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Il fiume Mississippi ha sete: per la siccità le sue acque sono al livello più basso degli ultimi 30 anni

Il Mississippi in secca (Reuters) 
L'emergenza idrica di questo corso tra i più celebrati della cultura americana ha anche gravi conseguenze economiche: da qui passa il 60 per cento del grano e della soia esportati dagli Usa
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NEW YORK - Uno come Ralph Samuelson oggi non sarebbe mai esistito. E con lui, forse, non ci sarebbe stato lo sci d’acqua. Perché quando cento anni fa, nell’estate del 1922, questo ragazzo di ventitré anni si mise in testa l’idea di scivolare sul pelo dell’acqua con un tavola e farlo a Lake City, in Minnesota, non c’erano problemi di siccità, di secche e nessuno parlava di cambiamento climatico. Adesso il fiume Mississippi ha registrato il livello più basso delle sue acque in trent’anni. L’ultimo uragano ha aiutato a rialzare le acque, e così le prime nevicate, ma la situazione è ancora grave e le previsioni a lungo termine sono preoccupanti.

NEW YORK - Uno come Ralph Samuelson oggi non sarebbe mai esistito. E con lui, forse, non ci sarebbe stato lo sci d’acqua. Perché quando cento anni fa, nell’estate del 1922, questo ragazzo di ventitré anni si mise in testa l’idea di scivolare sul pelo dell’acqua con un tavola e farlo a Lake City, in Minnesota, non c’erano problemi di siccità, di secche e nessuno parlava di cambiamento climatico. Adesso il fiume Mississippi ha registrato il livello più basso delle sue acque in trent’anni. L’ultimo uragano ha aiutato a rialzare le acque, e così le prime nevicate, ma la situazione è ancora grave e le previsioni a lungo termine sono preoccupanti.

Le conseguenze economiche

La parola “secca” non è mai stata evocata così tante volte come in questi mesi: quattro settimane fa l’emergenza idrica ha bloccato tremila chiatte, con i loro carichi destinati al mercato, l’equivalente di 210mila camion container. Questo è il fiume da cui passano produttori agricoli per un valore di 17 miliardi di dollari, e il 60 per cento del grano e della soia esportati dagli Stati Uniti ogni anno. Il Mississippi era quel prodigio della natura che seguiva il suo corso millenario, che nessun ingegnere avrebbe mai potuto cambiare. Era il libro senza parole di milioni di persone che si mettevano sulla sponda e lo guardavano per ore, in silenzio, o suonando il banjo. Era  il “blues del Diavolo”, il fiume dell’ultimo dei mohicani, quello attraversato dai battelli stracolmi di turisti.


Soltanto vent’anni fa il nuotatore sloveno Martin Strel si fece tutto il Mississippi a nuoto, sbracciando per sessantotto giorni dal Lago Itasca, nel Minnesota, al Golfo del Messico. E nel 2015 un veterano della Marina americana, Chris Ring, divenne la seconda persona al mondo, e il primo americano, a completare il percorso a nuoto, in 181 giorni. Adesso il fiuma ha sete. “Stiamo assistendo a molte meno precipitazioni, il cambiamento climatico qui è evidente”, ha commentato di recente Tom Kiernan, presidente della American Rivers, organizzazione con base a Washigton che si occupa di proteggere i fiumi americani.

Il ridotto livello delle acque sta danneggiando l’economia in molti modi: fino a tre settimane fa le chiatte non potevano più essere caricate a pieno di prodotti da consegnare al mercato, ma solo al trentacinque per cento, per non restare incagliate sui fondali, e quando navigano devono farlo lentamente. Anche la qualità dell’acqua ne risente: quella salata del Golfo del Messico può finire per cambiare la composizione organica di quella da bere che disseta la Louisiana. La American Rivers ha dichiarato il Mississippi il fiume più a rischio dell’anno. 

Una crisi nazionale

Questo è il terzo bacino più grande al mondo, superato solo dal Rio delle Amazzoni, in Brasile, e dal Congo, in Africa. Ma se il fiume raccontato da Joseph Conrad in Cuore di tenebra rappresenta l’oscurità dell’animo umano, il Mississippi è l’aridità del clima. Il bacino idrico del fiume copre il quarantuno per cento del territorio degli Stati Uniti e disseta trentuno Stati, dal Wisconsin all’Illinois, dal Missouri al Kentucky, Tennessee, Arkansas, Louisiana e, naturalmente, Mississippi.

Storicamente la piana era segnata da enormi distese d’acqua che si gonfiavano negli anni più umidi, e la profondità era una costante lungo tutto il percorso, che ospita 241 specie di pesci, cinquanta specie di mammiferi e quarantacinque di anfibi, il più grande sentiero seguito da milioni di uccelli a primavera e in autunno, che attraversa riserve popolate di coyote. Un tempo il fiume riversava nel Golfo del Messico dodici milioni d’acqua al secondo e Jimmie Rodgers cantava nel suo blues “Oh, Mississippi, fiume dalle acque così profonde e ampie”, e lo stesso facevano Johnny Cash e Ray Stevens. Adesso sono attese nuove pioggie, ma chi vive lungo il fiume comincia a pensare che "Missi" non tornerà più quello di una volta.