Israele mette la sua intelligence al servizio dell'Ucraina: dossier sull'asse Mosca-Teheran ai paesi occidentali
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonIsraele mette al servizio della causa ucraina la sua arma più efficace: l’intelligence. Non rompe la neutralità verso il conflitto, che l’ha spinto a evitare consegne di sistemi bellici ai contendenti, ma si attiva per smascherare la rete delle forniture militari iraniane alla Russia. La testata online Axios ha ricostruito la svolta del governo israeliano che ha scelto di trasmettere un dossier riservato sull’asse Teheran-Mosca a una dozzina di ambasciate nei Paesi occidentali, inclusa quella presso la Nato. L’obiettivo è chiaro, come hanno dichiarato funzionari israeliani ad Axios: usare queste notizie per incrementare la pressione internazionale sull’Iran, che continua a negare il sostegno al Cremlino.
Centinaia di droni fabbricati dalle aziende della Repubblica islamica sono stati usati nei bombardamenti delle città ucraine: alcuni esemplari catturati intatti sono stati esaminati anche dai giornalisti europei e ci son…
Israele mette al servizio della causa ucraina la sua arma più efficace: l’intelligence. Non rompe la neutralità verso il conflitto, che l’ha spinto a evitare consegne di sistemi bellici ai contendenti, ma si attiva per smascherare la rete delle forniture militari iraniane alla Russia. La testata online Axios ha ricostruito la svolta del governo israeliano che ha scelto di trasmettere un dossier riservato sull’asse Teheran-Mosca a una dozzina di ambasciate nei Paesi occidentali, inclusa quella presso la Nato. L’obiettivo è chiaro, come hanno dichiarato funzionari israeliani ad Axios: usare queste notizie per incrementare la pressione internazionale sull’Iran, che continua a negare il sostegno al Cremlino.
Centinaia di droni fabbricati dalle aziende della Repubblica islamica sono stati usati nei bombardamenti delle città ucraine: alcuni esemplari catturati intatti sono stati esaminati anche dai giornalisti europei e ci sono dozzine di foto dei rottami che dimostrano la provenienza. Adesso si teme che possano arrivare armi ancora più terribili per colpire la popolazione: i missili balistici a medio raggio, contro i quali la contraerea di Kiev viene ritenuta inutile.
Il 20 ottobre scorso il ministero degli Esteri israeliano ha mandato un cablogramma a una serie di rappresentanze nei Paesi chiave chiedendo di porre la questione del ruolo di Teheran nella guerra, anche riguardo alla possibile consegna di missili balistici. Il documento è stato seguito da un’analisi realizzata dall’intelligence. E i diplomatici hanno compiuto i loro passi per sensibilizzare sulla nuova minaccia: lo hanno fatto pure consegnando il rapporto al vice segretario generale dell’Alleanza atlantica, mentre una delegazione ha tenuto dei briefing sul tema nella commissione Ue e nel Parlamento europeo.
L’iniziativa però ha riguardato direttamente anche la Russia, con un incontro tra l’ambasciatore a Mosca e il viceministro degli Esteri per manifestare le preoccupazioni di Israele. Non solo, funzionari governativi di alto livello hanno detto di volere organizzare una conferenza internazionale sulla proliferazione dei droni iraniani e stanno condividendo la proposta con gli alleati.
Gli elementi raccolti sul fronte dei combattimenti indicano un crescente ruolo degli ayatollah: sono stati fotografati equipaggiamenti iraniani come giubbotti antiproiettile, elmetti, tute mimetiche distribuiti ai riservisti mobilitati da Putin. Notizie non confermate parlano pure di apparati radio. Come Repubblica aveva anticipato già lo scorso aprile, Teheran si sta rivelando il più importante partner dello sforzo bellico di Mosca e due settimane fa Sergej Naryshkin, capo del servizio segreto estero Svr, è volato nella capitale iraniana per discutere nuovi accordi. Aerei cargo delle compagnie legate ai Guardiani della Rivoluzione fanno la spola tra i due Paesi, mentre altre spedizioni avvengono attraverso le rotte navali sul Mar Caspio.
Il sospetto della comunità internazionale è che il Cremlino stia ricambiando l’aiuto con materiali di rilevanza strategica: progetti per la produzione di missili a lungo raggio più sofisticati e un accordo per la consegna di aerei da combattimenti di ultima generazione, come i Sukhoi 35. Ma è stata ventilata anche la consegna di sistema informatici per il controllo delle telecomunicazioni e delle reti informatiche: apparati decisivi per la repressione delle rivolte popolari in Iran, dove il regime teocratico ha già arrestato 14mila persone.