Kosovo, spari e tensioni al Nord. Rinviate le elezioni nei comuni a maggioranza serba
di Fabio Tonacci , di Fabio TonacciQuando gridano le sirene a Mitrovica Nord è il segnale che, per il Kosovo, la giornata sarà lunga e tesa. E infatti dopo l'allarme risuonato nel pomeriggio nella "Berlino dei Balcani", divisa tra la comunità albanese e la comunità serba, sono state erette barricate per strada, militari della missione Nato sono arrivati in zona per controllare la situazione, i valichi di frontiera di Jarnije e Brnjak sono stati chiusi. In serata, riferisce il quotidiano di Belgrado Vecernje Novosti, si sono udite due esplosioni a Zvecan, mentre a Zubin Potok, altro comune a maggioranza serba, c'è stata una sparatoria "protrattasi per 15 minuti". Fatti di cui, al momento, non si riesce a ricostruire la dinamica.
Tutto ciò avviene nelle stesse ore in cui il presidente serbo Alexandar Vucic appare in tv per informare i suoi cittadini di aver chiesto alla Nato l'impossibile: permettere all'esercito e alla polizia di Belgrado di …
Quando gridano le sirene a Mitrovica Nord è il segnale che, per il Kosovo, la giornata sarà lunga e tesa. E infatti dopo l'allarme risuonato nel pomeriggio nella "Berlino dei Balcani", divisa tra la comunità albanese e la comunità serba, sono state erette barricate per strada, militari della missione Nato sono arrivati in zona per controllare la situazione, i valichi di frontiera di Jarnije e Brnjak sono stati chiusi. In serata, riferisce il quotidiano di Belgrado Vecernje Novosti, si sono udite due esplosioni a Zvecan, mentre a Zubin Potok, altro comune a maggioranza serba, c'è stata una sparatoria "protrattasi per 15 minuti". Fatti di cui, al momento, non si riesce a ricostruire la dinamica.
Tutto ciò avviene nelle stesse ore in cui il presidente serbo Alexandar Vucic appare in tv per informare i suoi cittadini di aver chiesto alla Nato l'impossibile: permettere all'esercito e alla polizia di Belgrado di entrare nel nord del Kosovo. In sostanza, di tornare indietro nel tempo al 1999.
È la prima volta che la Serbia lo chiede ufficialmente. Lo fa sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu che, ventitré anni fa, pose fine alla guerra. Nel testo si dice che Belgrado può dispiegare fino a mille poliziotti e soldati con l'approvazione del comandante Kfor. Ma Vucic sa bene che quella risoluzione fu scritta quando il Kosovo era ancora riconosciuto come parte della Serbia, prima dunque della dichiarazione di indipendenza del 2008, e sa altrettanto bene che la sua richiesta cadrà nel vuoto.
Eppure una notizia che dovrebbe distendere i nervi di questa terra complicata c'è: le elezioni nelle quattro municipalità a maggioranza serba sono state posticipate di quattro mesi. Si dovevano tenere il 18 dicembre, sono state rinviate ad aprile 2023. "Troppa tensione al nord, ci sarebbero problemi di ordine pubblico", spiega la presidente del Kosovo Vijosa Osmani, dopo essersi consultata con i rappresentanti dei principali partiti del Paese.
Le elezioni sono l'ennesimo motivo d'attrito tra kosovari serbi e kosovari albanesi. Pristina le ha indette per sostituire i sindaci fedeli a Belgrado che si sono dimessi in blocco a novembre per protestare contro la riforma delle targhe automobilistiche serbe, voluta dal premier kosovaro Albin Kurti. Uno dei problemi che spinge la comunità serba al boicottaggio del voto è che i candidati in lizza sono ritenuti troppo vicini alle istanze di Kurti. Nei giorni scorsi ci sono stati tafferugli, poliziotti e giornalisti sono stati minacciati e la Commissione elettorale del nord è stata distrutta. Una situazione che ha spinto il premier Kurti a inviare nel nord, oltre il fiume Ibar, un centinaio di poliziotti delle forze speciali kosovare. Per i serbi, una palese violazione della risoluzione 1244 e degli accordi di Bruxelles.
La giornata di sabato si è infiammata proprio per l'arresto dell'uomo considerato il responsabile della devastazione: si chiama Dejan Pantic, è uno degli agenti di polizia che il 5 novembre scorso ha riconsegnato pistola e divisa. È stato fermato al valico di Jarinje perché le autorità di Pristina lo accusano di terrorismo. Cosa che ha fatto scattare le barricate e i blocchi stradali a Leposavic, Mitrovica Nord, Zvecan e Zubin Potok.
"L'accusa di terrorismo è priva di fondamento", ha detto Vucic in televisione. "Pantic stava rientrando da un negozio dove era andato a fare la spesa". Il presidente serbo ha poi aggiunto: "Il 15 dicembre il governo di Pristina chiederà in pompa magna l'adesione all'Ue. Non è certo una buona decisione. Oggi ho inviato una lettera ai presidenti dei cinque Paesi che non hanno riconosciuto l'indipendenza, perché solo i Paesi internazionalmente riconosciuti possono chiedere l'adesione all'Ue".