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La denuncia di John Kirby: "Piena partnership militare fra Russia e Iran". Ecco in cosa consiste

Sukhoi 35 russi potrebbero presto essere ceduti a Teheran, a sugello della nuova alleanza tra le due autocrazie. L’addestramento dei piloti è già iniziato e potrebbero ricevere gli aerei entro l’anno, aumentando in maniera rilevante le capacità dell’aviazione iraniana rispetto agli altri Paesi della regione
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Nei piazzali della fabbrica Sukhoi di Irkutsk ci sono 24 caccia Su-35, i prodotti più avanzati dell’industria russa tanto da non avere sfigurato nei cieli ucraini. Erano stati costruiti per l’Egitto, poi la pressione statunitense ha convinto Al Sisi a congelare il contratto. Ora i satelliti li tengono d’occhio nella convinzione che presto verranno ceduti all’Iran, a sugello della nuova alleanza tra le due autocrazie. “L’addestramento dei piloti è già cominciato e potrebbero ricevere gli aerei entro l’anno. I Sukhoi 35 potenzieranno in maniera rilevante le capacità dell’aviazione iraniana rispetto agli altri Paesi della regione”, ha detto John Kirby,  portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza Usa, denunciando “il livello senza precedenti del sostegno militare e tecnologico che sta trasformando il rapporto tra Mosca e Teheran in una piena partnership della difesa”.
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Nei piazzali della fabbrica Sukhoi di Irkutsk ci sono 24 caccia Su-35, i prodotti più avanzati dell’industria russa tanto da non avere sfigurato nei cieli ucraini. Erano stati costruiti per l’Egitto, poi la pressione statunitense ha convinto Al Sisi a congelare il contratto. Ora i satelliti li tengono d’occhio nella convinzione che presto verranno ceduti all’Iran, a sugello della nuova alleanza tra le due autocrazie. “L’addestramento dei piloti è già cominciato e potrebbero ricevere gli aerei entro l’anno. I Sukhoi 35 potenzieranno in maniera rilevante le capacità dell’aviazione iraniana rispetto agli altri Paesi della regione”, ha detto John Kirby,  portavoce del Consiglio nazionale per la sicurezza Usa, denunciando “il livello senza precedenti del sostegno militare e tecnologico che sta trasformando il rapporto tra Mosca e Teheran in una piena partnership della difesa”.

lo scorsoLa questione dei super-caccia, anticipata da Repubblica ottobre è solo la punta di diamante di un massiccio scambio di sistemi bellici. Kirby ha parlato anche di missili contraerei ed elicotteri da battaglia: secondo le pubblicazioni specializzate si tratterebbe degli S-400 e dei Kamov 52, un altro salto di qualità per l’armata degli ayatollah. Oltre all’acquisto dei mezzi, gli iraniani vorrebbero anche ottenere la possibilità di costruirli nelle loro industrie, aumentando così le competenze da riversare in altri strumenti di concezione nazionale. Allo stesso tempo, istruttori russi starebbero preparando gli ufficiali tecnici della Repubblica islamica nelle tattiche di combattimento avanzate, in particolar modo nella guerra elettronica e nel disturbo di radar.

Il Cremlino in cambio ha ricevuto centinaia di droni usati per colpire le città ucraine, di cui – secondo Washington – sta preparando una catena di montaggio in Russia. Inoltre da mesi Vladimir Putin ha chiesto a Teheran missili balistici per attaccare le installazioni di Kiev: “Siamo convinti che la vendita di queste armi venga valutata dagli iraniani, non sappiamo perché non si sia ancora concretizzata”. Kirby ha però ribadito che le cessioni di armi violano gli accordi internazionali e gli Stati Uniti interverranno sulle Nazioni Unite per bloccare le consegne. Su questo fronte l’Australia ha annunciato di avere sanzionato tre cittadini e un’azienda iraniana proprio per il contributo al programma di droni.

Le stesse preoccupazioni sull’asse Iran-Russia sono state espresse dal governo britannico, che teme l’aumento della collaborazione bellica: una minaccia all’Ucraina e alla stabilità del Medio Oriente. Barbara Woodward, ambasciatrice di Londra all’Onu ha dichiarato: “É imperativo che la verità sui rapporti tra i due Paesi venga messa in luce e sia oggetto di un’inchiesta delle Nazioni Unite il prima possibile”. Stizzita la replica del rappresentante russo al Palazzo di Vetro, Vasilij Nebenzja: “Il complesso industriale militare del nostro Paese può funzionare perfettamente e non ha bisogno di aiuti, mentre l’industria ucraina di fatto non esiste e viene sostenuta dall’Occidente”.