Covid, record di casi in Cina. La Foxconn si scusa con gli operai e promette le paghe pattuite a chi vuole lasciare IPhone City
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Dopo le proteste della scorsa notte, Foxconn prova ad abbassare la tensione e arrivano le scuse ufficiali: è stato “un errore tecnico nei pagamenti”. La multinazionale taiwanese, che gestisce la “iPhone City” di Zhengzhou, ha promesso di onorare gli accordi salariali e di offrire 10mila yuan (1.430 euro) agli operai appena assunti che decidono di lasciare la fabbrica: coloro che accetteranno l'accordo riceveranno 8mila yuan al momento della presentazione delle dimissioni e i restanti 2mila dopo essere saliti sugli autobus per tornare a casa. "Stiamo esaminando la situazione e lavorando a stretto contatto con Foxconn per garantire che le preoccupazioni dei dipendenti siano affrontate”, afferma invece in un comunicato Apple.
Con i casi che risalgono in tutto il Paese (31.527 oggi, superato il record dei 28mila del picco di aprile, numero di positivi più alto dall’inizio della pandemia), questa mattina sono state ordin…
PECHINO - Dopo le proteste della scorsa notte, Foxconn prova ad abbassare la tensione e arrivano le scuse ufficiali: è stato “un errore tecnico nei pagamenti”. La multinazionale taiwanese, che gestisce la “iPhone City” di Zhengzhou, ha promesso di onorare gli accordi salariali e di offrire 10mila yuan (1.430 euro) agli operai appena assunti che decidono di lasciare la fabbrica: coloro che accetteranno l'accordo riceveranno 8mila yuan al momento della presentazione delle dimissioni e i restanti 2mila dopo essere saliti sugli autobus per tornare a casa. "Stiamo esaminando la situazione e lavorando a stretto contatto con Foxconn per garantire che le preoccupazioni dei dipendenti siano affrontate”, afferma invece in un comunicato Apple.
Con i casi che risalgono in tutto il Paese (31.527 oggi, superato il record dei 28mila del picco di aprile, numero di positivi più alto dall’inizio della pandemia), questa mattina sono state ordinate nuove chiusure proprio a Zhengzhou: un lockdown di cinque giorni in vari distretti della città per un totale di 6 milioni di residenti coinvolti.
“Dateci i nostri soldi”. “Abbiamo paura di questo posto, potremmo essere tutti positivi: ci state mandando a morire”, avevano gridato le centinaia di operai la notte precedente inscenando una delle più violente proteste nella “iPhone City” di Zhengzhou, la fabbrica della Foxconn da cui escono gli smartphone della Apple.
Dopo che il 12 ottobre erano stati riscontrati sei casi a Zhengzhou, la fabbrica ha imposto le restrizioni al suo interno. Le aziende che si trovano nelle aree a rischio sono autorizzate a rimanere aperte in un sistema "a circuito chiuso" in cui il personale vive e lavora in loco. La situazione si è gradualmente deteriorata, con scorte alimentari e mediche che scarseggiavano e con i lavoratori rinchiusi nei dormitori per la quarantena. Ai primi di novembre centinaia di operai hanno scavalcato le recinzioni per scappare. Alcuni di loro hanno raccontato che l'azienda metteva persone non infette e contatti stretti di positivi fianco a fianco, pur di continuare a produrre.