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Il Kazakhstan tra Mosca e l'Occidente: il presidente Tokaev da Putin e Macron. L'ombra di una "soluzione ucraina"

Kassym-Jomart Tokaev con Vladimir Putin (ansa)
L'uno-due diplomatico del neo-rieletto capo dello Stato kazako. Al Cremlino non è gradita l'ospitalità che Astana ha garantito ai russi in fuga dalla mobilitazione e il mancato ricoscimento dell'annessione di parte dell'Ucraina
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Rieletto una settimana fa presidente del Kazakhstan con l’81 per cento dei consensi, al termine di un anno iniziato con proteste di massa che hanno causato più di duecento morti nel suo Paese, Kassym-Jomart Tokaev ha scelto la Russia come primo interlocutore con cui celebrare la vittoria alle urne: stamane ha discusso con Vladimir Putin di questioni bilaterali e certamente anche della guerra in Ucraina. "Questa è la mia prima visita all'estero dopo le elezioni", ha detto il presidente kazako a Mosca, "e ciò ha un senso politico e un certo simbolismo. Per noi la Russia rimane ed è sempre stata un partner strategico". Putin gli ha risposto elogiando "il carattere speciale" delle relazioni fra i due stati e augurandosi di "rafforzare i legami economici, specie in un momento in cui il commercio internazionale è in difficoltà. Ma a dispetto di sorrisi e strette di mano al Cremlino fra i due leader &egrav…

Rieletto una settimana fa presidente del Kazakhstan con l’81 per cento dei consensi, al termine di un anno iniziato con proteste di massa che hanno causato più di duecento morti nel suo Paese, Kassym-Jomart Tokaev ha scelto la Russia come primo interlocutore con cui celebrare la vittoria alle urne: stamane ha discusso con Vladimir Putin di questioni bilaterali e certamente anche della guerra in Ucraina. "Questa è la mia prima visita all'estero dopo le elezioni", ha detto il presidente kazako a Mosca, "e ciò ha un senso politico e un certo simbolismo. Per noi la Russia rimane ed è sempre stata un partner strategico". Putin gli ha risposto elogiando "il carattere speciale" delle relazioni fra i due stati e augurandosi di "rafforzare i legami economici, specie in un momento in cui il commercio internazionale è in difficoltà. Ma a dispetto di sorrisi e strette di mano al Cremlino fra i due leader è significativo anche il secondo colloquio post-elettorale di Tokayev, previsto per domani e dopodomani, in cui vedrà Emmanuel Macron a Parigi. Il duplice appuntamento diplomatico, messo in calendario come esordio del suo secondo mandato, sottolinea il doppio binario imboccato dal Kazakhstan in politica estera: attento a non urtare troppo la suscettibilità della Russia, ingombrante vicino di casa con cui ha una frontiera lunga quasi 5 mila chilometri, ma determinato a mantenere una linea indipendente e a stringere i rapporti con l’Occidente.

Grande come l’intera Europa occidentale, con una popolazione di appena 19 milioni di abitanti (per il 70 per cento di etnia kazaka, per il 15 per cento russi, il resto appartenente a varie minoranze asiatiche), dotata di ricchissimi giacimenti di gas e petrolio, questa immensa ex-repubblica sovietica potrebbe rappresentare un altro problema per il Cremlino. Nel gennaio scorso Tokaev ha avuto bisogno di Putin, chiedendo l’invio di truppe russe per aiutare il proprio esercito e i propri servizi di sicurezza a debellare una rivolta popolare che minacciava di fargli perdere il potere. Le proteste avevano varie ragioni: crisi economica, contestazione di un sistema autocratico, corruzione dilagante. Considerato politicamente debole rispetto a Nursultan Nazarbaev, il successore di cui aveva preso il posto da poco e che era rimasto al comando del Kazakhstan ininterrottamente per tre decenni dopo il crollo dell’Urss nel 1991, Tokaev si è invece distinto per il pugno di ferro usato nel reprimere la ribellione e non ha esitato a chiedere l’aiuto di Mosca.

