Regno Unito, il caso di “Lady Bra”: l’ultimo scandalo che fa tremare i Tory
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Sui tabloid è diventata famosa come “Lady Bra”, ossia “Lady Reggiseno”, perché da giovane ha fatto fortuna con la linea di lingerie “Ultimo” indossata persino da Julia Roberts in “Erin Brockovich”. Ora, Michelle Mone, anzi la baronessa Mone, 51 anni, imprenditrice tory e membro della camera dei Lord, è in una bufera politica. Che potrebbe rappresentare l’ennesimo scandalo del partito conservatore. Tanto che il partito l’ha sospesa dal gruppo parlamentare della Camera Alta e lei anche è scomparsa da Westminster.
LONDRA - Sui tabloid è diventata famosa come “Lady Bra”, ossia “Lady Reggiseno”, perché da giovane ha fatto fortuna con la linea di lingerie “Ultimo” indossata persino da Julia Roberts in “Erin Brockovich”. Ora, Michelle Mone, anzi la baronessa Mone, 51 anni, imprenditrice tory e membro della camera dei Lord, è in una bufera politica. Che potrebbe rappresentare l’ennesimo scandalo del partito conservatore. Tanto che il partito l’ha sospesa dal gruppo parlamentare della Camera Alta e lei anche è scomparsa da Westminster.
Ma l’articolo del Guardian lo scorso mese aveva un altro particolare. Anzi, la colonna portante del suo scoop: secondo documenti bancari visti in esclusiva, dopo essersi spesa a Downing Street e a Whitehall affinché MediPro ottenesse i suoi appalti, "Lady Bra” si sarebbe vista recapitare segretamente in banca 29 milioni di sterline (circa 35 milioni di euro) pare attraverso una serie di conti offshore e scatole cinesi imprenditoriali. Secondo il Guardian, questi sarebbero proventi da ricondurre alla MediPro. Secondo Lady Mone e i suoi avvocati, invece, la donna “non ha alcun ruolo nell’azienda e non ha mai preso denaro” per aver fatto apparentemente lobby.
Secondo quanto ricostruito, "Lady Bra” avrebbe fatto di tutto affinché LFI Diagnostics ottenesse un altro ricco appalto per i testi anti Covid. Chiamate continue e email a ministri come Matt Hancock, Michael Gove e altri sottosegretari. Addirittura “minacce”, stando ad alcune fonti, di buttare fango sull’operato del governo attraverso la stampa qualora non si accelerasse l’iter per i contratti che aveva così a cuore. Ciò nonostante la donna non abbia mai dichiarato alla Commissione etica dei Lord di aver connessioni con queste aziende. L’altra sera il Labour, con l’ennesima scaltra mossa parlamentare, ha imposto con un emendamento alla Camera dei Comuni la pubblicazione, da parte del governo, di tutte le email e documenti ufficiali relativi al caso MediPro. Ora, dunque, si potrebbe fare luce su quei mesi torbidi delle finanze britanniche, in piena emergenza Covid.