Tappeti rossi per Xi Jinping in Arabia Saudita: accordi per 30 miliardi di dollari. Focus sul petrolio
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Tappeti rossi e grandi onori di Stato per Xi Jinping. Il leader cinese, fresco di terzo mandato e allentate le restrizioni sul Covid in patria, riprende la sua offensiva diplomatica. Da oggi (fino al 10 dicembre) sarà a Riad, in Arabia Saudita, per partecipare a vari summit con la famiglia reale, con i Paesi arabi e con quelli membri del Consiglio del Golfo. Pechino prova a colmare il “vuoto” americano in una regione nella quale già da anni ha messo gli occhi, e il portafoglio. L’accoglienza del principe ereditario Mbs nei confronti del segretario comunista sarà certamente molto più “calorosa” rispetto a quella riservata qualche mese fa al presidente statunitense Joe Biden.
Per la stampa saudita, tra Pechino e Riad ci sono in ballo almeno venti accordi su energia, sicurezza e investimenti per un totale di quasi trenta miliardi di dollari. Il petrolio sarà il tema principale in agenda. La Cina è il…
PECHINO - Tappeti rossi e grandi onori di Stato per Xi Jinping. Il leader cinese, fresco di terzo mandato e allentate le restrizioni sul Covid in patria, riprende la sua offensiva diplomatica. Da oggi (fino al 10 dicembre) sarà a Riad, in Arabia Saudita, per partecipare a vari summit con la famiglia reale, con i Paesi arabi e con quelli membri del Consiglio del Golfo. Pechino prova a colmare il “vuoto” americano in una regione nella quale già da anni ha messo gli occhi, e il portafoglio. L’accoglienza del principe ereditario Mbs nei confronti del segretario comunista sarà certamente molto più “calorosa” rispetto a quella riservata qualche mese fa al presidente statunitense Joe Biden.
Per la stampa saudita, tra Pechino e Riad ci sono in ballo almeno venti accordi su energia, sicurezza e investimenti per un totale di quasi trenta miliardi di dollari. Il petrolio sarà il tema principale in agenda. La Cina è il primo partner commerciale del regno saudita, il più grande importatore mondiale di oro nero e Riad, di contro, è il primo fornitore di greggio per i cinesi (1,77 milioni di barili al giorno, il 18% degli acquisti totali di Pechino).
Tra Riad e Washington i rapporti si sono raffreddati negli ultimi tempi proprio sulla questione petrolio: l’OPEC+, guidato dai sauditi, ha ridotto la produzione di due milioni di barili al giorno nel tentativo di "stabilizzare" i prezzi, nonostante le proteste degli Usa. Dopo il massiccio taglio, alcuni funzionari statunitensi hanno accusato l'Arabia Saudita di schierarsi con la Russia e di aiutare il presidente Vladimir Putin nella sua guerra contro l’Ucraina. Pechino e Riad, in questi mesi di guerra, si sono sempre astenute dall'appoggiare le sanzioni contro Mosca. Domenica l'OPEC+ ha deciso di mantenere i tagli.
Tra gli obiettivi di Xi c'è pure quello di portare il regno saudita nello Sco (l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, di cui fa parte anche la Russia), a cui si sta aggiungendo l’Iran, altro gigante petrolifero.
Le aziende cinesi sono molto presenti nel Regno, coinvolte in megaprogetti (come quello della futuristica città di Neom), installando infrastrutture 5G, fornendo la propria expertise ai sauditi per lo sviluppo di droni militari e, secondo l’intelligence Usa, Riad starebbe addirittura producendo missili balistici con l'aiuto della Cina. “La cooperazione tecnologica continuerà a progredire, con la nascita di nuovi accordi. Huawei rimane parte integrante della costruzione della rete 5G del regno e l'azienda di telecomunicazioni sta investendo nella costruzione di centri dati e nella creazione di una divisione cloud in Arabia Saudita”, scrivono gli analisti di Eurasia. I due Paesi sono bene attenti, poi, a non pestarsi i piedi a vicenda sulle spinose questioni dei diritti umani: l’Arabia Saudita non ha mai denunciato gli abusi contro la minoranza musulmana degli uiguri nel Xinjiang, Pechino non ha mai criticato il regno per l’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi.
Oltre all'Arabia Saudita, la Cina è diventata un importante partner commerciale per molti altri Paesi del Golfo, tra cui Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Con la Via della Seta si sono creati oltre 200 grandi progetti energetici e infrastrutturali nel Golfo in 20 Paesi negli ultimi anni.
Pechino tuttavia non può ancora sostituire gli Usa sui temi della sicurezza e del supporto militare. Sia l’Arabia Saudita sia altri Paesi del Golfo contano su Washington per queste questioni: le attrezzature statunitensi sarebbero quasi impossibili da sostituire con quelle offerte, al momento, dalla Cina.