Un po’ Di Pietro, un po’ De Cataldo: il giudice che fa tremare Bruxelles
dal nostro inviato Giuliano Foschini e dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro inviato Giuliano Foschini e dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - "Immaginate un po': noi siamo in guerra con le catapulte e i nostri avversari sono criminali che corrono a 200 all'ora. Come possiamo vincere? Senza intercettazioni, comprese quelle informatiche, è impossibile vincere la battaglia". E ancora: "Siamo in un Paese corrotto. O i politici non capiscono, o sono loro stessi corrotti. Non trascurerei questa ipotesi". Tra nemesi e cortocircuito, l'indagine che dal Belgio sta svelando l'"Italian connection" al Parlamento europeo è gestita da un magistrato che oggi in Italia farebbe impazzire la politica.
Si chiama Michel Claise, è un signore di sessant'anni e, per intenderci, è una via di mezzo tra Antonio Di Pietro e Giancarlo De Cataldo. Perché Claise oltre a essere un magistrato in servizio è anche uno scrittore di successo: ha scritto diversi romanzi, acclamati dalla critica e dai lettori (le librerie hanno scaffali a lui dedicati e c…
BRUXELLES - "Immaginate un po': noi siamo in guerra con le catapulte e i nostri avversari sono criminali che corrono a 200 all'ora. Come possiamo vincere? Senza intercettazioni, comprese quelle informatiche, è impossibile vincere la battaglia". E ancora: "Siamo in un Paese corrotto. O i politici non capiscono, o sono loro stessi corrotti. Non trascurerei questa ipotesi". Tra nemesi e cortocircuito, l'indagine che dal Belgio sta svelando l'"Italian connection" al Parlamento europeo è gestita da un magistrato che oggi in Italia farebbe impazzire la politica.
Si chiama Michel Claise, è un signore di sessant'anni e, per intenderci, è una via di mezzo tra Antonio Di Pietro e Giancarlo De Cataldo. Perché Claise oltre a essere un magistrato in servizio è anche uno scrittore di successo: ha scritto diversi romanzi, acclamati dalla critica e dai lettori (le librerie hanno scaffali a lui dedicati e c'è una sezione persino su Amazon). Ma Claise è soprattutto il paladino dell'anticorruzione, tanto da diventarne simbolo: sue sono le indagini più delicate condotte negli ultimi anni, partendo dalla politica passando per gli scandali calcistici, di cui è gran tifoso. Sue sono anche le parole più dure. Il giudice è spesso ospite nei talk show televisivi, dove lancia bordate. E non ha paura, come è successo recentemente, di andare allo scontro frontale con la politica, anche ai livelli più alti. A ottobre di quest'anno ha incrociato le lame direttamente con il presidente del Consiglio belga, Alexander De Croo, che gli ha risposto a muso duro: "Se qualcuno crede che ci sia corruzione, lo deve dimostrare. Non si può dire con leggerezza".
Claise è convinto di averlo dimostrato in questi anni. E ne è convinta anche la maggior parte dei cittadini belgi che gli riconosce autorevolezza anche per il suo passato: prima di diventare giudice istruttore a Bruxelles è stato per vent'anni avvocato. "Conosco la giustizia da tutti i lati" ama ripetere. "E per questo - ha spiegato proprio in un'intervista dell'ottobre scorso - la politica deve offrirci gli strumenti migliori per poter battere la corruzione. In una recente indagine grazie alle captazioni telematiche sofisticate siamo riusciti a entrare nella rete crittografata Sky Ecc, che ha permesso a noi e agli olandesi di effettuare 1.230 arresti e di sequestrare droga per 13 miliardi di euro. Ma è stato un'eccezione. Noi siamo ancora equipaggiati con le catapulte...". Che lanciano però fino in Italia.