Cina, fogli bianchi, formule matematiche e le parole del padre di Xi: le proteste creative per sfidare la censura
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Fogli bianchi, equazioni matematiche, discorsi ufficiali dei dirigenti comunisti (come quelli del passato, come il padre di Xi), parole innocue ripetute decine di volte nei post sui social: i cinesi si stanno ingegnando con molti trucchetti per evadere la censura online durante queste proteste contro le restrizioni e la politica dello zero-Covid. Come in un gioco da gatto col topo.
Oltre a coloro che hanno avuto il coraggio di scendere in strada fisicamente, è sulle piattaforme social come WeChat - l’app tuttofare per i cinesi - che nelle ultime ore sta correndo il dissenso. In un Paese dove armate di censori controllano qualsiasi virgola, dove i media tradizionali sono tutti alle dipendenze del Partito e dove la navigazione in Rete è avvolta dalla Grande Muraglia Digitale, bisogna allora farsi furbi.
“Bene”, “Ok”, “Certo”, si legge in molti commenti, semplici parole ripetute decine di volte: sarcastiche espress…
PECHINO - Fogli bianchi, equazioni matematiche, discorsi ufficiali dei dirigenti comunisti (come quelli del passato, come il padre di Xi), parole innocue ripetute decine di volte nei post sui social: i cinesi si stanno ingegnando con molti trucchetti per evadere la censura online durante queste proteste contro le restrizioni e la politica dello zero-Covid. Come in un gioco da gatto col topo.
Oltre a coloro che hanno avuto il coraggio di scendere in strada fisicamente, è sulle piattaforme social come WeChat - l’app tuttofare per i cinesi - che nelle ultime ore sta correndo il dissenso. In un Paese dove armate di censori controllano qualsiasi virgola, dove i media tradizionali sono tutti alle dipendenze del Partito e dove la navigazione in Rete è avvolta dalla Grande Muraglia Digitale, bisogna allora farsi furbi.
“Bene”, “Ok”, “Certo”, si legge in molti commenti, semplici parole ripetute decine di volte: sarcastiche espressioni di malcontento. E a chi mai verrebbe in mente di cancellare post che includono discorsi ufficiali, come ad esempio quello del padre di Xi Jinping sul “lasciar parlare il popolo”, o come quello dell'ex portavoce del ministero degli Esteri che rimprovera ai media stranieri di non riportare i "fatti e le verità" sullo Xinjiang (da cui sono partite, appunto, le proteste)?.
Anche a Parigi, davanti al Centre Pompidou, alcuni manifestanti dei fogli bianchi
Sul campo, invece, alla Tsinghua gli studenti avevano cartelli bianchi e fogli con un punto esclamativo rosso, che di solito viene mostrato per articoli censurati. Come a dire: qui non c'è scritto niente, che volete oscurare? I più intellettualoidi tenevano invece in mano cartelli con le Equazioni di Friedmann, che misurano il livello di espansione dell’universo: geniale riferimento all’inevitabilità di aprire il Paese.
C'è poi chi è ricorso ad una forma di protesta più antica e molto più difficile da cancellare rapidamente: i graffiti. Lo hanno fatto la scorsa notte alcuni studenti della Peking, una delle Università più di prestigio della capitale. "Dite no al lockdown, sì alla libertà. No al test Covid, sì al cibo", recitava un messaggio scritto con vernice rossa su un muro dell’ateneo, riecheggiando le parole scritte dall’uomo che a metà ottobre, a 72 ore dall’inizio del Congresso del Pcc, aveva srotolato due striscioni dal ponte Sitong a Pechino.