Med-Dialogues, Massolo: "Serve un piano europeo per il Mediterraneo fino al Sahel"
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoUn'Italia che guardi di più ai suoi confini meridionali, e un'Europa in grado di allargare l'orizzonte della sua azione politica fino all'Africa subsahariana, al Sahel, ormai parte integrante del Mediterraneo. "C'è spazio per un salto di qualità simile a quello che Bruxelles ha fatto con il Next Generation Eu: un'agenda nuova basata sulla condivisione degli interessi", dice il presidente di Ispi Giampiero Massolo, alla chiusura dei lavori di Med Rome 2022, la conferenza sulla politica internazionale organizzata dall'Ispi e dalla Farnesina che ha portato al parco dei Principi decine di ministri e capi di Stato, ambasciatori, stakeholder, esponenti della società civile da tutto il Mediterraneo allargato.
Un'Italia che guardi di più ai suoi confini meridionali, e un'Europa in grado di allargare l'orizzonte della sua azione politica fino all'Africa subsahariana, al Sahel, ormai parte integrante del Mediterraneo. "C'è spazio per un salto di qualità simile a quello che Bruxelles ha fatto con il Next Generation Eu: un'agenda nuova basata sulla condivisione degli interessi", dice il presidente di Ispi Giampiero Massolo, alla chiusura dei lavori di Med Rome 2022, la conferenza sulla politica internazionale organizzata dall'Ispi e dalla Farnesina che ha portato al parco dei Principi decine di ministri e capi di Stato, ambasciatori, stakeholder, esponenti della società civile da tutto il Mediterraneo allargato.
Un Next Med Generation? "Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di piano Mattei, quello che serve è un piano organico, strutturale, che si spinga fino all'Africa subsahariana". Uno spazio politico occupato però già da altre potenze: dalla Cina, che ha soppiantato gli Stati Uniti e l'Europa come partner economico privilegiato di molti Stati africani; dalla Russia, che ha scalzato i francesi dal Mali e soppiantato la Francia come alleato storico del Burkina Faso, e che in tutta la regione del Sahel lavora per contrastare la presenza europea. Come in Libia, del resto, dove il sostegno russo ad Haftar ha contribuito a dividere in due il Paese e dove il ministro degli Esteri Tajani ha annunciato a breve una visita.
"È un lavoro urgente perché è vero che siamo in ritardo ma c'è tempo per recuperare ed è un obbligo altrimenti il vuoto verrà riempito da progettualità a noi non favorevoli", dice il presidente Ispi. Sicurezza, alimentare e sanitaria, transizione energetica, migrazioni e stabilizzazione sono le direttrici lungo le quali organizzare un piano di azione a guida europea. In un approccio multilaterale che non esaurisce però il lavoro dei singoli Stati, conclude Massolo. "Dobbiamo uscire da politiche che sono state più declaratorie che concrete, serve un'assidua e quotidiana azione diplomatica".