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Hacker contro il sito del Vaticano: "Tentativi anomali di accesso". Nei giorni scorsi le critiche del Papa alla Russia

(ansa)
Gli attacchi provengono da diversi Paesi, nella città pontificia non si fanno ipotesi su chi possa esserci dietro, ma le recenti critiche di Bergoglio hanno indispettito Mosca. Il precedente di un'intrusione informatica di probabile provenienza cinese
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CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano ha subito massicci "tentativi anomali di accesso" al proprio sito internet 24 ore dopo un inedito scontro verbale con la Russia. I problemi alla rete informatica sono iniziati nella tarda mattinata di ieri, si sono intensificati nel pomeriggio, quando sono andati in tilt molti dei siti dello Stato Pontificio, dai dicasteri ai Musei vaticani, e a sera il portale ufficiale www.vatican.va era ancora inaccessibile.

Tutti i siti ufficiali in tilt

L'idea che il problema fosse una "attività di manutenzione alla rete" ha velocemente lasciato il passo a una più realistica presa d'atto: "Sono in corso accertamenti tecnici - ha fatto sapere nel tardo pomeriggio la sala stampa - per via di tentativi anomali di accesso al sito". Tentativi che per mandare in crash un sistema ben protetto devono essere stati robusti. Dalle prime ricostruzioni, le intrusioni sarebbero avvenute da molteplici paesi e l'ipote…

CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano ha subito massicci "tentativi anomali di accesso" al proprio sito internet 24 ore dopo un inedito scontro verbale con la Russia. I problemi alla rete informatica sono iniziati nella tarda mattinata di ieri, si sono intensificati nel pomeriggio, quando sono andati in tilt molti dei siti dello Stato Pontificio, dai dicasteri ai Musei vaticani, e a sera il portale ufficiale www.vatican.va era ancora inaccessibile.

Tutti i siti ufficiali in tilt

L'idea che il problema fosse una "attività di manutenzione alla rete" ha velocemente lasciato il passo a una più realistica presa d'atto: "Sono in corso accertamenti tecnici - ha fatto sapere nel tardo pomeriggio la sala stampa - per via di tentativi anomali di accesso al sito". Tentativi che per mandare in crash un sistema ben protetto devono essere stati robusti. Dalle prime ricostruzioni, le intrusioni sarebbero avvenute da molteplici paesi e l'ipotesi che dietro, nascosto dal groviglio del cyberspazio, si muova un singolo attore, è da verificare con accertamenti tecnicamente complessi che richiederanno tempo. A meno che a un certo punto non arrivi una rivendicazione.

Il precedente

In Vaticano stanno ai fatti: evitano di parlare di "attacco hacker", tanto più che solo la scorsa estate c'era stato un simile down informatico. E non puntano il dito contro nessuno: non si vuole alimentare un incidente diplomatico a partire dalle illazioni. Ma il movente politico non si può escludere (e a puntare il dito contro la Russia ci pensa l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andriy Yurash). Nel 2020 - lo rilevò la società statunitense Recorded Future - alcuni hacker cinesi avevano fatto intrusione nel sistema informatico vaticano con un malaware. Lo scopo sarebbe stato trovare informazioni in Segreteria di Stato mentre erano in corso i contatti tra Roma e Pechino per il rinnovo dell'accordo sulle nomine dei vescovi. Accuse che un portavoce del governo cinese poi respinse.

Ora il blocco informatico avviene subito dopo una escalation verbale da parte della Russia. Parlando con la rivista dei gesuiti statunitensi America, Jorge Mario Bergoglio è tornato tre giorni fa sulla guerra in Ucraina. Sono mesi, di fronte alla sordità del Cremlino e alle stragi nelle città ucraine, che Francesco ha dato una curvatura più severa alle sue parole. Ora è stato particolarmente netto: "Chi invade è lo stato russo, questo è chiarissimo". E se nei mesi scorsi, nel tentativo di non far ricadere la colpa sul popolo russo, ha puntato l'indice contro i "mercenari", questa volta è entrato nei dettagli: "I più crudeli sono forse coloro che sono russi ma non di tradizione russa, come i ceceni e i buriati e via dicendo".

Una annotazione respinta da un coro di critiche dalla Russia. "Ho espresso indignazione per tali insinuazioni e sottolineato che niente può far vacillare la coesione e l'unità del popolo multinazionale russo", ha detto l'ambasciatore presso la Santa Sede Alexander Avdeev. "Questa non è più russofobia, ma una perversione", ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. E anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha attaccato le parole del Papa:"È vergognoso che una personalità religiosa famosa in tutto il mondo non conosca l'atteggiamento dei musulmani verso il nemico". E dire che il giorno prima il portavoce del Cremlino aveva rilanciato l'idea di una mediazione vaticana, accusando l'Ucraina di non voler la pace. Non un impegno chiaro e formale per la trattativa ma una dichiarazione estemporanea. Un gioco di specchi diplomatico che da tempo non convince la diplomazia vaticana. Papa Francesco vuole la pace, ma non al costo di tacere la denuncia di una guerra "ripugnante, sacrilega e disumana". Consapevole che qualcuno si può innervosire.