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Il negoziato Teheran-Al Qaeda sul nuovo erede di Bin Laden

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Per il dopo al Zawahiri favorito Saif al Adel, detenuto in Iran: gli ayatollah pronti allo scambio per influenzare i terroristi
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Quando Al Zawahiri fu ucciso da un drone americano il 31 luglio scorso, molto si disse della possibilità che il suo vice Saif al Adel emergesse come successore, essendo il più credibile dei papabili. C’era però un problema: Saif da anni risiede in Iran, dove la Repubblica islamica gli offre protezione, ma di fatto lo trattiene anche come ostaggio al fine di assicurarsi una certa collaborazione. In particolare, il regime iraniano ha imposto ad Al Qaeda di evitare attacchi contro l’Iran, che è abbastanza ovvio, ma anche di astenersi dall’attaccare gruppi e movimenti sciiti ovunque nel mondo musulmano. Oggi come oggi tra i ranghi di Al Qaeda serpeggia la convinzione, come nota un comandante attivo tra Pakistan ed Iran, che in questo rapporto l’Iran ci abbia guadagnato di più di Al Qaeda.

Iran e Al Qaeda hanno ovviamente anche combattuto su fronti opposti in Siria, dove il primo sosteneva il regime di Assad e Al Qaeda l’opp…

Quando Al Zawahiri fu ucciso da un drone americano il 31 luglio scorso, molto si disse della possibilità che il suo vice Saif al Adel emergesse come successore, essendo il più credibile dei papabili. C’era però un problema: Saif da anni risiede in Iran, dove la Repubblica islamica gli offre protezione, ma di fatto lo trattiene anche come ostaggio al fine di assicurarsi una certa collaborazione. In particolare, il regime iraniano ha imposto ad Al Qaeda di evitare attacchi contro l’Iran, che è abbastanza ovvio, ma anche di astenersi dall’attaccare gruppi e movimenti sciiti ovunque nel mondo musulmano. Oggi come oggi tra i ranghi di Al Qaeda serpeggia la convinzione, come nota un comandante attivo tra Pakistan ed Iran, che in questo rapporto l’Iran ci abbia guadagnato di più di Al Qaeda.

Iran e Al Qaeda hanno ovviamente anche combattuto su fronti opposti in Siria, dove il primo sosteneva il regime di Assad e Al Qaeda l’opposizione, ma questa è già una storia vecchia. Oggi conta di più il fatto che Al Qaeda sostiene alcuni gruppi baluchi che combattono il regime al confine col Pakistan, o arabi, che combattono in Khuzistan, al confine con l’Iraq. Altre fonti di tensione sono i tentativi dell’Iran, in anni recenti, di spingere Al Qaeda a cooperare alla sua campagna contro lo Stato Islamico, che Al Qaeda rimane riluttante ad affrontare direttamente. Inoltre, l’Iran non permette ad Al Qaeda di usare l’Iran per condurre le sue attività jihadiste, ma solo come rifugio e corridoio di transito.

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Il rapporto tra Al Qaeda ed Iran rimane pertanto precario. Il comandante già citato non crede durerà più di un paio d’anni, perché gli iraniani hanno la tendenza a prevaricare e ci sono compromessi che Al Qaeda non intende fare, come per esempio abbandonare baluchi e arabi-iraniani al loro destino. La maggior parte dei membri di Al Qaeda è contraria a questa alleanza contro natura, che vede come una gabbia che previene il rifiorire dell’organizzazione che fu di Osama bin Laden.

Gli iraniani non sembrano aver cercato di influenzare la selezione del successore di Al Zawahiri. Il ritardo nel completare il processo è attributo dalla fonte in parte alla difficoltà di coordinare il gruppo dirigente, disperso tra vari paesi africani, diversi paesi medio-orientali, tra cui appunto l’Iran, e l’Asia del Sud. Al Qaeda a metà novembre non era nemmeno riuscita ad arrivare a selezionare una rosa ristretta di candidati, ma secondo il nostro comandante la maggioranza dei membri sarebbe a favore proprio di Saif al Adel, che vedono come l’unico che potrebbe rilanciare Al Qaeda e “vendicare Al Zawahiri”. Il comandante menziona che ci sono anche altri problemi, ma non specifica quali. È assai probabile che tra essi si annoveri il fatto che il regime iraniano non permette a Saif di lasciare il paese. Ovviamente, Al Qaeda non può selezionare un nuovo leader che si troverebbe alla mercé di Teheran. Sarebbe una completa perdita della faccia e causerebbe un danno enorme alla credibilità dell’organizzazione. Il comandante ammette che ci sono negoziati in corso tra Al Qaida e Teheran sul futuro di Saif e che gli iraniani non sembrano aver l’intenzione di lasciarlo partire “senza un accordo”. Quale tipo di accordo, il comandante non dice.

Dopo essere stato trattenuto contro la sua volontà per oltre 11 anni, Saif potrebbe non nutrire sentimenti troppo amichevoli. Un accordo, pertanto, potrebbe non risultare utile all’Iran, a meno che Al Qaeda non accetti di sostituirei ostaggi. In qu Saif con altri membri sufficientemente senior di Al Qaeda, nel ruolo desto modo, l’Iran manterrebbe la sua influenza, mentre Al Qaeda riuscirebbe almeno ad uscire dall’imbarazzante impasse sulla nomina del successore di al Zawahiri in cui si trova da 4 mesi. Almeno finché lo Stato islamico rimarrà un nemico chiave per l’Iran, a Teheran converrebbe salvare Al Qaeda dal declino a cui sarebbe condannata, se la successione ad al Zawahiri continuasse a rimanere bloccata. Il quesito è fino a che punto convenga ad Al Qaeda, al cui interno cresce il sentimento che occorra sbarazzarsi urgentemente della tutela iraniana, per poter riprendere a crescere e sfruttare la crisi dello Stato Islamico. Così si spiega il ritardo, ma il comandante è fiducioso che presto la situazione si risolverà.