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Perú, da maestro a golpista: il sogno infranto di Pedro Castillo

(ansa)
La parabola tragica del leader: da simbolo e ispirazione per tutti gli ultimi a emblema di corruzione e malaffare
2 minuti di lettura

A metà strada tra farsa e commedia grottesca, la parabola di Pedro Castillo resterà comunque scritta nella storia del Perú. Per le sue origini e la sua fine ingloriosa che ha fatto condividere, nella vergogna, alla sua stessa famiglia. Scelto quasi per caso, scrutando il web, da due leader politici locali che avevano deciso di tentare l’assalto al potere, il quasi sconosciuto maestro di medie della provincia andina di Cajamarca, leader sindacale dei docenti, si ritrova un giorno convocato dal gatto e la volpe di Perú Libre, nuova formazione di stampo marxista. 

L'offerta inattesa

Gli offrono la candidatura da presidente. Castillo stenta a crederci ma accetta dopo essersi consultato con la sua famiglia radunata alla vigilia di Natale attorno al tavolo di casa per una cena frugale a cui era stato invitato anche il prete del paese. Emozionato, annuncia la grande scelta e tutti, raggianti, lo incoraggiano. Il maestro si butta nell’arena. …

A metà strada tra farsa e commedia grottesca, la parabola di Pedro Castillo resterà comunque scritta nella storia del Perú. Per le sue origini e la sua fine ingloriosa che ha fatto condividere, nella vergogna, alla sua stessa famiglia. Scelto quasi per caso, scrutando il web, da due leader politici locali che avevano deciso di tentare l’assalto al potere, il quasi sconosciuto maestro di medie della provincia andina di Cajamarca, leader sindacale dei docenti, si ritrova un giorno convocato dal gatto e la volpe di Perú Libre, nuova formazione di stampo marxista. 

L'offerta inattesa

Gli offrono la candidatura da presidente. Castillo stenta a crederci ma accetta dopo essersi consultato con la sua famiglia radunata alla vigilia di Natale attorno al tavolo di casa per una cena frugale a cui era stato invitato anche il prete del paese. Emozionato, annuncia la grande scelta e tutti, raggianti, lo incoraggiano. Il maestro si butta nell’arena. Lo sostengono milioni di indios tenuti da sempre ai margini del potere. Rappresenta il grande riscatto delle province isolate della sierra andina nei confronti dei ricchi bianchi delle città animati da un razzismo ammantato di falso paternalismo. 

Castillo combatte, ci crede. Calza il cappello bianco a tesa larga dei contadini, raggiunge i comizi a cavallo, gira in lungo e in largo il paese armato di una grande matita come fosse una lancia. Trionfa per un pugno di voti: una differenza di 40 mila schede che la sua rivale Keiko Fujimori, figlia del dittatore condannato, eterna candidata ed eterna sconfitta, gli contesta fino allo spasimo. Prevale e si insedia. Resta in sella per 18 mesi: dall’agosto del 2021 al dicembre 2022. Ma si rivela una nullità. Non realizza alcuna riforma, non mantiene nessuna promessa. Si isola, rompe con tutti. Persino con la coppia di compari che pensavano di gestirlo e di usarlo. Si limita a rubare. Lo fa in modo goffo, pieno di sospetti, elargendo prebende e posti di comando. Cambia 22 ministri, tre premier. Si scontra con il Congresso, con la magistratura, con la Corte Costituzionale. E’ impacciato, rifiuta di governare dal Palazzo, resta confinato in casa dove trama con la nuova mafia della corruzione. Rilascia una sola intervista nella quale apparirà ancora più imbarazzante di quello che i peruviani già pensano. 

Scandali e mazzette

Diventa una macchietta. Il suo segretario si farà beccare nel bagno della presidenza mentre cerca di nascondere una mazzetta tra le mutande. Finirà stritolato da dieci inchieste per corruzione. Resiste a due richieste di impeachment. Cerca di evitare la terza con un golpe che sembra una barzelletta. Fugge con i vestiti nelle buste della spesa dalla porta di servizio del Palazzo. Insieme ai suoi familiari. Poche ore prima aveva sciolto d’autorità il Congresso, proclamato il coprifuoco. Una mossa disperata. Cerca rifugio in un’ambasciata. Sembra, secondo diverse fonti, quella messicana. E’ sconfessato, destituito dagli stessi parlamentari che aveva licenziato in tronco. 

L'arresto

La polizia lo bracca per strada. Ma lo bracca soprattutto la gente che esce in massa da casa, insegue la sua auto rimasta impantanata nel traffico caotico di Lima: lo blocca, lo costringe a consegnarsi alle autorità, gli impedisce di lasciare il paese. Con lui ci sono anche il suo fedele scudiero, il capo di gabinetto Anibál Torres, la moglie Livia Paredes, la figlia più piccola. L’ultima immagine di questa commedia vede il maestro che sognava di diventare re stretto nella sua giacca blu, una rivista in mano, l’aria disinvolta, quasi infastidita, circondato dai poliziotti in una stanza della Prefettura di Lima. E’ agli arresti per sedizione e ribellione. E’ stato trasferito prima nella caserma Los Cibeles de poi, in elicottero, portato nella sede della Diroes dove è detenuto anche Alberto Fujimori. La Procura ha aperto un’inchiesta e accusa Castillo di ribellione e associazione a delinquere. La polizia giudiziaria, affiancata dalla Procuratorice nazionale e dal capo della Procura, ha perquisito gli uffici della presidenza portando via alcuni scatoloni di carte e altro materiale. Gli inquirenti stanno valutando se contestare all’ex presidente anche i reati di attentato ai poteri dello Stato e all’ordine costituzionale. L’umiliazione di un ladruncolo che non ha saputo né governare, né rubare. Ma neanche fare un Colpo di Stato come i tanti dittatori di un paese che ha scelto di non crescere.