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Coltivazione bio dei fichi d'India a Zelfen, in Tunisia (afp)

Tunisia. il miracolo del fico d'India, boom di coltivazioni per ricavare l'olio anti-rughe: 350 euro per un litro

Il paese del Nordafrica attraversato da una profonda crisi economica e politica punta allo sviluppo della coltura del frutto di cui è ormai diventato il quinto coltivatore mondiale. Il sogno dell'accesso ai mercati d'oro della cosmetica di Giappone e Corea
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TUNISI - I fichi d’India sono venduti sui carretti in circolazione sulle strade di tutta la Tunisia. I venditori ne estraggono con cura le spine. È un cibo succulento, popolare e a buon mercato. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che quel frutto potesse rappresentare una ragione di speranza per un Paese afflitto da una crisi economica sempre più forte e con uno Stato sull’orlo del default. La ragione di quest’improvviso ottimismo? L’olio estratto dai semi del fico d’India ha sorprendenti proprietà antirughe. È ricercato a livello internazionale e pagato a tariffe che lievitano sempre più. 

Spostiamoci a Zelfen, a quasi 300 km a sud-ovest da Tunisi, vicino al confine con l’Algeria. È una delle zone più aride e povere della Tunisia: nel governatorato di Kesserine, di cui fa parte, il tasso di povertà è del 33% e la disoccupazione viaggia sul 20%. Ma il fico d’India sta portando …

TUNISI - I fichi d’India sono venduti sui carretti in circolazione sulle strade di tutta la Tunisia. I venditori ne estraggono con cura le spine. È un cibo succulento, popolare e a buon mercato. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che quel frutto potesse rappresentare una ragione di speranza per un Paese afflitto da una crisi economica sempre più forte e con uno Stato sull’orlo del default. La ragione di quest’improvviso ottimismo? L’olio estratto dai semi del fico d’India ha sorprendenti proprietà antirughe. È ricercato a livello internazionale e pagato a tariffe che lievitano sempre più. 

Spostiamoci a Zelfen, a quasi 300 km a sud-ovest da Tunisi, vicino al confine con l’Algeria. È una delle zone più aride e povere della Tunisia: nel governatorato di Kesserine, di cui fa parte, il tasso di povertà è del 33% e la disoccupazione viaggia sul 20%. Ma il fico d’India sta portando nuove speranze. “Questo frutto ha cambiato la mia vita e quella di tutta la regione – ha affermato Mohamed Rochdi Bannani all’Agence France Presse (Afp) -. Ha creato ricchezza, mentre finora era simbolo di povertà”. Bannani è proprietario di 420 ettari coltivati a fichi d’India, certificati bio. Produce 2mila litri di olio all’anno, per il 95% destinati all’export. 

La selezione dei fichi d'India per la preparazione dell'olio (afp)

In tutta la zona di Zelfen sono 30mila gli ettari destinati a questa pianta cactacea e il settore impiega ormai più di 5mila lavoratori. Intanto altre regioni del Paese ne stanno seguendo l’esempio, come quelle di Nabeul (nel Nord-Est) e di al-Qairawan (nel centro). Un litro d’olio di fico d’India viene pagato la bellezza di 350 euro. E la Tunisia, con 117.771 ettari, è al quinto posto a livello mondiale come superficie coltivata, dietro al Brasile, il Messico, l’Etiopia e il Marocco. Nel 2021 la Tunisia ha esportato più di 8mila litri di quest’olio “miracoloso”. “È il 50% in più rispetto al 2019”, sottolinea Boubaker Raddaoui, responsabile del settore per il Progetto d’accesso ai mercati dei prodotti agroalimentari e del territorio (Pampat), finanziato dall’Unido, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale. In parallelo alla crescita della coltivazione, le imprese di trasformazione per produrre l’olio sono passate da cinque agli inizi degli anni 2000 a 55 nel 2021. 

   “Prima, tutti volevano emigrare da questa regione. Oggi le cose sono cambiate”, ha detto all’Afp Hanane Messaoudi, che da 7 anni raccoglie i fichi sul posto, pagata ogni mese 500 dinari, che sono appena 150 euro, ma che corrispondono comunque al salario minimo in Tunisia. Intanto il frutto ha pure grossi vantaggi ambientali. “Non è molto esigente quanto alla coltivazione – continua Raddaoui -. Si adatta a più tipi di terreno e soprattutto consuma poca acqua”. Non è cosa da poco in una Tunisia in preda alla siccità e dove le problematiche del riscaldamento climatico, almeno indirettamente, spingono verso l’emigrazione. 

   Uno degli ostacoli per i produttori è rappresentato, invece, dalle difficoltà di accesso a certi mercati, come la Corea del Sud e il Giappone, che sono in realtà i più dinamici e con la domanda più forte di prodotti antirughe. Sono proprio i “problemi di commercializzazione” che costringono Bannani, il coltivatore di fichi d’India, a trasformare in olio solo il 20% della sua produzione annua. “I mercati – sottolinea – non sono aperti al 100%”. Tanto più che la fabbricazione dell’olio a partire dai semi del frutto è abbastanza costosa. Nessuno, però, si lamenta del rendimento ottenuto dalla vendita del prodotto finale. Una nuova speranza per tutto un Paese.