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Russia, Putin perseguitava i dissidenti già a 23 anni: la prova in un rapporto del 1976

In un foglio di servizio, ritrovato nel Museo di Storia Politica di San Pietroburgo, si legge che un gruppo di agenti del Kgb ha perquisito la casa dell'artista Oleg Volkov: tra questi c'era il futuro presidente russo
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MOSCA - Leningrado, 7 settembre 1976, un gruppo di agenti del Kgb perquisisce la casa dell'artista Oleg Volkov. Tra loro c’è anche il giovane luogotenente Vladimir Vladimirovich Putin all'inizio della sua carriera nell'intelligence sovietica. Segno che già all’età di 23 anni il futuro presidente russo perseguitava dissidenti. A scovare le informazioni in apparenza inedite sul leader del Cremlino è stato il giornalista di San Pietroburgo Konstantin Sholmov, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l'immagine di un foglio di servizio datato 13 settembre '76 ritrovato nel Museo di Storia Politica. Le indagini riguardavano il noto caso di un'iscrizione apparsa una mattina di agosto sui bastioni della Fortezza di Pietro e Paolo dell’allora Leningrado, oggi San Pietroburgo: "Puoi crocifiggere la libertà, ma l'anima umana non conosce catene!". A seguito delle indagini sarebbero stati proce…

MOSCA - Leningrado, 7 settembre 1976, un gruppo di agenti del Kgb perquisisce la casa dell'artista Oleg Volkov. Tra loro c’è anche il giovane luogotenente Vladimir Vladimirovich Putin all'inizio della sua carriera nell'intelligence sovietica. Segno che già all’età di 23 anni il futuro presidente russo perseguitava dissidenti. A scovare le informazioni in apparenza inedite sul leader del Cremlino è stato il giornalista di San Pietroburgo Konstantin Sholmov, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l'immagine di un foglio di servizio datato 13 settembre '76 ritrovato nel Museo di Storia Politica. Le indagini riguardavano il noto caso di un'iscrizione apparsa una mattina di agosto sui bastioni della Fortezza di Pietro e Paolo dell’allora Leningrado, oggi San Pietroburgo: "Puoi crocifiggere la libertà, ma l'anima umana non conosce catene!". A seguito delle indagini sarebbero stati processati e condannati il già menzionato Volkov e Julij Rybakov, rispettivamente a sette e sei anni di detenzione.  

A rilanciare la curiosa scoperta di Sholmov è stato il deputato dell'Assemblea legislativa di San Pietroburgo Boris Vishnevskij, all’opposizione, che con un post su Facebook del 27 novembre ha chiuso il cerchio intorno al ruolo svolto in quegli anni dal futuro presidente della Federazione Russa nella repressione degli artisti non allineati alla dottrina di partito. Il nome di Vladimir Putin appare accanto a quello dell'investigatore Korshunov, impegnato nella Leningrado tardosovietica nel controllo sistematico delle forme sovversive di arte e musica. Quindici anni più tardi, fa notare Vishnevskij, quel gruppo di agenti del Kgb, Putin compreso, avrebbe avviato la sua carriera politica nell'amministrazione locale della capitale del Nord. 

In un'intervista a Radio Svoboda, l’artista Rybakov ha raccontato che fu il clima di costante repressione a spingere lui e Volkov a dipingere lo slogan sulle pareti dell'ex prigione zarista. Lunga 42 metri e alta 120 centimetri, l'iscrizione non poteva passare inosservata. L'inaspettato innalzamento del livello del fiume Neva rese complicato l'intervento degli ufficiali del Kgb inviati a coprire l'opera sovversiva. Non potendo raggiungere le mura a piedi, gli agenti furono costretti ad avvicinarsi con gommoni e stivali da pesca. Nella fretta di oscurare la scritta cominciarono a coprirne le singole lettere con coperchi di bara recuperati da una fabbrica delle vicinanze, attirando ulteriormente l'attenzione del pubblico sullo slogan. Il successo del graffito favorito dalle circostanze non sarebbe tuttavia bastato a salvare Volkov e Rybakov dalle condanne per vandalismo. 

A quasi mezzo secolo di distanza, in una Russia che ha provato a relegare in soffitta le mostrine dell'autoritarismo sovietico, una delle poche forme di resistenza che resta contro la cosiddetta “operazione militare speciale” sono proprio i graffiti. Murales “non approvati” contro continuano ad apparire sulle mura delle città e a essere coperti con altrettanta solerzia. Lo stesso si può dire dello slogan dei due artisti dell’allora Leningrado, “Puoi crocifiggere la libertà, ma l’anima umana non conosce catene!”, riproposto negli anni da autori ignoti, anche oggi che Putin è ormai al suo quarto mandato al Cremlino. Come ha commentato Rybakov, sono parole che “non hanno perso la loro rilevanza” neppure nella Russia di oggi