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Putin chiude la porta all’incontro con Biden: “Accetti le annessioni”

Il Cremlino rifiuta la condizione posta dagli Usa per il dialogo: il ritiro delle truppe dall’Ucraina. Parziale retromarcia anche dalla Casa Bianca: per il vertice “non è ancora arrivato il momento”
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A Mosca senatori e commentatori lo dicono chiaro: non ci sarà una "Ginevra 2", un secondo vertice faccia a faccia tra Joe Biden e Vladimir Putin dopo quello del giugno 2021 in Svizzera. Il Cremlino ha "respinto" al mittente l'apertura del presidente statunitense che si era detto pronto a incontrare il suo omologo russo a patto che ritiri le sue truppe dall'Ucraina. "Se così fosse, in consultazione con i miei amici francesi e con la Nato, sarei felice di sedermi con Putin per vedere cosa ha in mente. Non l'ha ancora fatto", aveva detto giovedì il leader americano in una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron in visita a Washington. La reazione del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov non ha lasciato spazio a speranze. Biden "di fatto ha detto che i negoziati saranno possibili solo dopo che Putin lascerà l'Ucraina", cosa che Mosca "ovviamente respinge", ha comme…

A Mosca senatori e commentatori lo dicono chiaro: non ci sarà una "Ginevra 2", un secondo vertice faccia a faccia tra Joe Biden e Vladimir Putin dopo quello del giugno 2021 in Svizzera. Il Cremlino ha "respinto" al mittente l'apertura del presidente statunitense che si era detto pronto a incontrare il suo omologo russo a patto che ritiri le sue truppe dall'Ucraina. "Se così fosse, in consultazione con i miei amici francesi e con la Nato, sarei felice di sedermi con Putin per vedere cosa ha in mente. Non l'ha ancora fatto", aveva detto giovedì il leader americano in una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron in visita a Washington. La reazione del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov non ha lasciato spazio a speranze. Biden "di fatto ha detto che i negoziati saranno possibili solo dopo che Putin lascerà l'Ucraina", cosa che Mosca "ovviamente respinge", ha commentato Peskov assicurando che "l'operazione militare continua". 

Non pago, il portavoce del Cremlino ha rilanciato chiedendo a sua volta il riconoscimento da parte di Washington dei territori annessi alla Russia come condizione per futuri colloqui. "Gli Stati Uniti non riconoscono ancora i nuovi territori che fanno ora parte della Federazione Russa. Questo rende significativamente difficile la ricerca di un terreno comune per un possibile dialogo", ha proseguito Peskov. È di fatto muro contro muro, a dispetto della ribadita disponibilità della Russia "a negoziati" che "garantiscano i suoi interessi". Tanto che in serata John Kirby, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale statunitense, è intervenuto per precisare che Biden resta "coerente" e "non ha cambiato" atteggiamento: in conferenza stampa "non stava indicando che questo è il momento di parlare con Putin", perché il presidente russo "non ha alcuna propensione" a trattare e le sue azioni "mostrano che vuole continuare" l'offensiva. 

Il leader del Cremlino ne ha dato riprova anche ieri nel suo primo colloquio telefonico da settembre con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durato un'ora, definendo "necessari e inevitabili" i raid aerei che hanno devastato, proprio all'inizio dell'inverno, le infrastrutture energetiche ucraine lasciando al buio e al freddo milioni di civili. "È stato sottolineato che le forze armate russe hanno a lungo evitato attacchi missilistici ad alta precisione su determinati obiettivi in Ucraina, ma tali misure sono diventate necessarie e inevitabili di fronte agli attacchi provocatori da Kiev", così il Cremlino ha riassunto in una nota le parole di Putin che avrebbe inoltre sottolineato la posizione "distruttiva" dell'Occidente e invitato Scholz "a rivedere il suo approccio". Stando al presidente russo, il sostegno politico, finanziario e militare da parte dell'Occidente incoraggerebbe Kiev a rifiutare "l'idea di ogni trattativa". Scholz non ha potuto che dissentire insistendo "con il presidente russo perché si trovi al più presto una soluzione diplomatica che implichi il ritiro delle truppe russe". Stessa posizione di Biden.

Non resta che riporre le speranze negli sforzi diplomatici di Emmanuel Macron. Durante la sua visita a Roma a fine ottobre, il leader francese aveva chiesto a Papa Francesco di intercedere con Biden affinché gli Usa si "siedano intorno al tavolo per favorire la pace in Ucraina". Nel viaggio a Washington, Macron ha incassato un parziale allineamento dopo che le sue posizioni dialoganti con Mosca avevano suscitato in passato incomprensione e persino irritazione negli Stati Uniti. Il leader francese ha precisato che non "spingerà mai gli ucraini ad accettare un compromesso per loro inaccettabile" perché questo non permetterebbe di costruire "una pace duratura". Intanto però ha annunciato di voler chiamare Putin "a breve", senza dare maggiori dettagli, e di voler dare ancora più forza alla conferenza per "la resistenza e la resilienza" dell'Ucraina prevista a Parigi il 13 dicembre, citata nel comunicato congiunto con Biden. Il vertice riunirà donatori e vari altri attori coinvolti nella ricostruzione del Paese. I lavori preparatori con gli altri Paesi partner dell'Ucraina sono già stati avviati, ha confermato l'Eliseo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parteciperà da remoto, mentre sua moglie sarà a Parigi per varie iniziative umanitarie. Se fino a qualche giorno fa non era prevista la presenza di capi di Stato e di governo, il formato della conferenza voluta da Macron potrebbe cambiare, aprendo una finestra dedicata alle trattative diplomatiche.