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L’ammissione di Putin: “L’offensiva in Ucraina potrebbe essere lunga”

Putin durante il suo incontro in videoconferenza con il Consiglio presidenziale sui diritti umani (reuters)

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Il presidente russo torna a parlare del nucleare per smorzare la minaccia: “Il pericolo cresce, ma non attaccheremo noi per primi. Non siamo pazzi"
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MOSCA - Nulla viene più lasciato al caso in Russia, neppure l'incontro tra Vladimir Putin e il suo Consiglio presidenziale per i diritti umani, un'organizzazione interamente assoggettata al Cremlino, ancor di più dopo il rimpasto del 17 novembre che ha visto la sostituzione di dieci attivisti e giornalisti come il fondatore del Comitato contro la tortura Igor Kaljapin con figure guerrafondaie come l'esponente di "Donbass libero" Elena Shishkina e il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksander Kots. Secondo il sito Vyerstka, alla vigilia della videoconferenza, dopo due settimane d'incontri tra il capo del Consiglio Valerij Fadeev e i rappresentanti del Cremlino, agli altri membri era stato consigliato di non avanzare domande che potessero "turbare il presidente": dall'uccisione del combattente di Wagner Evgenij Nuzhin all'applicazione della legge sulle "fake news" sull'esercito - la stessa per cui l&…

MOSCA - Nulla viene più lasciato al caso in Russia, neppure l'incontro tra Vladimir Putin e il suo Consiglio presidenziale per i diritti umani, un'organizzazione interamente assoggettata al Cremlino, ancor di più dopo il rimpasto del 17 novembre che ha visto la sostituzione di dieci attivisti e giornalisti come il fondatore del Comitato contro la tortura Igor Kaljapin con figure guerrafondaie come l'esponente di "Donbass libero" Elena Shishkina e il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksander Kots. Secondo il sito Vyerstka, alla vigilia della videoconferenza, dopo due settimane d'incontri tra il capo del Consiglio Valerij Fadeev e i rappresentanti del Cremlino, agli altri membri era stato consigliato di non avanzare domande che potessero "turbare il presidente": dall'uccisione del combattente di Wagner Evgenij Nuzhin all'applicazione della legge sulle "fake news" sull'esercito - la stessa per cui l'oppositore Ilja Jashin rischia una condanna a 9 anni di carcere - sino alle proteste dei familiari dei mobilitati. Non è rimasto dunque che seguire la scaletta concordata lasciando a Putin l'ennesima tribuna senza contraddittorio per rilanciare il suo verbo su quella che chiama "operazione militare speciale".

Il presidente russo ha innanzitutto ribadito ancora una volta "l'inevitabilità" dello scontro, ma ha anche riconosciuto che l'offensiva in Ucraina sarà "lunga", ammissione già fatta in passato, ma mai in maniera così diretta. "Per quanto riguarda la durata dell'operazione, può essere un processo lungo", ha osservato celebrando però come un "risultato significativo" la "comparsa di nuovi territori", vale a dire le quattro regioni ucraine unilateralmente annesse. "Il Mar d'Azov è diventato un mare interno", si è rallegrato riferendosi al mare che bagna la Russia e il Sud-Est dell'Ucraina e ricordando come questa fosse un'ambizione dello zar Pietro il Grande a cui si era già paragonato in passato.

 

Poi, pur riconoscendo che "aumenta la minaccia di un conflitto nucleare" e riaffermando che i russi "si sarebbero difesi con tutti i mezzi a disposizione", Putin ha minimizzato la possibilità di premere il pulsante rosso: "Non siamo impazziti, sappiamo che cosa sono le armi nucleari. Non abbiamo intenzione di andare in giro per il mondo brandendole come un rasoio". La Russia, ha poi spiegato, userà le armi nucleari soltanto in risposta a un simile attacco: "Consideriamo le armi di distruzione di massa, l'arma nucleare, come un mezzo di difesa. Il loro utilizzo si costruisce intorno a quello che si chiama "lancio al primo allarme" (letteralmente dal russo "colpo di risposta e d'incontro", ndr): se verremo colpiti, colpiremo in risposta". Parole che allontanano i timori sollevati da alcuni esperti su Nezavisimaja Gazeta che i raid ucraini contro le basi russe di Rjazan e di Engels potessero diventare il pretesto di un'escalation in base al punto 19 della cosiddetta "dottrina nucleare" che prevede tra le condizioni che determinano l'impiego dell'arma finale "l'impatto del nemico su strutture statali o militari critiche della Federazione, l'inattivazione delle quali comporti l'impossibilità dell'azione di risposta delle forze nucleari".

Putin ha inoltre accusato l'Occidente di chiudere un occhio sui bombardamenti ucraini contro il Donbass e la Polonia di voler "annettere l'Ucraina occidentale". Rispondendo a una domanda sollecitata dal Cremlino, stando alle anticipazioni di Vyerstka, ha infine assicurato che non ci sarà una seconda mobilitazione dal momento che finora soltanto la metà dei 300mila riservisti convocati in autunno sarebbe stata schierata in Ucraina. Rassicurazione che però non chiarisce perché si rifiuti di decretare ufficialmente la fine della mobilitazione avviata lo scorso settembre.