La Lettonia mette al bando "Dozhd", l'ultima tv russa indipendente. Perché è un pericoloso precedente
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Non c’è requie per l’unica tv indipendente russa. Relegata già da anni su YouTube, contrassegnata dal marchio d’infamia di “agente straniero” e infine costretta a sospendere definitivamente le trasmissioni il 2 marzo, lo scorso luglio Tv Dozhd (Tv Pioggia) era tornata in onda da Riga, capitale della Lettonia.
Dall’esilio, pur di continuare a informare, come decine di media indipendenti russi falcidiati dalla censura e dalla repressione di Mosca, a partire da Novaja Gazeta, il giornale diretto dal Nobel Dmitrij Muratov. Non è durata molto. Le autorità lettoni le hanno revocato la licenza dopo poco più di quattro mesi.
MOSCA – Non c’è requie per l’unica tv indipendente russa. Relegata già da anni su YouTube, contrassegnata dal marchio d’infamia di “agente straniero” e infine costretta a sospendere definitivamente le trasmissioni il 2 marzo, lo scorso luglio Tv Dozhd (Tv Pioggia) era tornata in onda da Riga, capitale della Lettonia.
Dall’esilio, pur di continuare a informare, come decine di media indipendenti russi falcidiati dalla censura e dalla repressione di Mosca, a partire da Novaja Gazeta, il giornale diretto dal Nobel Dmitrij Muratov. Non è durata molto. Le autorità lettoni le hanno revocato la licenza dopo poco più di quattro mesi.
I conflitti tra Tv Dozhd e Riga
Già poco dopo il nuovo debutto, Tv Dozhd era finita sotto inchiesta ed era stata multata per oltre 10mila dollari per aver mostrato una mappa della Russia che includeva la Crimea, la penisola ucraina annessa da Mosca nel 2014, e per aver definito le forze armate russe “il nostro esercito”. Le autorità lettoni si erano inoltre lamentate del fatto che Tv Dozhd ignorasse l’obbligo di mostrare i sottotitoli in lettone e che la direzione non avesse portato un interprete lettone a un’udienza in ottobre sui due reati.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata la scorsa settimana quando il presentatore Aleksej Korosteliov ha chiesto ai telespettatori di inviare informazioni sulle condizioni dei “mobik”, i mobilitati in Ucraina. Una richiesta innocente se poi non avesse aggiunto: “Speriamo di essere in grado di aiutare molti militari, fornendo loro equipaggiamento e beni essenziali”. Parole che sono state interpretate come la prova che anche i russi in esilio sostengono lo sforzo bellico del Cremlino provocando scandalo e una vera e propria psicosi.
Membri dell’esecutivo hanno chiesto l’espulsione dal Paese dei giornalisti di Tv Dozhd, mentre i servizi segreti stanno indagando alla ricerca di prove che dimostrino che si tratti di spie russe, accuse respinte con forza dai redattori che sono stati costretti a lasciare la Russia per sfuggire a processi per aver preso posizione contro la cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina.
La direzione del canale tv ha diffuso un comunicato di scuse e licenziato Korosteliov. Non è bastato però a placare le polemiche tanto che le autorità lettoni hanno deciso di mettere il canale al bando perché costituirebbero “una minaccia alla sicurezza nazionale e all’ordine sociale”. Bando che entrerà in vigore giovedì, ma contro cui è possibile ricorrere in appello.
Reazione "assurda"
Una reazione “assurda” che non ha “nulla a che fare con il buon senso”, ha commentato Tikhon Dzjadko, direttore di Tv Dozhd, promettendo che le trasmissioni continueranno su YouTube. Non è stato l’unico a giudicare eccessiva la risposta di Riga. Secondo molti commentatori, il caso è emblematico dello stigma che oramai accompagna i russi, anche quando si tratta di oppositori del Cremlino e di giornalisti indipendenti in fuga dalla repressione del dissenso. E rischia inoltre di fare il gioco del Cremlino.
