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Qatargate, i nuovi nomi della tela di Panzeri sigillati gli uffici italiani

Almeno in quattro sono finiti nelle maglie dell'inchiesta pur non essendo indagati, ritrovandosi il posto di lavoro inaccessibile
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BRUXELLES - I magistrati belgi ormai parlano di una "Italian Connection" dentro il "Qatargate". E lo fanno da venerdì scorso. Da quando cioè sono entrati negli edifici del Parlamento europeo per mettere i sigilli agli uffici di una serie di collaboratori e assistenti. Tutti italiani. Un lungo corridoio al gruppo S&D - ma non solo - con una sfilza di stanze incerottate e chiuse a chiave.

In prima fila, certo, c'era Francesco Giorgi, consigliere dell'eurodeputato Andrea Cozzolino, prima fermato e ieri confermato agli arresti. Ma la procura belga ha deciso di muoversi facendo una sorta di pesca a strascico. Raccogliendo tutto il possibile. E allora, pur non essendo indagati, almeno altri quattro italiani sono finiti tra le maglie dell'inchiesta ritrovandosi il posto di lavoro inaccessibile.

I sigilli sono stati così posti all'ufficio di Federica Garbagnati. Al momento è l'assistente dell'eurodeputata A…

BRUXELLES - I magistrati belgi ormai parlano di una "Italian Connection" dentro il "Qatargate". E lo fanno da venerdì scorso. Da quando cioè sono entrati negli edifici del Parlamento europeo per mettere i sigilli agli uffici di una serie di collaboratori e assistenti. Tutti italiani. Un lungo corridoio al gruppo S&D - ma non solo - con una sfilza di stanze incerottate e chiuse a chiave.

In prima fila, certo, c'era Francesco Giorgi, consigliere dell'eurodeputato Andrea Cozzolino, prima fermato e ieri confermato agli arresti. Ma la procura belga ha deciso di muoversi facendo una sorta di pesca a strascico. Raccogliendo tutto il possibile. E allora, pur non essendo indagati, almeno altri quattro italiani sono finiti tra le maglie dell'inchiesta ritrovandosi il posto di lavoro inaccessibile.

I sigilli sono stati così posti all'ufficio di Federica Garbagnati. Al momento è l'assistente dell'eurodeputata Alessandra Moretti. Che, pur avendo compiuto un viaggio a Dohaper incontrare il ministro del Lavoro, ha precisato di aver sempre votato sul Qatar secondo le indicazioni del suo gruppo. Garbagnati, però, in passato collaborava proprio con il fulcro dell'indagine: Antonio Panzeri. E del resto tutto ruota intorno alla figura e alle conoscenze dell'ex europarlamentare. Una vera e propria rete di collocamento.

Il secondo "sigillato" è Giuseppe Meroni. Anche lui un passato da assistente di Panzeri. Ed ora alle dipendenze di Lara Comi, neo eletta di Forza Italia. Tra Comi e Panzeri, però, nonostante la distanza politica, c'è sempre stata una amicizia nata da una passione comune: il calcio. Una tifosa del Milan e l'altro dell'Inter, spesso partecipavano in Lombardia a trasmissioni tv dedicate al derby della Madonnina. La terza è Donatella Rostagno. Una super esperta di Medio Oriente e mondo arabo. Già collaboratrice ancora di Panzeri ed ora dell'europarlamentare belga di origine italiana, Maria Arena. E soprattutto componente del Board della Ong "Fight Impunity", fondata sempre da Panzeri e ora sotto i fari della procura.

Infine c'è un quarto nome. Davide Zoggia. Un pezzo da "novanta" della sinistra italiana di un quindicennio fa. Ex deputato italiano, un fedelissimo di Pierluigi Bersani e responsabile organizzativo del Pd durante la segreteria Epifani. A lui hanno sequestrato il telefonino. Perché? Perché viveva a Bruxelles in una casa di proprieta di Giuseppe Meroni. Anzi, con lui ha condiviso fino a qualche settimana anche l'ufficio. Zoggia è nello staff di Pietro Bartolo ma anche - spesso gli assistenti sono condivisi - in quello del capogruppo Dem, Brando Benifei. Tutti questi parlamentari non sono stati assolutamente toccati dalle indagini.

Questi sono ovviamente solo i primi passi di una inchiesta che inevitabilmente avrà nuovi sviluppi. E ieri qualche chiarimento è già intervenuto. Dopo gli interrogatori dei sei fermati venerdì scorso, la procura belga ha deciso di confermare gli arresti per quattro persone. Ovviamente per Antonio Panzeri, per la vicepresidente del Parlamento Ue, la greca Eva Kaili, per il suo compagno Francesco Giorgi (assistente di Cozzolino) e per Niccolo Figà-Talamanca, al vertice della Ong "No peace without justice". Sono stati rilasciati su cauzione il capo del sindacato mondiale, Luca Visentini, e il padre di Eva Kaili.

Domani, poi, proprio il "Caso Kaili" approderà nell'aula di Strasburgo. Infatti i capigruppo dell'Eurocamera sono intenzionati a fissare per martedì un dibattito sul "Qatargate". Non solo. In base all'articolo 21 del Regolamento sarà messa in votazione la sua destituzione. Le sarà quindi sottratta la carica di vicepresidente. Già l'altro ieri la presidente Roberta Metsola aveva provveduto a ritirarle le deleghe e tra queste c'era, guarda caso, quella sul Golfo Persico. L'ufficio di presidenza del Parlamento europeo ha fatto sapere agli inquirenti che collaborerà pienamente e che saranno recepite le richieste che verranno formulate. Il danno reputazionale subito dall'unico organismo elettivo dell'Unione è senza precedenti. Come ha detto il commissario italiano, Paolo Gentiloni: "È una cosa gravissima. Se fosse confermata, si tratterebbe di una vicenda vergognosa e intollerabile".