Colpo al cuore del Califfato: ucciso in Siria il capo dell’Isis
di Daniele Raineri , di Daniele RaineriIl canale di informazione più importante dello Stato islamico, al Furqan, ha annunciato che il capo del gruppo terroristico, Abu al Hassan al Hashimi al Quraishi, è morto in combattimento - e celebra il fatto che prima di essere ucciso avrebbe ucciso a sua volta alcuni suoi nemici. Poche ore dopo il CentCom americano, il Comando del Pentagono che segue le operazioni in Medio Oriente, ha confermato che il capo dello Stato islamico è stato ucciso nel sud della Siria "dall'Esercito siriano libero", anche se questa sigla (come vedremo più avanti) nel comunicato ufficiale è usata senza contesto. Finiscono così gli otto mesi di regno di al Hashimi, cominciato a marzo dopo che a febbraio gli uomini della Delta Force americana erano atterrati nella Siria del nord e avevano ucciso il suo predecessore Abu Ibrahim.
Il canale di informazione più importante dello Stato islamico, al Furqan, ha annunciato che il capo del gruppo terroristico, Abu al Hassan al Hashimi al Quraishi, è morto in combattimento - e celebra il fatto che prima di essere ucciso avrebbe ucciso a sua volta alcuni suoi nemici. Poche ore dopo il CentCom americano, il Comando del Pentagono che segue le operazioni in Medio Oriente, ha confermato che il capo dello Stato islamico è stato ucciso nel sud della Siria "dall'Esercito siriano libero", anche se questa sigla (come vedremo più avanti) nel comunicato ufficiale è usata senza contesto. Finiscono così gli otto mesi di regno di al Hashimi, cominciato a marzo dopo che a febbraio gli uomini della Delta Force americana erano atterrati nella Siria del nord e avevano ucciso il suo predecessore Abu Ibrahim.
Il comunicato del Pentagono dice che a uccidere al Hashimi sono stati gli uomini dell'Esercito siriano libero e un tempo questa sigla si riferiva al vasto assortimento di gruppi ribelli che per anni hanno fatto la guerra ai soldati di Damasco, soprattutto nel nord, dopo lo scoppio della rivoluzione nel 2011. Oggi giù al sud l'opposizione al regime è viva ma non molto attiva e la sigla "Esercito siriano libero" si riferisce ai gruppi armati locali che hanno accettato la convivenza con il regime e spesso si occupano di mantenere l'ordine nelle loro aree di competenza in cambio di un minimo di autonomia. In pratica, sono quello che rimane dopo il cessate il fuoco e sarebbero stati loro ad uccidere il leader dello Stato islamico. A ottobre nella regione di Daraa hanno sostenuto scontri a più riprese contro cellule dello Stato islamico formate anche da iracheni. Ci sono state decine di morti e può essere che il Califfo fosse tra questi e non sia stato riconosciuto, perché la sua identità era nota soltanto a pochi. In quello stesso mese qualcuno aveva piazzato una bomba su un bus militare nella capitale Damasco e aveva ucciso tredici soldati siriani. Le operazioni di rastrellamento che sono seguite sono diventate violente e ci sono stati combattimenti - anche con autobomba e volontari suicidi.
Il fatto che Abu al Hassan sia morto "in combattimento", è interessante. Di solito i capi dello Stato islamico sono uccisi dalle forze speciali americane - o dalle bombe americane - dopo essere stati identificati e localizzati dentro i loro covi dai servizi segreti. È successo nel 2006, nel 2010, nel 2019 e nel 2022. In questo caso invece è accaduto tutto per caso. È probabile che i servizi americani avessero già informazioni sul leader ucciso a Daraa e aspettassero soltanto la conferma definitiva. Sappiamo che finora tutti i capi dello Stato islamico erano iracheni e facevano parte del nucleo originale, risalente al periodo della guerra americana in Iraq tra il 2003 e il 2010, perché soltanto loro sono considerati degni di fiducia e di portare avanti il progetto - tutti tranne il primo, il giordano Abu Musab al Zarqawi che comunque godeva di credenziali stellari tra i suoi compagni in quegli anni.
A maggio i servizi segreti turchi avevano arrestato un leader importante, l'iracheno Bashar al Sumaidai, che ricopriva all'interno del gruppo il ruolo di ministro e che alcuni avevano confuso con il Califfo.