Al buio e senz’acqua, la vita da incubo nei grattacieli di Kiev
dal nostro inviato Daniele Raineri , dal nostro inviato Daniele RaineriSNIGURIVKA - "Da trenta ore non ho energia elettrica. Ho un amico che lavora in un ospedale, sono andato da lui a ricaricare il telefono, la power bank e una torcia elettrica prima di tornare a casa", spiega al telefono Petro che abita in uno dei palazzoni residenziali di Kiev. Si sente isolato a casa con i bambini, sta cucinando per loro con una bombola di gas da campeggio che aveva comprato a settembre, quando ai primi raid dei droni iraniani contro la rete elettrica aveva sospettato che le cose si sarebbero messe male.
La mancanza di energia nella capitale ucraina per colpa dei bombardamenti russi ha l'aspetto di una storia da cattiva fantascienza. La città è la prima in Europa per numero di palazzi alti più di dodici piani - quindi sopra i trentacinque metri - e questo sviluppo veloce, anche più di Londra, era un motivo di orgoglio in tempo di pace. Sono quartieri residenziali densi, che ospitano una parte enorme dei tre milioni…
SNIGURIVKA - "Da trenta ore non ho energia elettrica. Ho un amico che lavora in un ospedale, sono andato da lui a ricaricare il telefono, la power bank e una torcia elettrica prima di tornare a casa", spiega al telefono Petro che abita in uno dei palazzoni residenziali di Kiev. Si sente isolato a casa con i bambini, sta cucinando per loro con una bombola di gas da campeggio che aveva comprato a settembre, quando ai primi raid dei droni iraniani contro la rete elettrica aveva sospettato che le cose si sarebbero messe male.
La mancanza di energia nella capitale ucraina per colpa dei bombardamenti russi ha l'aspetto di una storia da cattiva fantascienza. La città è la prima in Europa per numero di palazzi alti più di dodici piani - quindi sopra i trentacinque metri - e questo sviluppo veloce, anche più di Londra, era un motivo di orgoglio in tempo di pace. Sono quartieri residenziali densi, che ospitano una parte enorme dei tre milioni di abitanti della capitale. In tempo di guerra, ora che Putin ha trovato il modo di ricattare l'Ucraina con la distruzione dei servizi base per i civili, sono una scena cupissima. File e file di palazzi da diciotto o ventiquattro piani, con migliaia di appartamenti, spiccano neri contro il cielo che è un po' più chiaro soltanto grazie ai alla luminescenza creata dai fari delle macchine. L'acqua corrente fin lassù non ci arriva. La connessione Internet va a singhiozzo. La temperatura fluttua attorno allo zero, ma tutti sanno che tra poco scenderà di altri dieci gradi.
È la strategia ingegneristica del soft failing, il collasso graduale che ritarda il più possibile la morte del sistema. Ma più di tanto non è possibile fare. La lotta va avanti da due mesi, si comincia a vedere il fondo. "Il primo blackout mesi fa era durato cinque ore, questo trenta - dice Petro - le cose andranno peggio". L'ombrello di difesa missilistico, creato cucendo assieme tanti sistemi di intercettazione mandati nell'ultimo mese dagli alleati occidentali, funziona molto - ma quel molto non è abbastanza. Durante il raid di due giorni fa sono passati dieci missili russi su trentuno, hanno eluso la sorveglianza e sono esplosi sui loro bersagli con effetti durissimi. E quello che succede a Kiev succede anche in quasi tutto il resto dell'Ucraina, da Est a Ovest, da Leopoli al Donbass.