Il caso dimostra anche le difficoltà della Lettonia, Paese Baltico dove sono ancora amari i ricordi dell’occupazione sovietica e che ospita una minoranza russofona pari a un quarto dei due milioni di abitanti. E che da un lato è tra i più aperti sostenitori dell’Ucraina in seno all’Unione Europea, dall'altro ha accolto centinaia di oppositori e giornalisti in fuga dalla Russia che presto però sono finiti nel mirino.
E il Cremlino gongola
Tra i due litiganti, il Cremlino gongola. “Alcuni pensano sempre di stare meglio altrove che a casa e che la libertà sia altrove e non a casa. Questo è uno degli esempi più chiari che dimostrano che queste illusioni sono sbagliate”, ha detto il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov. Mentre il presentatore televisivo Vladimir Soloviov, “propagandista-in-capo” del Cremlino, ha commentato sul suo canale Telegram: “A nessuno piacciono i traditori”.
La solidarietà dei giornalisti
Le reazioni al bando deciso da Riga non potrebbero essere più contrastanti. Molti ucraini hanno festeggiato la decisione di Riga, mentre molti giornalisti russi hanno espresso rabbia e preoccupazione. Il bando è un pericoloso precedente per tutti questi giornalisti che non possono praticare la loro professione in Russia perché contrari al Cremlino e alla sua offensiva in Ucraina, ma che devono fare affidamento sulla precaria ospitalità di Paesi esteri.
Tante le dichiarazioni di solidarietà nei confronti di Tv Dozhd, fondata nel 2010 ma bandita via cavo nel 2014 per la sua indipendenza e la sua copertura di tutte le manifestazioni anti-governative. Da allora era trasmigrata su YouTube fino al primo marzo scorso quando è stata bloccata sulla scia dell'offenisva russa in Ucraina.
La redazione si era trasferita a Riga dove già da otto anni fa base il media indipendente in lingua russo Meduza e dove la scorsa primavera si si sono rifugiati anche i giornalisti di Novaja Gazeta Europe e la redazione moscovita di Deutsche Welle.
"Una vergogna selvaggia e incredibile", ha definito il bando la giornalista indipendente Julija Latynina. "Chiunque conosca Dozhd capisce che è categoricamente contro l'offensiva e non incoraggerebbe sostegno per lo sforzo bellico, ma la Lettonia ha il diritto di essere diffidente. La situazione riflette la precarietà che attivisti e giornalisti russi affrontano in esilio, specialmente nella Ue", ha commentato Samantha Berkhead di Moscow Times.
"Questo ovviamente aiuta Putin. Questo canale in lingua russa con un pubblico in lingua russa copre i crimini di Putin in Ucraina. Putin può vietarlo in patria, ma non all'estero. Ma ora i lettoni lo stanno facendo per lui", ha twittato Ilja Lozovskij dell'Organized Crime and Corruption Reporting Project (Occrp). Di parere simile Kira Jarmish, portavoce dell'oppositore in carcere Aleksej Navalnyj: "C'è Putin che ha cominciato l'offensiva. C'è tv Dozhd che racconta la verità su Putin e sull'offensiva. Privare Tv Dozhd della sua licenza aiuta solo Putin". Mentre Anton Barbashin, direttore di Riddle, sito indipendente dichiarato agente straniero la scorsa settimana, ha espresso il timore che la prossima sia Meduza augurandosi che "voci ragionevoli nella Ue evitino che succeda".
Dura protesta di Reporter senza frontiere per la quale la decisione di Riga è "indegna di un Paese europeo che difende la libertà di stampa". Secondo Jeanne Cavelier, responsabile del desk Europa orientale e Asia centrale, "la censura di un media russo indipendente mina gli sforzi per combattere la propaganda del Cremlino, obiettivo stesso delle autorità lettoni".
Mentre da Washington il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price si è limitato a commentare che la Lettonia ha offerto "una leadership impressionante" sull'Ucraina e ha sostenuto i giornalisti russi che forniscono "rapporti onesti e indipendenti" sulla "brutalità russa in Ucraina", aggiungendo che è "importante per il pubblico russo in Russia abbia accesso a questo tipo di informazioni".