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“Ortodossi filorussi”: in Ucraina la guerra è anche di religione

Agenti di sicurezza davanti al monastero di Pechersk Lavra a Kiev (reuters)
La crociata di Zelensky contro i monasteri di rito orientale accusati di essere vicini al patriarca Kirill: “Ma sono solo falsità, vogliono i nostri fedeli”
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KRIVNE (Ucraina) - Sono affollati i monasteri di rito orientale, chiesa ortodossa ucraina che non ha mai reciso il rapporto con il Patriarcato di Mosca. Nelle messe del pomeriggio, ed è sabato, i sacerdoti sono giù dall'altare. I fedeli, attorno e vicini, si segnano con la croce a ogni passo della lettura biblica. Il vescovo si alterna con i sacerdoti in ordine gerarchico: recita una liturgia lunga almeno due ore e rapsodica, continuamente cantata. Al Monastero di Korezky, il freddo Nord, 70 chilometri da Rivne e poco più dalla temuta Bielorussia, l'omelia è in lingua russa e in un passo si prega "per il Patriarcato di Mosca". La tradizione non si spezza. 


Il presidente Zelensky, ispirato dall'oligarca che lo ha preceduto alla guida del Paese e un po' ne detta i passi, Viktor Poroshenko, vorrebbe invece spezzare le reni a questo filone pluriscisso di ortodossia orientale. Ritiene, il presidente, che i 258 monasteri dell&…

KRIVNE (Ucraina) - Sono affollati i monasteri di rito orientale, chiesa ortodossa ucraina che non ha mai reciso il rapporto con il Patriarcato di Mosca. Nelle messe del pomeriggio, ed è sabato, i sacerdoti sono giù dall'altare. I fedeli, attorno e vicini, si segnano con la croce a ogni passo della lettura biblica. Il vescovo si alterna con i sacerdoti in ordine gerarchico: recita una liturgia lunga almeno due ore e rapsodica, continuamente cantata. Al Monastero di Korezky, il freddo Nord, 70 chilometri da Rivne e poco più dalla temuta Bielorussia, l'omelia è in lingua russa e in un passo si prega "per il Patriarcato di Mosca". La tradizione non si spezza. 


Il presidente Zelensky, ispirato dall'oligarca che lo ha preceduto alla guida del Paese e un po' ne detta i passi, Viktor Poroshenko, vorrebbe invece spezzare le reni a questo filone pluriscisso di ortodossia orientale. Ritiene, il presidente, che i 258 monasteri dell'Uoc, la Chiesa ortodossa ucraina, siano covi di spie e che in quelle sacrestie e quelle foresterie "i circoli filorussi" trovino coperture che minano la sicurezza della patria Ucraina in guerra. Volodymyr Zelensky ha decretato, da giovedì, un bando preventivo "per i sacerdoti in relazione" con Mosca. Risalendo da Kiev verso Ovest per 330 chilometri si accerta, però, che la nazione è devota e il rito maggioritario resta quello inviso, praticato sotto l'egida del Patriarcato di Mosca. 

Il Monastero di Preobrazhensky Trygirsky nella regione di Zhytomyr 

Salendo sul Monte Berestov incontriamo il vescovo del Monastero delle Grotte, il più importante di Kiev nonché riferimento di tutta la cristianità ortodossa. Il governo ucraino ha appena assegnato, iscrivendola a catasto, la "Holy Dormition" con le sue cappelle e gli alberghi per pellegrini alla chiesa antagonista, l'Ocu collegata dal 2018 al Patriarcato di Kiev. L'episcopo Kliment, portavoce della chiesa nazionale di rito russo, rivela una rabbia sincera: "Il presidente in carica sta portando avanti l'agenda della lobby di Poroshenko. Sono almeno otto anni che ci vogliono distrugggere, la guerra con la Russia non c'entra e le sanguinose parole del patriarca Kirill sono una scusa. Dal primo giorno abbiamo condannato l'invasione russa e portato tutte le chiese orientali a schierarsi per la libertà dell'Ucraina. Perché non basta? Perché vogliono prendersi fedeli e patrimonio storico, ma noi rappresentiamo la religiosità dell'Ucraina".

Il giorno dopo Kliment troverà un alleato all'interno dello stesso governo ucraino: il segretario del Consiglio della Difesa, Oleksey Danilov, ha negato il trasferimento del Monastero di Pechersk Lavra alla Chiesa di Kiev: "La struttura appartiene a tutti, nessuno può spostarne la proprietà senza avere il consenso del proprietario". Zelensky ha accusato, ma ha subito dedicato un secondo consiglio di governo all'argomento: "Daremo ai fedeli ucraini un'indipendenza spirituale".

Il Monastero femminile Saint Anstasiya nella regione di Zhytomyr
 

Superando il largo fiume Teteriv in procinto di ghiacciare si raggiunge, nella regione di Zhytomyr, il monastero di Preobrazhensky Trygirsky dove Padre Galaction, nome ispirato all'universo intero, indossa contro il nevischio un giaccone con la bandiera gialla e blu sulla spalla: "Noi stiamo con il popolo ucraino e seguiamo il presidente Zelensky, ma sono trent'anni, dall'indipendenza del Paese, che il rito di Kiev vuole azzerare una storia millenaria per fondare una nuova chiesa. I nazionalisti si stanno comportando come fecero i sovietici, che nel '39 bruciarono il nostro monastero. Non passeranno, la gente è con noi e la chiesa è stata costruita sulla roccia non sull'ideologia". 


I servizi segreti dell'Sbu, venerdì scorso, hanno perlustrato il Monastero femminile di Saint Anastasya: la reggente non vuole parlare, "sono troppo triste". E due settimane prima la Guardia nazionale ha preso di mira Korezky, qui a Nord. Nessuna prova di complotto poliico, ma l'operazione in larga scala, rivelerà il comunicato di governo, ha fatto emergere in altre diocesi "manuali di propaganda russa, dottrine di satanismo, simboli nazi". E, in un caso, "materiale pedopornografico". Sequestro da rendere pubblico perché la guerra Stato contro chiesa, dentro la guerra vera, è appena iniziata.