Budapest blocca gli aiuti Ue a Kiev: ora rischia di perdere i fondi del Pnrr
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - L’Ungheria blocca gli aiuti all’Ucraina. E ora rischia di diventare la spina più acuminata per il governo italiano. Perché se il caso non si risolverà entro due settimane, i fondi – compresi quelli del Pnrr – destinati a Budapest saranno bloccati. E servirà un voto a maggioranza qualificata in Consiglio. L’Italia, insieme ai Paesi “sovranisti”, potrebbe essere determinante. Giorgia Meloni, insomma, dovrà schierarsi con l’ungherese Orbán o con il resto dei soci fondatori dell’Ue.
Un vero intrigo. Fatto di veti e controveti. L’esecutivo magiaro ieri ha bloccato l’adozione da parte dell’Ecofin (i ministri finanziari dell’Ue) del piano di prestiti da 18 miliardi di euro per Kiev. La risposta dell’Ue è stata dello stesso livello: Budapest non riceverà i soldi del Recovery (5,8 miliardi) e saranno congelati i soldi dei fondi di coesione…
BRUXELLES - L’Ungheria blocca gli aiuti all’Ucraina. E ora rischia di diventare la spina più acuminata per il governo italiano. Perché se il caso non si risolverà entro due settimane, i fondi – compresi quelli del Pnrr – destinati a Budapest saranno bloccati. E servirà un voto a maggioranza qualificata in Consiglio. L’Italia, insieme ai Paesi “sovranisti”, potrebbe essere determinante. Giorgia Meloni, insomma, dovrà schierarsi con l’ungherese Orbán o con il resto dei soci fondatori dell’Ue.
Un vero intrigo. Fatto di veti e controveti. L’esecutivo magiaro ieri ha bloccato l’adozione da parte dell’Ecofin (i ministri finanziari dell’Ue) del piano di prestiti da 18 miliardi di euro per Kiev. La risposta dell’Ue è stata dello stesso livello: Budapest non riceverà i soldi del Recovery (5,8 miliardi) e saranno congelati i soldi dei fondi di coesione (7,5 miliardi) già sospesi per il mancato rispetto dello Stato di diritto. A questo schema i magiari hanno aggiunto il “niet” alla aliquota minima del 15% per la tassazione delle società, la cosiddetta minimum tax.
In effetti in molti stanno cercando una mediazione per evitare che lo stallo. A cominciare dalla Germania. Infatti la Commissione tornerà a valutare le riforme approvate dall’Ungheria per capire se il giudizio sullo Stato di diritto possa essere cambiato. E anche l’Italia è una diretta interessata. Perché, nell’eventuale voto a maggioranza qualificata, sarebbe l’ago della bilancia tra filo-Orbán e gli anti-Orbán. Considerando che già il mese scorso FdI e Lega al Parlamento europeo avevano votato per difendere proprio l’Ungheria. Ma farlo anche al Consiglio, significherebbe entrare definitivamente nella “black list” d’Europa.