento della Corte Suprema, confidando sulla maggioranza conservatrice. Il giudice capo, John Roberts, ha prolungato la sospensione della consegna. Fino alla decisione finale.