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Grossi (Aiea): “Nucleare, vicina la soluzione per mettere al sicuro Zaporizhzhia”

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Intervista al direttore generale dell’agenzia Onu: "Le due parti ora concordano su alcuni principi. Il primo è che non si spara 'sulla' centrale né 'dalla' centrale"
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MILANO - "Sulla messa in sicurezza di Zaporizhzhia esiste una proposta concreta e sono stati fatti progressi importanti". Rafael Mariano Grossi, direttore generale dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica, è a Milano per ricevere al Politecnico la laurea ad honorem in ingegneria nucleare. Ma l'esame più difficile per il sessantenne diplomatico argentino, dal 2019 alla guida della Aiea, resta il braccio di ferro tra Mosca e Kiev sulla più grande centrale nucleare europea. Ed è probabile che proprio per questo Grossi e la Iaea avranno un ruolo di primo piano nella conferenza internazionale di Parigi annunciata ieri da Biden e Macron. Già a inizio settembre, dopo aver visitato i reattori di Zaporizhzhia sfiorati dai colpi di mortaio, propose una "santuarizzazione" del sito, la creazione di una zona speciale di protezione intorno all'impianto.


Direttore Grossi, a che punto è la sua iniziativa…

MILANO - "Sulla messa in sicurezza di Zaporizhzhia esiste una proposta concreta e sono stati fatti progressi importanti". Rafael Mariano Grossi, direttore generale dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica, è a Milano per ricevere al Politecnico la laurea ad honorem in ingegneria nucleare. Ma l'esame più difficile per il sessantenne diplomatico argentino, dal 2019 alla guida della Aiea, resta il braccio di ferro tra Mosca e Kiev sulla più grande centrale nucleare europea. Ed è probabile che proprio per questo Grossi e la Iaea avranno un ruolo di primo piano nella conferenza internazionale di Parigi annunciata ieri da Biden e Macron. Già a inizio settembre, dopo aver visitato i reattori di Zaporizhzhia sfiorati dai colpi di mortaio, propose una "santuarizzazione" del sito, la creazione di una zona speciale di protezione intorno all'impianto.


Direttore Grossi, a che punto è la sua iniziativa?
"Le due parti sono ora d'accordo su alcuni principi fondamentali. Il primo è quello della protezione: significa accettare che non si spara "sulla" centrale e "dalla" centrale. Il secondo è il riconoscimento che l'Aiea rappresenta l'unica via possibile: è stato il cuore del mio incontro con il presidente Putin a San Pietroburgo l'11 ottobre".

Il ministro degli Esteri ucraino Kuleba sostiene che la "protezione" di Zaporizhzhia passa per il ritiro delle armi pesanti e dei soldati russi.
"Il ritiro degli armamenti dalla centrale è quello che, comprensibilmente dal loro punto di vista, chiedono gli ucraini. E farebbe comunque parte dell'accordo generale".


I russi sono d'accordo? E cosa chiedono in cambio?
"La Russia non è contraria a un accordo e al principio della protezione dell'impianto".

Mosca teme che l'abbandono della centrale le scopra il fianco dal punto di vista militare?
"Il nostro scopo è evitare un incidente nucleare, non provocare una situazione militarmente favorevole all'uno o all'altro".

Quanto tempo le occorrerà per chiudere questa trattativa?
"Il mio impegno è di arrivare a una soluzione al più presto. Spero entro la fine dell'anno. So che il presidente Putin segue il processo e non escludo un nuovo incontro con lui a breve, così come con il presidente ucraino Zelensky".



Intanto gran parte dell'Ucraina è senza elettricità. Com'è la situazione a Zaporizhzhia?
"In questo momento la centrale ha l'elettricità che garantisce la gestione del raffreddamento e dei sistemi di emergenza. Però alcuni nodi della rete elettrica che la alimentano sono attaccati periodicamente, con colpi di precisione chirurgica".

Si sa chi spara?
"Non è il mio compito attribuire responsabilità. Per me l'importante è evitare un incidente nucleare e raggiungere l'accordo, non fare il giudice".

Si è detto preoccupato anche per le tre altre centrali nucleari ucraine: Rivne, Ucraina del Sud e Khmelnytskyy.
"Pochi giorni fa hanno anch'esse perso l'alimentazione elettrica esterna. E le autorità ucraine hanno fatto domanda formale per avere anche in questi impianti, come a Zaporizhzhia, una presenza permanente della Iaea. In questo modo il personale dell'Agenzia sarà dislocato su tutto il territorio ucraino e vigilerà perché le centrali nucleari non siano usate da nessuno come armi di ricatto nel conflitto".

Il nucleare suscita preoccupazioni anche in un'altra area calda del mondo: in Iran tracce di uranio sono trovate in tre impianti che Teheran non ha mai dichiarato far parte del suo programma atomico.
"Con l'Iran siamo in un momento molto difficile. Avevamo programmato una visita per fine novembre per ispezionare i tre siti, ma Teheran l'ha sospesa. Il risultato è una situazione di stallo, mentre l'Iran annuncia di triplicare la produzione di uranio arricchito".


Lei ha partecipato alla Conferenza sul clima di Sharm el-Sheikh: al netto dei conflitti, che ruolo avrà l'energia nucleare per affrontare il riscaldamento globale?
"Un ruolo lo ha già ed è notevole: la metà dell'energia pulita europea è di origine nucleare. Ma, per il combinato di crisi energetica e climatica, c'è fermento in Cina, India, Sudafrica, Argentina, Brasile, Turchia, Bangladesh, Egitto. Anche negli Usa di Biden. E in Italia, che è un Paese di grande know-how nucleare e che avrà certamente un ruolo".

Lei ha annunciato una collaborazione tra l'Aiea e il Politecnico di Milano. Di che si tratta?
"Polimi diventerà uno dei centri di collaborazione della Iaea. Passo formale importantissimo, perché il Politecnico sarà così coinvolto in moltissime iniziative concrete sul nucleare in tutto il mondo. Per esempi aiutando i Paesi a sviluppare i nuovi reattori piccoli e modulari".