Tuttavia ha in parte accolto le richieste dei dimostranti, riducendo l’influenza dell’ex-presidente Nazarbaev e dei suoi alleati. In seguito ci ha tenuto a precisare che le truppe russe chiamate in soccorso non hanno avuto alcun ruolo nel ripristinare l’ordine, rimanendo semplicemente a disposizione. Quando il mese dopo la Russia ha invaso l’Ucraina, oltretutto, il Kazakhstan si è rifiutato di appoggiare l’operazione: pur senza condannarla apertamente, Tokaev si è schierato per un cessate il fuoco e una soluzione diplomatica della crisi, ha respinto la richiesta russa di inviare truppe in Ucraina e ha invece inviato aerei di aiuti umanitari a Kiev. Dopodiché il Kazakhstan non ha riconosciuto le regioni separatiste del Donbass, nel nord-est dell’Ucraina, illegalmente annesse da Putin. E quando il leader russo ha annunciato una “mobilitazione parziale” per rafforzare il suo esercito in difficoltà nella guerra in Ucraina, ha accolto almeno 200 mila giovani russi fuggiti per evadere la leva, una parte dei quali ci si sono fermati a vivere.

Questi atti di apparente dissenso non sono passati inosservati a Mosca. Qualche giorno or sono, un presentatore televisivo e propagandista pro-Putin, Vladimir Solovyov, ha diffuso nel suo programma tivù dichiarazioni secondo cui “il Kazakhstan sarà il nostro prossimo obiettivo” e “ci sarà bisogno di denazificarlo come l’Ucraina”. Parole simili sono arrivate da Sergej Savostyanov, un membro del consiglio comunale di Mosca, il quale ha suggerito che dopo l’Ucraina toccherà al Kazakhstan. In estate era apparso sui social media un post dell’ex-presidente russo Dmitrij Medvedev che metteva in dubbio la sovranità del Kazakhstan, definendolo “uno Stato artificiale” (anche se il post è stato poi cancellato e attribuito a un hacker).

“Mentirei se dicessi che guardiamo a quello che sta succedendo in Ucraina senza pensare che abbia qualcosa a che fare con noi”, commenta Magzhan Ilyassov, nuovo ambasciatore kazako nel Regno Unito, interpellato dal sito di news Insider. “Parti della nostra società sono molto preoccupate. Ci sono persone che temono che la stessa cosa possa avvenire da noi”. L’ambasciatore osserva tuttavia che Russia e Kazakhstan hanno forti legami economici e che per Mosca non avrebbe senso intraprendere “azioni ostili” contro il suo Paese. Il Kazakhstan “non ha nulla a che fare con il nazismo”, aggiunge il diplomatico, in relazione ai recenti commenti alla tivù russa, descrivendo il giornalista televisivo Solovyov come “un noto provocatore” che non necessariamente riflette le posizioni del Cremlino.

Ciononostante, lo stesso Ilyassov riconosce che ci sono stati “strani incidenti”: due giorni dopo le critiche all’invasione dell’Ucraina pronunciate dal presidente Tokaev a una conferenza internazionale a San Pietroburgo, la Russia ha temporaneamente chiuso un terminale sul Mar Nero di importanza cruciale per l’esportazione del petrolio kazako. “Nessuno può dire se sia stata una coincidenza o meno”, dice l’ambasciatore. Di certo c’è che, da allora, il Kazakhstan sta cercando di diversificare la rotta delle sue esportazioni petrolifere.

Diplomatico di carriera prima di diventare premier e quindi presidente, Tokaev ha lavorato per l’Onu, ricoprendo fra l’altro l’incarico di vicesegretario generale e direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra. Ha vissuto per anni all’estero e aveva una reputazione di moderato, prima della svolta repressiva del gennaio scorso. Non c’è da meravigliarsi se le difficoltà incontrate da Putin nell’invasione dell’Ucraina, sommate alla dura reazione occidentale, contribuiranno a fargli cercare un delicato equilibrio fra la Russia e l’Occidente. Una guerra lanciata per ricreare il nucleo centrale dell’Urss rischia dunque di indebolire il controllo di Mosca sulle ex-repubbliche sovietiche, non soltanto in Ucraina ma anche altrove, dall’Armenia alla Bielorussia, dal Kazakhstan al resto dell’Asia ex-sovietica.