Cina, oltre 100 stazioni di polizia nel mondo per monitorare i cinesi all'estero: il record in Italia con 11 centri
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Oltre 100 “stazioni di polizia” in tutto il mondo per monitorare, intimidire e in alcuni casi rimpatriare i cittadini cinesi che vivono all’estero. Dopo il rapporto pubblicato a settembre dalla ong Safeguard Defenders in cui si dava conto di 54 stazioni cinesi fuori da confini nazionali del Dragone, è la stessa organizzazione con sede a Madrid a pubblicare un aggiornamento aggiungendone alla lista altre 48. Di cui 11 proprio in Italia: Prato, Firenze, Milano, Roma, Bolzano, Venezia e in Sicilia. Il nostro Paese, secondo il rapporto, è quello che ne ospita di più. Altre stazioni recentemente identificate si trovano in Croazia, Serbia e Romania.
Safeguard Defenders afferma che, sebbene le stazioni non siano gestite direttamente da Pechino, "alcune dichiarazioni e politiche iniziano a mostrare una guida più chiara da parte del governo centrale nell'incoraggiare la loro istituzione".
“Quelle che sono state defin…
PECHINO - Oltre 100 “stazioni di polizia” in tutto il mondo per monitorare, intimidire e in alcuni casi rimpatriare i cittadini cinesi che vivono all’estero. Dopo il rapporto pubblicato a settembre dalla ong Safeguard Defenders in cui si dava conto di 54 stazioni cinesi fuori da confini nazionali del Dragone, è la stessa organizzazione con sede a Madrid a pubblicare un aggiornamento aggiungendone alla lista altre 48. Di cui 11 proprio in Italia: Prato, Firenze, Milano, Roma, Bolzano, Venezia e in Sicilia. Il nostro Paese, secondo il rapporto, è quello che ne ospita di più. Altre stazioni recentemente identificate si trovano in Croazia, Serbia e Romania.
Safeguard Defenders afferma che, sebbene le stazioni non siano gestite direttamente da Pechino, "alcune dichiarazioni e politiche iniziano a mostrare una guida più chiara da parte del governo centrale nell'incoraggiare la loro istituzione".
“Quelle che sono state definite ‘stazioni di polizia’ sono in realtà centri per i servizi per i cinesi all’estero. A causa del Covid, un gran numero di cittadini cinesi non è in grado di tornare in Cina in tempo per servizi come il rinnovo della patente di guida. Così le autorità competenti hanno aperto una piattaforma online per il loro rilascio: i centri hanno lo scopo di aiutare i cinesi in queste questioni burocratiche. Le persone che lavorano in queste sedi sono volontari delle comunità locali. Non poliziotti”, si è sempre difesa Pechino.
Indagini erano già partite, dopo la pubblicazione del primo report a settembre, in almeno 12 Paesi, tra cui Canada, Germania e Paesi Bassi.
“L'Italia, che ha firmato una serie di accordi bilaterali di sicurezza con la Cina a partire dal 2015, è rimasta in gran parte in silenzio durante le rivelazioni di queste presunte attività sul suo territorio”, scrive Cnn. "Tra il 2016 e il 2018 la polizia italiana ha condotto molteplici pattugliamenti congiunti con la polizia cinese - prima a Roma e Milano - e successivamente in altre città, tra cui Napoli, dove allo stesso tempo, afferma Safeguard Defenders, ha trovato prove dell'aggiunta di un sistema di videosorveglianza in un'area residenziale cinese, apparentemente per scoraggiare efficacemente i crimini in quella zona”. La stessa Cnn ricorda “una cerimonia a Roma per l'apertura di una nuova stazione che ha visto la partecipazione di funzionari di polizia italiani nel 2018, secondo i video pubblicati sui siti web cinesi, a dimostrazione degli stretti legami tra le forze di polizia dei due Paesi”.
La Cina ha concluso accordi simili di pattugliamento congiunto anche con altri Paese, come Croazia e Serbia, tra il 2018 e il 2019.
Il sospetto che non si tratti per niente di semplici uffici burocratici lo aveva sollevato Safeguard Defenders nel suo rapporto di settembre nel quale, partendo dalla massiccia campagna di Pechino per combattere le frodi online da parte di cittadini cinesi residenti all’estero - grazie alla quale già 210mila cinesi sono stati “convinti” a ritornare in patria - ha rintracciato l’origine di questa campagna che in parallelo si è sviluppata all’istituzione di veri e propri commissariati. Nome in codice: “110 Oltreoceano”, dal numero delle emergenze della polizia in Cina. Una rete presente ora in decine di Paesi in tutti e cinque i continenti. Tra le persone costrette a tornare a casa ci sono anche gli obiettivi dell'Operazione Fox Hunt, una campagna istituita dal presidente cinese Xi Jinping per perseguire i funzionari corrotti fuggiti all'estero.
"Quello che vediamo dalla Cina è un crescente tentativo di reprimere il dissenso in tutto il mondo, di minacciare le persone, di molestarle, di assicurarsi che siano abbastanza spaventate da rimanere in silenzio o da rischiare di essere rispedite in Cina contro la loro volontà", dice la direttrice della campagna Safeguard Defenders, Laura Harth.
Anche dagli Stati Usa arriva preoccupazione: il mese scorso il direttore dell'Fbi Christopher Wray ha dichiarato: “È scandaloso pensare che la polizia cinese tenti di insediarsi, per esempio, a New York, senza un adeguato coordinamento. Questo viola la sovranità e aggira i processi standard di cooperazione giudiziaria e di applicazione della legge".