Muore Jiang Zemin, erede di Deng: ora la Cina teme nuove proteste
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Riunirsi a commemorare i morti per mandare un messaggio ai vivi. Pratica comune in Cina, che ha un illustre precedente. Pericoloso per il Partito. Fu la scomparsa del leader riformista Hu Yaobang, nel 1989, che spinse gli studenti a radunarsi a Tiananmen, ad allargare le loro proteste per esprimere un malcontento più ampio. Pur con tutte le differenze del caso, ancora, la morte ora dell’ex segretario generale del Partito comunista e presidente cinese Jiang Zemin pone un serio problema alla leadership di Pechino: come rendergli omaggio evitando che nei prossimi giorni e settimane diventi un simbolo contro le politiche di Xi? «Jiang impersonava una Cina diversa, in patria e all’estero, e non mi sorprenderebbe se la sua morte diventasse un motivo di aggregazione in più per le attuali proteste contro il Covid, proprio come la morte di Hu ispirò le proteste di 33 anni fa», scrive Richard N. Haass, presidente del Council on Foreign Rela…
PECHINO - Riunirsi a commemorare i morti per mandare un messaggio ai vivi. Pratica comune in Cina, che ha un illustre precedente. Pericoloso per il Partito. Fu la scomparsa del leader riformista Hu Yaobang, nel 1989, che spinse gli studenti a radunarsi a Tiananmen, ad allargare le loro proteste per esprimere un malcontento più ampio. Pur con tutte le differenze del caso, ancora, la morte ora dell’ex segretario generale del Partito comunista e presidente cinese Jiang Zemin pone un serio problema alla leadership di Pechino: come rendergli omaggio evitando che nei prossimi giorni e settimane diventi un simbolo contro le politiche di Xi? «Jiang impersonava una Cina diversa, in patria e all’estero, e non mi sorprenderebbe se la sua morte diventasse un motivo di aggregazione in più per le attuali proteste contro il Covid, proprio come la morte di Hu ispirò le proteste di 33 anni fa», scrive Richard N. Haass, presidente del Council on Foreign Relations.
Nato a Yangzhou, nel 1926, ex dirigente di una fabbrica di saponi, Jiang si iscrive al Pcc a vent’anni a Shanghai, dove studia ingegneria elettrica e impara l’inglese. Come molti suoi futuri compagni di Partito, viene spedito in campagna durante la Rivoluzione culturale. In molti in quel 1989 credevano che il suo arrivo a Pechino sarebbe stato un periodo breve e insignificante. Non fu così. Jiang fu il leader di molte “prime volte”. Portò la Cina dentro l’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001. Quattro anni prima strinse la mano all’allora principe Carlo d’Inghilterra riportando Hong Kong sotto il controllo cinese. Con lui al timone la Cina si aggiudicò le storiche Olimpiadi del 2008. Si riavvicinò alla Russia ma riprese a dialogare con gli Stati Uniti. Con la sua Teoria delle Tre Rappresentanze incoraggiò il Pcc a non rappresentare solo la classe operaia, ma anche quelle classi che un tempo considerava come oppressori: i ricchi imprenditori e la borghesia.