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Iran: il ministro degli Esteri in visita in Italia, incontrerà Tajani

Hossein AmirAbdollahian parteciperà ai Med Dialogues e incontrerà il ministro degli Esteri. E' la prima visita in un Paese europeo dall'inizio delle proteste
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Il ministro degli esteri iraniano, Hossein AmirAbdollahian, arriverà in Italia venerdì per partecipare ai Med Dialogues e per un incontro bilaterale con il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

È la prima visita di un alto esponente del governo iraniano in un Paese europeo da quando, il 16 settembre scorso, la morte della 22enne Mahsa Amini nelle mani della polizia morale ha acceso un'ondata di proteste in tutto l'Iran dando vita a un movimento diffuso pro-democrazia che chiede diritti civili e libertà politiche. La risposta delle autorità è stata durissima, finora ci sono stati più di 300 morti - tra cui 60 agenti di sicurezza - e 18mila arresti, secondo la ong Human Rights Activists News Agency.

Le proteste e la repressione brutale

Centinaia di attivisti, professori, studenti, anche adolescenti, sono richiusi in carcere, molti nel famigerato penitenziario di Evin, a nord di Teheran, dove è stata detenut…

Il ministro degli esteri iraniano, Hossein AmirAbdollahian, arriverà in Italia venerdì per partecipare ai Med Dialogues e per un incontro bilaterale con il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.

È la prima visita di un alto esponente del governo iraniano in un Paese europeo da quando, il 16 settembre scorso, la morte della 22enne Mahsa Amini nelle mani della polizia morale ha acceso un'ondata di proteste in tutto l'Iran dando vita a un movimento diffuso pro-democrazia che chiede diritti civili e libertà politiche. La risposta delle autorità è stata durissima, finora ci sono stati più di 300 morti - tra cui 60 agenti di sicurezza - e 18mila arresti, secondo la ong Human Rights Activists News Agency.

Le proteste e la repressione brutale

Centinaia di attivisti, professori, studenti, anche adolescenti, sono richiusi in carcere, molti nel famigerato penitenziario di Evin, a nord di Teheran, dove è stata detenuta per alcune settimane anche Alessia Piperno, la travel blogger di 30 anni arrestata nella capitale iraniana con l'accusa di aver partecipato alle proteste. Sono più di 20 gli stranieri ora prigionieri in Iran. La liberazione di Alessia è avvenuta grazie a un intenso lavoro di intelligence e diplomatico, disse la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all'arrivo della ragazza a Ciampino, un lavoro culminato nella telefonata proprio tra Tajiani e AmirAdbollahian.

Il ministro degli Esteri iraniano era già stato in Italia a luglio nel tentativo di rilanciare i rapporti tra i due Paesi: la convinzione di Teheran è che Roma possa fare da ponte con le altre cancellerie europee in un momento di gelo diplomatico con la Repubblica Islamica. L'Italia è sempre stata aperta al dialogo, per ragioni storiche, economiche, militari - Partecipa alla missione navale europea nello stretto di Hormuz, ha il comando della missione Nato in Iraq dove gli iraniani hanno potere e influenza - e l'approccio non sembra cambiato con il nuovo governo. L'Iran, è il ragionamento della nostra diplomazia, è un "attore importante nella regione ed è necessario mantenere aperto il dialogo anche per porre la questione dei diritti umani" come il ministro Tajani sembra intenzionato a voler fare durante il bilaterale.

La linea dura di Parigi e Berlino

Un approccio diverso rispetto a quello tenuto fin qui da Francia e Germania. Cinque giorni fa il consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con il si anche di Roma, ha deciso di avviare un'indagine internazionale indipendente sulla repressione e le violazioni dei diritti umani in Iran, indagine con cui Teheran ha già detto che non è disposta a collaborare.

A spingere per la commissione di inchiesta Onu è stata la Germania. La ministra degli Esteri Baerbock ha tenuto un discorso molto netto durante l'assemblea - "Abbiamo chiesto all'Iran di porre fine alla violenza, ma ha risposto con più violenza", ha detto - in linea con la posizione espressa già due settimane fa: tra Berlino e Teheran non può più essere "business as usual". In Francia il presidente Macron ha incontrato il 21 novembre scorso alcune figure di rilievo della diaspora e dell'opposizione iraniana come l'attivista Masih Alinejad definendo le proteste "una rivoluzione" e condannando la "brutale repressione" delle autorità iraniane.  

Il Parlamento francese ha approvato all'unanimità una mozione di condanna della repressione contro i manifestanti chiedendo ai governi europei di esercitare maggiori pressioni sull'Iran perché metta fine alla violenza e accetti un'indagine indipendente sulle violazioni dei diritti umani.